Napolitano: "Sta a Berlusconi indicare una soluzione"

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Dopo la sconfitta alla Camera sul rendiconto, il Quirinale chiede di verificare la stabilità della maggioranza: "E' ai soggetti che ne sono costituzionalmente responsabili, presidente del Consiglio e Parlamento, che spetta una risposta credibile". VIDEO

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Una risposta credibile per capire se questa maggioranza continuerà a supportare il governo "con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili come l'insieme delle decisioni di bilancio e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del paese".
E' quanto chiede Giorgio Napolitano a Silvio Berlusconi e al Parlamento dopo la battuta d'arresto di martedì 11 ottobre sul rendiconto dello Stato.

"Capire se la maggioranza può operare" - "Ho finora sempre preso imparzialmente atto della convinzione espressa dal governo e dai rappresentanti dei gruppi parlamentari che lo sostengono circa la solidità della maggioranza che attraverso reiterati voti di fiducia ha confermato il suo appoggio all'attuale esecutivo", scrive Napolitano in una nota.
"Ma la mancata approvazione - aggiunge il presidente della Repubblica - da parte della Camera, dell'articolo 1 del Rendiconto Generale dell'Amministrazione dello Stato, e, negli ultimi tempi, l'innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione, con le conseguenti incertezze nell'adozione di decisioni dovute o annunciate, suscitano interrogativi e preoccupazioni i cui riflessi istituzionali non possono sfuggire".
In particolare, nota Napolitano, "la questione che si pone è se la maggioranza di governo ricompostasi nel giugno scorso con l'apporto di un nuovo gruppo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili come l'insieme delle decisioni di bilancio e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi europei. E' ai soggetti che ne sono costituzionalmente responsabili, Presidente del Consiglio e Parlamento, che spetta una risposta credibile".

Berlusconi alla Camera, poi la fiducia - Intanto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è atteso alle 11 di giovedì 13 ottobre alla Camera per chiedere un voto di fiducia dopo che il governo è andato clamorosamente sotto durante la votazione del rendiconto generale dello Stato.
Tutte le opposizioni usciranno dall'Aula nel corso dell'intervento del premier, per poi votare venerdì la sfiducia (guarda il video con l'annuncio di Della Vedona). "I gruppi parlamentari di opposizione non saranno presenti in aula durante le comunicazioni del presidente del Consiglio e non parteciperanno al successivo dibattito per non essere complici di una situazione che è ormai intollerabile" è la dichirazione dei capigruppo di tutti i partiti di opposizione. La decisione è stata presa in una riunione cui hanno partecipato Pier Ferdinando Casini, Dario Franceschini, Massimo Donadi, Benedetto Della Vedova, Giorgio La Malfa, Pino Pisicchio, Bruno Tabacci, Daniela Melchiorre e Italo Tanoni.

Fini al Colle - Il presidente della Camera Gianfranco Fini è andato nel pomeriggio di mercoledì 12 ottobre al Quirinale per spiegare come sia diventato difficile, vista la situazione in cui versa la maggioranza, garantire il normale andamento dei lavori parlamentari (guarda il video con l'intervento di Fini in Aula). Al termine del colloquio, il Quirinale ha di fatto ribadito quanto detto poche ore prima: tocca "al Presidente del Consiglio - riferisce una nota del Colle - indicare alla Camera nell'annunciato intervento di domani la soluzione che possa correttamente condurre alla dovuta approvazione da parte del Parlamento del rendiconto e dell'assestamento".

Lo scontro alla Camera - Alla Camera intanto è andato in scena un duro scontro sulla crisi che sta attraversando la maggioranza. Casini ha parlato di "una politica che sprofonda nel discredito perchè Berlusconi non vuole lasciare la poltrona di presidente del Consiglio" mentre il capogruppo del Pd Franceschini ha attaccato: "Non abbiamo nessuna intenzione di farci prendere in giro, non diamo spazio a stratagemmi sciocchi, l’unica strada sono le dimissioni".
E Fabrizio Cicchitto ha replicato con veemenza all'opposizione. "State mettendo sotto il piedi l'articolo 94 della Costituzione", ha detto il capogruppo del Pdl.  "Respingo al mittente quello che ho sentito da Franceschini e La Malfa", ha detto, "lo definirei un atteggiamento quasi eversivo perché contesta la possibilità, il diritto e il dovere del Parlamento di misurarsi con il governo sul terreno se esso ha o no la fiducia. La vostra contestazione dell'istituto della fiducia può portarci in un vicolo cieco dal punto di vista degli equilibri democratici".

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