Berlusconi - Tremonti, nel Pdl è tregua armata

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Tra premier e ministro dell'Economia restano due i nodi da sciogliere: la nomina del nuovo governatore di Bankitalia e il decreto sviluppo. Spunta l'ipotesi di un condono e di una patrimoniale. Ma intanto nel partito si organizza una fronda

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Un consiglio dei ministri, un vertice di maggioranza, diversi faccia a faccia (Berlusconi-Tremonti, poi Berlusconi-Tremonti-Bossi, poi ancora Tremonti-Bossi e di nuovo Berlusconi-Tremonti) non cambiano lo stato delle cose. Nonostante la pace esibita tra il premier ed il suo ministro dell'Economia, è ancora stallo nella maggioranza.

La passeggiata da Palazzo Chigi verso Montecitorio, con il premier che teneva sotto il braccio il suo ministro dell'Economia, viene liquidata dal Corriere della Sera come "una sortita fatta apposta per tv e fotografi". In realtà, a covare sotto la cenere dell'apparente tregua ci sono diversi temi, a partire dalla nomina del successore di Mario Draghi alla guida di Bankitalia. Berlusconi e buona parte del governo vorrebbe non aprire uno scontro con il futuro presidente della Bce e con il Quirinale, e Francesco Saccomanni. Ma Tremonti tiene il punto su Vittorio Grilli, appoggiato da Umberto Bossi e non sembra voler mollare. Tanto che, secondo il quotidiano di via Solferino, ieri, durante l'incontro tra il Cavaliere e il ministro dell'Economia, sarebbe spuntata l'ipotesi di un terzo nome, Giuliano Amato, per uscire dall'impasse. "Altrimenti" sarebbe stato il ragionamento di Berlusconi "Sarkozy è pronto a dirmi che non stiamo rispettando gli impegni". Ma in mancanza di accordi la nomina è stata rimandata a una data imprecisata prima della fine del mese.

Altro nodo da sciogliere tra Palazzo Chigi e via XX Settembre è il decreto sviluppo. A guidare il coordinamento che dovrà presentare (entro il 20 ottobre) il progetto sarà Paolo Romani, una mossa che secondo Repubblica equivale a una estromissione di Tremonti dalla cabina di regia. Da un lato, secondo il quotidiano, c'è Berlusconi che vorrebbe degli interventi "di peso", mentre dall'altra  c'è il ministro dell'Economia che ricorda come le risorse sono praticamente nulle. E così nella discussione sarebbe emersa la doppia ipotesi di una patrimoniale e di un condono. Quest'ultimo verrebbe presentato come "concordato preventivo" e viene spinto da Berlusconi e buona parte del Pdl. A essere contrari, oltre che Tremonti, anche tutta l'opposizione. "Se si affaccia un'ipotesi di questo tipo ci mettiamo di traverso con tutta la forza che abbiamo" ha detto Bersani.

Ma intanto, a latere degli scontri tra Berlusconi e Tremonti, nel Pdl sembra nascere una fronda anti-Cavaliere. A guidarla Beppe Pisanu (che a SkyTG24 dice che il governo "non regge la crisi") e Claudio Scajola, che hanno passato le ultime settimane a organizzare incontri tra pidiellini delusi. I due ex democristiani, secondo Repubblica, starebbero addirittura pensando alla nascita di una nuova formazione "Liberal democratica" da lanciare a breve. Ma l'obiettivo a breve sarebbe l'appoggio a un nuovo esecutivo di emergenza nazionale, "un governo dei migliori" come lo avrebbe definito Scajola, che porti il paese alla fine della legislatura senza Berlusconi.

Un'ipotesi che vede quasi una benedizione istituzionale da parte di Giorgio Napolitano, che da Biella ricorda l'esperienza del governo di Giuseppe Pella. Come riporta la Stampa, il Capo dello Stato ha rievocato il momento in cui "c'era bisogno di un governo di tregua" e Luigi Einaudi "diede l'incarico a Giuseppe Pella. E anche se ebbe vita breve, fu un'esperienza importante e utile, che segnò il futuro dell'Italia repubblicana".

Sarcastico il titolo de Il Giornale, che di fronte all'ipotesi di una fronda interna al Pdl, titola con "un'altra casa di Scajola". Scrive Vittorio Feltri nel suo editoriale, che "il lettore penserà che questa storia di Silvio Berlusconi in procinto di sloggiare da Palazzo Chigi giri da troppo tempo per essere vera". Ci hanno provato in tanti, continua il direttore di Via Negri, "ma il Cavaliere è ancora lì al suo posto". "Ma attenzione - prosegue - nella presente circostanza i congiurati sono democristiani di lungo corso, cresciuti cioè in un partito, la Dc, dove l'arte di pugnalare alla schiena gli amici era la principale materia di studio". Secondo Feltri l'occasione ai due deputati, per tendere la trappola al Cavaliere, potrebbe essere il voto per il ddl sulle intercettazioni.

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