Milanese, il governo regge: la Camera dice no all'arresto

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312 i voti contrari, 306 quelli favorevoli. Il deputato Pdl è accusato di associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. Sette i franchi tiratori nella maggioranza. Berlusconi presente in Aula. Assente Tremonti: è polemica

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Milanese, i reati contestati. LA SCHEDA

La Camera dei deputati ha respinto la richiesta di arresto, avanzata dai magistrati di Napoli, dell'ex braccio destro di Tremonti e deputato Pdl, Marco Milanese, che mercoledì 21 si è autosospeso dal partito. Milanese, coinvolto nell'inchiesta sulla cosiddetta P4, è accusato di associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. È salvo per una manciata di voti: Montecitorio ha detto no all’arresto con soli tre voti in più rispetto a quelli che servivano. I contrari all'arresto sono stati 312, la maggioranza richiesta era di 309. I favorevoli all'arresto si sono fermati a quota 305, che in realtà erano 306, perché il voto del vicesegretario del Pd, Enrico letta, non è stato registrato per un errore tecnico.

Franchi tiratori - Nelle ore precedenti alla votazione, Umberto Bossi aveva annunciato il voto contrario della Lega Nord. Ma a preoccupare la maggioranza era la modalità del voto, segreto, che avrebbe potuto lasciare spazio ai franchi tiratori. Questo è avvenuto in minima parte: dai tabulati delle votazioni, infatti, risultano 7 deputati della maggioranza che si sono espressi a favore dell'arresto. Il dato emerge analizzando le presenze dell'aula: l'opposizione schierava 299 deputati, mentre i sì all'arresto sono stati 306. Ma a differenza della richiesta di arresto per Alfonso Papa del 20 luglio, si contano 29 voti in più tra le fila del centro-destra. 

Berlusconi in Aula, Tremonti no - Alla seduta era presente anche il premier Silvio Berlusconi, che si è detto “soddisfatto” dell’esito della votazione, anche se un video di Repubblica.it mostra il presidente del Consiglio commentare, con il ministro La Russa, "Solo sette voti", a proposito del risultato del voto.
In precedenza il premier aveva invitato a "votare compatti, respingere l'attacco della magistratura, restare uniti". “Sembra di essere in uno stato di polizia giudiziaria, è il momento di respingere gli attacchi”, avrebbe detto il Cavaliere che, durante il Consiglio dei ministri avvenuto poco prima della votazione, ha ripetuto di essere vittima di una persecuzione giudiziaria e di voler procedere spedito con la riforma sulle intercettazioni.

In Aula non era invece presente il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in volo verso Washington per partecipare alla riunione del Fondo monetario internazionale. La sua assenza sarebbe stata sottolineata da alcuni deputati pidiellini che l’avrebbero definita “immorale”. “È vergognoso che non ci fosse. Nella vita, come in politica, bisogna essere uniti nella buona e nella cattiva sorte. Noi ci abbiamo messo la faccia in nome del garantismo e in difesa delle prerogative del Parlamento. Non abbiamo visto la sua ed è ingiustificabile”, ha detto Daniela Santanchè riferendosi al titolare del Tesoro.

Le dichiarazioni di voto - Nelle dichiarazioni di voto, tutta l'opposizione (Terzo Polo, Idv e Pd) si era schierata compatta in favore dell'arresto, mentre Lega, Pdl e Responsabili avevano manifestato l'intenzione di votare contro.

Proteste in piazza Montecitorio – Al momento della notizia del no del Parlamento all’arresto di Marco Milanese, davanti alla Camera c’erano diverse decine di persone. Un coro di “Vergogna” si è alzato dalla piazza. I manifestanti, richiamati lì dal Popolo Viola, hanno ascoltato la votazione in Aula attraverso una radio appoggiata a un megafono. Tenevano in mano delle monetine da cinque centesimi. “Abbiamo portato questi soldi perché se Milanese fosse stato arrestato gli avremmo comprato delle arance”, hanno spiegato gli organizzatori del sit-in.

L'autodifesa di Milanese - Milanese nel pomeriggio di mercoledì 21 aveva diramato una nota: "Ho provveduto a comunicare formalmente, già da diversi giorni, ai vertici del Popolo della Libertà la decisione di autosospendermi dal gruppo parlamentare e dal partito in attesa di potervi rientrare a pieno titolo appena sarà acclamata la mia estraneità alle accuse dell'inchiesta sulla P4. La sua volontà, spiega, è evitare che la sua vicenda "venga in alcun modo strumentalizzata ed utilizzata a fini di battaglia politica", nonché che possa "nuocere all'azione politica" del Pdl.

Il voto della Giunta - Sulla richiesta di arresto di Marco Milanese, il 14 settembre si è già pronunciata la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. L'assemblea ha "salvato" Milanese con undici i voti favorevoli alla proposta del relatore Fabio Gava; dieci i voti di segno opposto sono venuti da Terzo Polo, Pd e Idv.

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