Torna il ddl intercettazioni. E dal Web riparte la protesta

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Sull'onda delle nuove inchieste da cui trapelano conversazioni del premier, si torna a discutere della 'legge bavaglio', che da un anno giace alla Camera. “Se ne parlerà a ottobre”, spiega Costa (Pdl). E la Rete già insorge contro la norma 'ammazza-blog'

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di Serenella Mattera

Sembravano aver imboccato un binario morto, le cosiddette “norme bavaglio” sulle intercettazioni. E invece, un anno dopo, tornano a far paura alle procure, alla stampa e pure alla Rete. Perché Silvio Berlusconi sembra più che mai determinato a far approvare dalla sua maggioranza le norme restrittive inserite nel ddl del governo, che questa settimana riprende il suo iter in Aula alla Camera. E così, si torna a discutere anche della norma "ammazza-blog" che, protestano in molti, avrebbe come effetto quello di ridurre gli spazi di libera espressione del pensiero in Rete. Soltanto nella serata di lunedì 26 arriva una frenata con il capogruppo in commissione Giustizia della Camera, Enrico Costa, che spiega: "Non è che ci sia tutta questa fretta, se ne riparlerà probabilmente ad ottobre perché prima ci sono altri provvedimenti da esaminare".

La 'Ammazza blog' – La norma che mette il “bavaglio” al Web è all’articolo 1, comma 29 del ddl che porta il nome dell’ex ministro della Giustizia, Angelino Alfano. La disposizione spaventa gli autori di blog e siti perché prevede multe fino a 12 mila euro per chi di loro non pubblichi una rettifica “entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

La protesta contro la "norma fascista" - Quella sul Web “è una norma fascista, che grida vendetta in tutto il mondo”, protesta Antonio Di Pietro. E il ‘Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo’ ha indetto per giovedì 29 settembre, dalle 15, una manifestazione a piazza del Pantheon a Roma, per “dire di nuovo no al reiterato tentativo del governo di imbavagliare l’informazione con una legge sulle intercettazioni”.

Intanto, è partita la sollevazione di blogger e internauti. Che spiegano come l’obbligo di pubblicare le richieste di rettifica, senza alcun diritto di replica, in sostanza voglia dire essere costretti in alcuni casi pure a dichiarare il falso, “mentire”, pur di non correre il rischio di pagare una multa troppo salata.
La speranza è che in Parlamento riesca però a imporsi chi nella maggioranza, come il deputato Roberto Cassinelli (Pdl), concorda che una modifica al comma 29 sia necessaria e annuncia la presentazione di un emendamento.

Il ddl Alfano, al più presto – Norma “ammazza-blog” a parte, dopo due anni di tira e molla, la nuova ondata di intercettazioni di Napoli e Bari che vedono coinvolto il presidente del Consiglio, ha indotto la maggioranza ad accelerare l’approvazione della legge. Berlusconi avrebbe voluto procedere anche con un decreto legge, per far prima, ma pare che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia posto il suo veto. Dunque, condurre in porto il ddl Alfano nel più breve tempo possibile, è ora l’intenzione della maggioranza.

“Quando chiamate qualcuno non sentite la morsa di uno stato di polizia? E’ molto importante procedere con la riforma per recuperare il senso di libertà”. ha detto domenica Berlusconi ai militanti pidiellini. “C’è un uso anomalo delle intercettazioni che è dimostrato dal loro numero eccessivo”, concorda il Guardasigilli Nitto Palma, che punta il dito in particolare contro la pubblicazione delle conversazioni irrilevanti per il processo. E afferma: “Le intercettazioni rappresentano un formidabile strumento investigativo, ma ci sono anomalie che devono essere risolte”.

Cosa prevede la stretta sulle intercettazioni
- Il testo che sarà discusso questa settimana in Aula alla Camera prevede limiti ai reati per i quali si possono realizzare le intercettare e anche ai tempi per i quali i magistrati possono tenere sotto controllo una determinata utenza, con la necessità di un’autorizzazione del tribunale distrettuale in sede collegiale. E poi, tra le altre norme, multe fino a 10mila euro per i giornalisti che pubblicano intercettazioni coperte da segreto e pene severe anche per gli editori (fino a 300mila euro) e per le ‘talpe’ delle procure (fino a sei anni).

Ipotesi fiducia – Per condurre in porto il provvedimento, la maggioranza potrebbe porre la fiducia. Magari dopo (è il timore delle opposizioni) aver modificato in senso ancor più restrittivo alcune disposizioni.
Contro un’ipotesi del genere, è però intervenuto il presidente della Camera Gianfranco Fini: “La fiducia sarebbe un fatto di inaudita gravità politica”, ha detto. Poi ha annunciato: “Il Terzo polo presenterà una sua proposta che consenta a magistrati di utilizzare le intercettazioni, ma faccia in modo che non siano divulgate le conversazioni che nulla hanno a che vedere con l’ipotesi di reato”.

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