Decisivi o no? Ai Radicali importa poco: "Facciamo politica"

I cinque radicali in Aula giovedì 13 ottobre: gli unici sui banchi dell'opposizione ad ascoltare il discorso di Berlusconi
1' di lettura

La scelta dei 5 deputati di entrare in Aula e non seguire il resto dell’opposizione, che puntava a far saltare il numero legale in occasione del voto di fiducia al governo, ha scatenano una bufera. Ma a Sky.it dicono: "Le strategie del Pd sono perdenti"

Guarda anche:

I Radicali, Twitter e il voto di fiducia al Governo

FOTO: Caccia alla fiducia - La Camera semi-vuota - Sbadigli di lotta e di governo - Le proteste fuori dall'Aula

VIDEO: Berlusconi parla, Bossi sbadiglia - De Girolamo (Pdl): "Tremonti dovrebbe fare un passo indietro"

(In fondo all'articolo tutti i video sulla crisi nella maggioranza)


di Daniele Troilo

Decisivi o ininfluenti? A loro non importa, anche se sono diventati il bersaglio di molti anti-berlusconiani. I cinque deputati radicali che venerdì 14 ottobre sono entrati in Aula per votare contro la fiducia al governo prima del segnale concordato con le altre opposizioni tirano dritto per la loro strada.
Alla fine il governo ha ottenuto la fiducia e forse questa era l'unica cosa certa della giornata. La strategia dell'opposizione era invece quella di far saltare il numero legale. Un gioco al quale i Radicali non hanno voluto giocare.
“Abbiamo preso una decisione politica – spiega a Sky.it Maurizio Turco, uno dei cinque – Noi ci siamo chiesti: è giusto andare a votare o è più giusto aspettare il quorum, come stanno facendo le altre opposizioni? Abbiamo ritenuto più corretto votare, cioè rispettare il regolamento. Non vedo dove sia il problema, visto che abbiamo votato come sempre contro la fiducia a Berlusconi”.

Doveva essere un giorno difficile per la maggioranza e per il presidente del Consiglio. Non è andata esattamente così e, come ha scritto Mattia Feltri sulla Stampa pochi minuti prima del voto che ha sancito la fiducia (316 contro 301), “in un colpo solo Berlusconi rischia di prendersi una maggioranza semi credibile e di spostare il caos a sinistra”.
Obiettivo centrato. A finire nell’occhio del ciclone è il partito di Marco Pannella.
In Aula volano insulti, Rosy Bindi, presidente del Pd, usa parole forti: “Stronzi”. Il malumore dei deputati democratici si fa sentire anche sui social network, il più agguerrito è Andrea Sarubbi: “Il dato di fatto è che i Radicali sono entrati quando il numero legale non c'era. Al momento dell'entrata dei Radicali, la maggioranza non aveva il numero legale. Una volta entrati loro, è saltato tutto".
Ma non la pensano tutti così, anche all’interno dello stesso Partito Democratico. Il capogruppo alla Camera, Dario Franceschini, fa sapere che l’ingresso dei Radicali in Aula non è stato determinante. Lo certifica anche Roberto Giachetti, segretario d’Aula del partito di Bersani: “Sono stati assolutamente irrilevanti. Il loro voto è arrivato dopo che uno dei tre indecisi, cioè Milo, aveva già votato per arrivare a quota 315". Sarubbi poi sul suo blog scrive: "Sarebbero stati 315, a posteriori, ma quando i radicali hanno deciso di entrare in Aula e votare, garantendo comunque il numero legale, nessuno poteva saperlo con certezza".

Un dibattito che rischia di essere fine a se stesso, visto che gli unici a non preoccuparsi dei calcoli sono i diretti interessati. I Radicali avevano già deciso di non aderire alla strategia dell’opposizione, cioè puntare al fallimento del quorum per aprire la strada a un intervento del capo dello Stato.
Maurizio Turco spiega com’è andata: “Durante la notte le opposizioni si sono unite (anche Udc e Fli che fino a poco tempo fa sostenevano Berlusconi e le sue politiche) e hanno preso questa decisione. Franceschini ha chiamato la nostra collega Rita Bernardini alle 9 e mezza di venerdì mattina per comunicare la loro posizione. A quel punto abbiamo deciso anche noi di riunirci per decidere cosa fare e dopo due ore abbiamo scelto di continuare per la nostra strada, come abbiamo fatto anche giovedì restando in Aula in occasione del dibattito”.
Le polemiche e gli insulti che sono volati nelle ultime ore su di loro non sembrano scalfirli: “Ci accusano di aver avuto in cambio dalla maggioranza la riforma della giustizia: ma scusate, la riforma della giustizia è un interesse privato dei Radicali? Non è un interesse di tutto il Paese?”, si chiede Turco, che poi aggiunge: “Questo voto va interpretato con i fatti: e i fatti dicono che i Radicali hanno votato contro la fiducia al governo. Il quorum c’era lo stesso, per me non è mai stato un problema. Io sono andato in Aula per votare contro Berlusconi e l’ho fatto”.

“Le polemiche contro i Radicali - tuona invece il segretario Mario Staderini - servono per coprire le mancanze di questa opposizione, che è incapace di creare un’alternativa seria e credibile per il Paese”. A Sky.it Staderini dice: “La presenza o la non presenza dei Radicali non sarebbe stata determinante a modificare questa realtà. Poi uno può coprire le proprie magagne nascondendosi dietro al nostro partito, saremo ricoperti di insulti ancora una volta, pazienza”.

Ciò che si fa sempre più difficile è la convivenza con il Pd, Rosy Bindi è stata categorica: "Adesso se ne vadano per la loro strada". Per Staderini “se sarà il Pd a espellerci noi continueremo ad essere alleati con quella gran parte del popolo del centrosinistra che la pensa come noi”.
Il deputato radicale Maurzio Turco però non è tenero nei confronti del partito di Bersani, D’Alema e Franceschini: “Le loro strategie sono perdenti, sembrano quasi mandati da Berlusconi a fare queste cose. Cioè continuano a dimostrare all’Italia che c’ha una maggioranza parlamentare. L’opposizione resta minoranza, lo sapevamo. Se hanno bisogno di una consulenza aritmetica gliela diamo. Il loro pallottoliere evidentemente è rotto. Questo è il lento suicidio del Pd”.

Leggi tutto