Primarie Pd, a Napoli spunta l'ombra della camorra

Una manifestazione di sostenitori di Andrea Cozzolino alle primarie di gennaio, contro la decisione di annullare la consultazione
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La Dda indaga sul ruolo del clan Lo Russo nel voto democrat di gennaio per la scelta del candidato sindaco. E così una nuova tegola si abbatte sulla già controversa consultazione, a suo tempo annullata da Bersani dopo i sospetti di brogli

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Con l’immagine di cinesi un po' spaesati in fila per votare a Napoli, le primarie del Partito democratico sembravano aver raggiunto il massimo del surreale. E invece no. Perché il peggio, nel capoluogo campano, ha il volto della camorra. E a nove mesi di distanza dalla consultazione, ecco spuntare la notizia che la Dda indaga. Perché ha intercettato un uomo di un clan camorristico indicare a un cittadino chi andare a votare, con tono minaccioso: “Fai come ti dico, perché non sai con chi hai a che fare”.
Ci mancava solo questo, per rendere le elezioni per il sindaco di Napoli un completo disastro, per i democrat. Prima le accuse (mai provate) di brogli al vincitore Andrea Cozzolino. I sospetti, le ombre, gli scontri feroci tra i candidati alle primarie del 23 gennaio.
Le file di cinesi davanti ai seggi che diventano l’emblema dell’opacità della consultazione. Poi il commissariamento, la scelta di annullare tutto e designare ‘dall’alto’ un prefetto, Mario Morcone, come candidato sindaco. E anche la beffa di non arrivare neppure al ballottaggio, dopo vent’anni di governo della città. Questa settimana, infine, la pietra tombale: l’ipotesi di inquinamento mafioso.

Aperto un fascicolo in procura - Per ora nessun esponente del Pd è coinvolto. Ma potrebbe partire a breve un avviso di garanzia verso quello di candidati che ha eventualmente beneficiato del sostegno camorristico. Il fascicolo è affidato al pm Pierpaolo Filippelli, della Dda, che si è imbattuto casualmente nella vicenda delle primarie democrat, mentre indagava sui brogli elettorali nel comune di Gragnano (Napoli). La traccia porterebbe ai voti di un quartiere napoletano ad alta densità malavitosa come quello di Secondigliano. E al clan Lo Russo. L’ipotesi di reato è quella di minacce aggravate dal metodo mafioso e violenza privata. A partire da quella frase intercettata, che fa pensare a voti pilotati per far vincere uno dei candidati alle primarie (tre Pd e uno di Sel): “Fai così, come ti ho detto io, perché non sai con chi hai a che fare”.

Il Pd: ci costituiremo parte civile - La notizia dell’indagine ha provocato l’ennesimo shock al Pd napoletano. Anche se il partito nazionale tira un sospiro di sollievo, per la decisione presa a gennaio: “Annusata la puzza di bruciato, abbiamo azzerato le procedure”, spiega Andrea Orlando, commissario inviato dal partito a sistemare le cose, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno. Orlando annuncia fin d'ora la costituzione del Pd come parte civile nel processo contro chi ha inquinato il voto. “Ma se i magistrati scoprissero – aggiunge – che l’intervento della camorra è stato richiesto, allora ci costituiremo parte civile anche contro chi l’ha fatto. Uno che ha fatto un danno del genere al partito, meriterebbe calci nel sedere”.

E intanto spunta un altro ricorso - Intanto, proprio la decisione assunta a suo tempo da Pier Luigi Bersani di annullare le primarie e commissariare il partito, è al centro di un ricorso, approdato in tribunale proprio questa settimana, dell’ex segretario commissariato Nicola Tremante. Che si dichiara danneggiato dall’accusa, alla base della scelta del segretario Bersani, di “mancato funzionamento della democrazia interna al partito” napoletano.
Un’accusa che, dopo la notizia dell’inchiesta camorristica, uno dei candidati alle primarie, Umberto Ranieri, rilancia: “Il Pd a Napoli ha pagato un prezzo politico enorme per quanto accaduto alle primarie. In me restano forte amarezza e rammarico per il modo contraddittorio e debole in cui la questione fu affrontata. Ora mi auguro che si realizzi nel partito napoletano una profonda riforma del modo di agire e funzionare”. Mentre Cozzolino, la cui vittoria non fu riconosciuta a gennaio, afferma: “Sono il primo interessato a che sia fatta piena luce. Resta in ogni caso la forte amarezza per il modo in cui una bella pagina di democrazia sia stata offuscata da polemiche e veleni”.

L'Idv: "Avevamo visto giusto" - “Avevamo visto giusto…”, è invece il commento eloquente del segretario regionale Idv Nello Formisano, che allude alla decisione dei dipietristi di non partecipare alla consultazione. Mentre il Pdl attacca, con la richiesta del deputato Amedeo Laboccetta di intervento della commissione parlamentare Antimafia. Agli attacchi dal centrodestra però il Pd si ribella: “Non accettiamo lezioni morali – dice il deputato Luisa Bossa – da chi in Campania alle regionali ha candidato perfino personaggi condannati”.

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