Napolitano: “La Padania non esiste”. E’ polemica

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Il giornale della Lega rilancia: “Io esisto e sono padano”. Per Libero il Presidente “arresta Bossi”. Ma molti quotidiani sottolineano l’importanza del richiamo del Colle, grazie al quale "non sarà più possibile vivere nella finzione". LA RASSEGNA STAMPA

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“Io esisto e sono padano". E’ il titolo di apertura della Padania. Un titolo in risposta all’affondo contro la Lega del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Non c’è un popolo padano” ha detto il Capo dello Stato, ricordando che in passato il leader separatista Finocchiaro Aprile fu arrestato.
Un richiamo duro e senza precedenti, che ha scatenato subito la reazione del ministro Calderoli ("Napolitano è sempre molto saggio ma fa finta di dimenticare il diritto universalmente riconosciuto alla autodeterminazione dei popoli"). Molti i commenti anche in rete e a Radio Padania. E la scia di polemiche innescata prosegue sui giornali vicini al centrodestra.

Il presidente "dimentica l'autodeterminazione dei popoli - scrive la Padania - aggiungendo "il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è scatenato contro il diritto dei popoli a scegliersi l'indipendenza, il loro diritto a non mettersi una corda al collo con la classica grossa pietra legata all'altro polo. Invece di invitare a meditare, minaccia". Critiche al Colle anche sui giornali vicini al centrodestra . “Napolitano arresta Bossi” titola Libero che si chiede in un commento di Massimo De’ Manzoni “A cosa servono queste picconate?”. Sulla stessa linea l’apertura de Il Giornale: “Napolitano minaccia di arrestare Bossi. Il sospetto di Berlusconi: il Colle si muove per un governo tecnico”. In un editoriale il direttore Alessandro Sallusti sottolinea: “Se la spara grossa l’obiettivo è un altro”. “L’ipotesi di una secessione della Padania è talmente paradossale, qui al Nord lo sappiamo bene, da non meritare di uscire dai confini del folclore leghista. Ma se a portarcela è addirittura il Capo dello Stato allora c’è da capire che diavolo sia successo o stia per succedere” scrive Sallusti.

Difende l’intervento di Napolitano Michele Ainis su il Corriere della Sera, in un fondo dal titolo “Amari inganni”. “Ha fatto bene, a lungo andare il silenzio si trasforma in connivenza”. Anche Ezio Mauro, su Repubblica, sottolinea l’importanza delle parole del Colle, che “ha rotto un pezzo dell’incantesimo che blocca il Paese in questa lunga agonia del berlusconismo”. E ancora: “Dopo queste parole, vivere nella finzione non sarà più possibile. Ci vuole coraggio istituzionale, quindi, nel pronunciarle”.
Sulla Stampa Luigi La Spina scrive: "Ancora una volta, la grande sensibilità ed esperienza politica del Capo dello Stato ha individuato il problema più grave dell’Italia d’oggi: il distacco e la profonda sfiducia dei cittadini nei confronti di chi li governa. Così va intesa la sollecitazione di Giorgio Napolitano a una riforma elettorale che restituisca al popolo il giudizio sui propri rappresentanti alle Camere e tolga alle segreterie dei partiti il potere assoluto di nominarli in Parlamento. Ma anche la sua nuova, durissima condanna di chi, di fronte ai veri problemi del nostro mondo globalizzato, favoleggia soluzioni fuori dalla realtà, come quella della secessione padana".

Sui giornali ampio spazio anche all’ultimatum di Confindustria al governo, e l’appello di Diego della Valle, che in un’inserzione a pagamento attacca: “Politici ora basta”. Per il proprietario della Tod’s “lo spettacolo indecente che molti di voi stanno dando non è più tollerabile da gran parte degli italiani”.

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