Berlusconi: "Nell’Ue nessuno può dare lezioni"

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Con una nota arriva la replica ufficiale del premier dopo la risata di Sarkozy e di Angela Merkel durante la conferenza stampa di Bruxelles. Frattini: "Inopportuno ridicolizzare l’Italia". Ma Francia e Germania minimizzano: "Solo un equivoco"

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"Nessuno nell'Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e di popoli europei. Nessuno è in grado di dare lezioni ai partner". E' la risposta ufficiale, affidata a una nota, con cui Silvio Berlusconi replica alle risate in conferenza stampa del duo Merkel-Sarkozy. "D'altra parte - aggiunge il premier - l'insieme della classe dirigente italiana, se vuol essere considerata tale, invece che un coro di demagoghi, dovrebbe unirsi nello sforzo dello sviluppo e delle necessarie riforme strutturali sulle quali il governo ha preso e sta per prendere nuove decisioni di grande importanza".

Le altre reazioni - Per il ministro degli Esteri Franco Frattini è stato "un comportamento inopportuno". Di tutt'altro avviso il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che arriva a un'altra conclusione: "Per gli italiani è diventato umiliante andare all'estero".
"Le allusioni italiane sul sorriso sono basate su un equivoco", fanno notare all'agenzia Ansa fonti governative tedesche. Poco dopo arriva anche la retromarcia dell'Eliseo: "Nessuna ironia sull'Italia", rivelano a SkyTG24 alcune fonti governative francesi.

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Ma entrambe le precisazioni non bastano a fermare le reazioni politiche.
Con Marco Reguzzoni della Lega, che definisce le risate "abbastanza irritanti". E Antonio Di Pietro dell'Italia dei Valori secondo cui le risate sono "il foglio di via per il Cavaliere". Di diverso avviso Pier Ferdinando Casini che stigmatizza: "Nessuno è autorizzato a ridicolizzare l'Italia" neanche di fronte a quelli che per il leader Udc sono gli "evidenti e imbarazzanti ritardi del governo".
Per la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, "non è accettabile che Merkel e Sarkozy si permettano di fare dei risolini su un grande Paese come il nostro".

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