Il Pdl e il "brand" ingombrante del Cavaliere

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
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Mentre il premier pensa a un nuovo partito "Forza Silvio", il suo nome sparisce dai manifesti elettorali in vista delle regionali in Molise. E sarebbero in molti all'interno del Popolo della libertà a pensare che Berlusconi debba fare un passo indietro

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di Serenella Mattera

Lui pensa a ‘Forza Silvio’. Loro cancellano il suo nome pure dai manifesti elettorali. Lui scommette ancora sul proprio brand. Loro pensano sia meglio accantonarlo. Loro, i pidiellini, sono alle prese con la crisi più grave dall’inizio dell’era berlusconiana e con il timore di essere travolti tutti. Lui, Silvio Berlusconi, non demorde. E, confortato dai sondaggi che lo hanno sempre guidato da uomo politico, accarezza l’idea di un soggetto tutto suo. Un partito, o forse una lista. Fatto con i fedelissimi e per raccogliere i voti dei fedelissimi. Solo ipotesi, al momento. Ma abbastanza da creare subbuglio in un partito, il Pdl, già parecchio agitato.

Che il Cavaliere voglia un restyling, anche nel nome, della creatura nata nel 2007 dal ‘predellino’, è cosa scritta a più riprese dai giornali da tempo, fin da quando si è consumata l’anno scorso la rottura con Gianfranco Fini. Ma Giuliano Ferrara ha svelato qualcosa di più, con parole che sembrano confermare l’indiscrezione emersa sul Corriere della Sera e la Repubblica nei giorni scorsi: “A me risulta – ha detto – che Berlusconi stia sondando la base del Pdl per capire se c’è la possibilità di fare un partito di supporto”.
L’idea sarebbe dunque quella di una formazione dal nome “Forza Silvio”, da affiancare al Pdl alle prossime elezioni, per convogliare i voti di tutti quegli elettori, magari insoddisfatti degli eredi di Fi e An, che continuano a riconoscersi nella figura di Berlusconi. Potrebbe essere una lista o un partito (per il quale il Cavaliere starebbe sondando il nome “Italia per sempre”), che arruoli tra le sue fila i fedelissimi del premier. Una sorta di Forza Italia, nuova edizione.

Ma proprio mentre questi pensieri sembrano accarezzare la mente del premier, è il Pdl per primo ad allontanarsi da lui, a ‘tradirlo’. O almeno, a non scommettere più sul ‘brand’ Berlusconi. E cancellare, per la prima volta dopo 17 anni, il suo nome dai manifesti elettorali, ma pure da quelli per il reclutamento di nuovi tesserati.
In Molise, dove tra dieci giorni sono in programma le elezioni regionali, i manifesti pidiellini sono apparsi con il simbolo del partito insolitamente privo, al centro, del nome di Berlusconi, che ancora compariva, a maggio, nei volantini pro-Letizia Moratti. Ma come se non bastasse, la cancellazione è avvenuta anche dal materiale preparato dal partito per la campagna di adesioni: nessuna traccia di Berlusconi né nel simbolo, né negli slogan. “Chi l’avrebbe mai detto – osserva il giornalista di Repubblica Filippo Ceccarelli – Replicato in mille forme, sorridente e grave, di profilo e frontale, ritoccato, rinfoltito, ringiovanito, il suo volto si era imposto come marchio di sicuro successo sul mercato politico, ma anche come icona, idolo e simulacro vagante nell’immaginario italiano”.

E’ la fine di una stagione? Forse sì, a giudicare dalla agitazione che crea nel partito l’ipotesi (che per ora resta tale) della lista ‘Forza Silvio’. Perché i pidiellini al contrario puntano ormai sul Pdl e sulla Costituente dei moderati (per dare vita a una sorta di Ppe in Italia). Tant’è che pure un berlusconiano di ferro come Franco Frattini boccia l’idea di una nuova formazione: “Non so niente di queste manovre e francamente non mi interessano. Anche perché si sta aprendo la stagione dei congressi Pdl e non si può aprire questa stagione fondando un nuovo partito”. Non smentisce l’ipotesi il segretario Angelino Alfano, ma pure lui si preoccupa di dire che “Il Pdl è un partito in campo”. Perché mentre tutti si affannano a far funzionare la creatura esistente (sulle bacheche Internet compaiono – forse un falso - addirittura annunci per candidati dirigenti di partito), non fa piacere ai pidiellini sapere che invece il premier pensa a crearne una nuova.

Intanto, riprende il fermento tra le aree pidielline dello scontento: scajoliani e uomini vicini a Pisanu (sempre più attivo nei contatti bipartisan) sarebbero solleticati dall’idea di gruppi parlamentari autonomi. Ma più in generale, come ha scritto anche il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, “non c’è membro del governo o della maggioranza che non affermi in privato che Berlusconi debba lasciare”. Tremonti glielo avrebbe detto di persona, secondo la ricostruzione di Repubblica.
Il Cavaliere, però, non sembra avere intenzione di mollare. Anche se i suoi da manifesti e volantini lo hanno già ‘dimissionato’.

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