Sviluppo difficile. Marcegaglia: "E' il momento di risposte"

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Slittano i tempi per il decreto. "Non ci sono soldi" dice il presidente del Consiglio. "Tempo scaduto" rispondono le imprese. La presidente di Confindustria scrive al Corriere della Sera: "Abbiamo chiesto misure anticrisi a sostegno dei piccoli"

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(In fondo all'articolo i video sulla crisi economica in Italia e nel mondo)

Si allungano ancora i tempi del decreto sviluppo. Il provvedimento era atteso al Consiglio dei ministri di questa settimana, ma con ogni probabilità il dl non sarà pronto per l'appuntamento di Palazzo Chigi. E gli industriali non ci stanno.
Le imprese, tagliate fuori dai tavoli di confronto dopo il passaggio della gestione del dl dall'Economia allo Sviluppo economico, sono tornate a far sentire con forza la propria voce, chiedendo al governo di fare presto, perché "il tempo è scaduto". E la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sceglie di rispondere per iscritto al Corriere della Sera che, attraverso l'editoriale di Francesco Giavazzi pubblicato il 18 ottobre, sosteneva che fosse proprio viale dell'Astronomia a "impedire le riforme più che mai necessarie nel nostro Paese". (LA RASSEGNA STAMPA)

La lettera di Marcegaglia - "La tesi illustrata nell'editoriale di Francesco Giavazzi è che Confindustria rappresenta interessi corporativi, che frenano le riforme perché interessati a difendere la codecisione con il governo improntata al do ut des - scrive Marcegaglia - La seconda tesi è che in questo fronte corporativo «comandino» le imprese pubbliche. Il terzo argomento, a conferma, è che sull'articolo 8 della manovra estiva Confindustria avrebbe aggirato e limitato la norma governativa, colludendo con i sindacati perché corporazione difende corporazione, ed entrambe hanno a cuore se stesse e non l'Italia. Fosse vero, sciogliamo Confindustria e l'Italia procederà a vele spiegate. Ma non è vero affatto. Non è vero per niente".
La presidente degli industriali risponde punto per punto al giornalista di via Solferino. E aggiunge: "Ritengo che nella gran confusione dell'Italia odierna per ognuno di noi sia aperto un bivio. Quando dico ciascuno di noi penso alle responsabilità distinte che esercitiamo come imprenditori e politici, sindacalisti e banchieri, accademici e rappresentanti a ogni titolo della società civile in tutte le sue articolazioni. Il bivio è tra risposte concrete e polemiche inutili. Tra la consapevolezza di ciò che fa crescere altre nazioni di più e meglio di noi, e di ciò che invece rende l'Italia più arretrata e meno giusta coi suoi figli. Ed è ciò che abbiamo concretamente fatto in questi anni, a smentire chi pensa che 150 mila imprese italiane identifichino la propria missione e la propria libera volontà di stare insieme nel frenare l'Italia, invece che creare occupazione e benessere e nel renderla migliore nell'interesse di tutti".

Il nodo Sviluppo - Intanto, i Ministeri e lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sono al lavoro sulle misure, tra cui sembra spuntare come ultima ipotesi quella di un concordato con la Svizzera, ma nonostante il ritorno in pressing delle imprese, per il premier fretta non ce n'è.
Il nodo fondamentale da sciogliere resta però quello delle risorse. Secondo le ultime indicazioni della maggioranza sarà difficile ottenere un decreto a costo zero, ma, come spiegato anche in questo caso da Berlusconi, "i soldi non ci sono". "Dobbiamo inventarci qualcosa", ha detto il premier.

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