Molise, si vota per le regionali. Con un occhio a Roma

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Il 16 e 17 ottobre in trecentomila sono chiamati alle urne per decidere il prossimo governatore. A sfidarsi, tra divisioni e accuse incrociate, sono in quattro. E il risultato potrebbe persino condizionare le future alleanze nazionali

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Con i suoi poco più di trecentomila abitanti, chiama alle urne un numero di cittadini pari a un quartiere di Roma. Ma alla politica nazionale il Molise promette scintille.
Perché la regione di Campobasso andrà alle urne per eleggere il suo nuovo governatore il 16 e 17 ottobre. Nel bel mezzo della bufera economica che agita governo e partiti. E si candida così a essere banco di prova, laboratorio di alleanze e arena su cui misurare la rispettiva forza.
Tant’è che in pochi giorni le elezioni molisane hanno già causato non poche grane a partiti di destra (con il ‘divorzio’ tra Pdl e Storace), sinistra (con l’esplodere dell’affaire Di Pietro) e centro (con la spaccatura del Terzo polo).

Chi sono i candidati - I candidati alla presidenza della Regione sono quattro: Michele Iorio (Pdl, Udc, Udeur, Adc, Grande Sud, Progetto Molise), Paolo di Laura Frattura (Pd, Idv, Sel, Fds, Psi, Api), Giovancarmine Mancini (La Destra) e Antonio Federico (Movimento 5 Stelle).
L’uomo da battere è senza dubbio Iorio, alla ricerca della terza riconferma. Già candidato nel 2000, il medico di Morrone del Sannio (Campobasso) era stato inizialmente battuto da Giovanni Di Stasi (l’Ulivo), per soli 600 voti.
Ma poi la Cassazione ha annullato l’esito delle urne, per l’irregolarità di alcune liste del centrosinistra. Ed è stata la fortuna di Iorio, che dalle elezioni dell’autunno 2001 è stato saldamente alla guida della Regione per due mandati. Non ci sono stati molti dubbi, dunque, nel Pdl sul nome da proporre per la candidatura.
A Iorio il partito del premier affida il compito di dare, con la sua vittoria, un segnale positivo al governo.
Perché, come ammette il ministro Altero Matteoli, “tutte le elezioni hanno una valenza politica e naturalmente, vista la situazione economica e finanziaria, anche quelle molisane sono un test significativo, che può dire che c’è gradimento nei confronti del governo”.

Il centrodestra rompe con Storace - Intanto, però, una rottura politica si è consumata con La Destra di Francesco Storace, che ha deciso di sfidare il Pdl per la guida della Regione, dopo che il suo candidato, Giovancarmine Mancini, è stato escluso dal listino di Iorio.
“So per certo quanto si siano mossi Berlusconi e Alfano per favorire un’intesa, ma andiamo da soli: un pessimo ras locale come Iorio ha mandato all’aria tutto”, ha tuonato Storace. Ma neanche il Terzo polo esce indenne dalle regionali molisane.
Udc, Fli e Api non sono infatti riusciti a trovare l’accordo su un candidato comune. E così ognuno è andato per la sua strada.

Terzo Polo spaccato - L’Udc sostiene Iorio (prova, secondo Di Pietro, che il partito di Casini “tradisce” già in partenza il Pd e una possibile alleanza). L’Api va con il centrosinistra. Ma chi ne esce con le ossa più rotte sono i finiani. Dopo un lungo tentativo di mediazione tra le diverse anime molisane di Fli e dopo un primo orientamento dei vertici nazionali a favore del candidato Pd, il vicepresidente Italo Bocchino, ha infatti dovuto issare bandiera bianca e annunciare che il partito non presenterà sue liste o candidati alle regionali. La causa: una “inconciliabile diversità” di vedute tra il consigliere regionale Tony Incollingo e il coordinatore regionale Quintino Pallante, dirigenti locali di Fli.
Il primo voleva sostenere Frattura, il secondo Iorio. E nel listino di Iorio Pallante si è alla fine candidato. Mentre Fli resta a guardare.

Alle primarie il Pd sceglie un ex di Forza Italia - Intanto, le cose non sono state così semplici neanche per il centrosinistra. Dove il Pd ha scelto il suo candidato il 4 settembre, attraverso le primarie. Tra i cinque contendenti (tre Pd, due ex Idv) alla fine è risultato vincitore Paolo di Laura Frattura, nome sostenuto anche dal segretario regionale del partito.
Ma non è mancata qualche polemica, per il fatto che Frattura, presidente della Camera di Commercio di Campobasso, ha un passato nelle fila di Forza Italia, partito con il quale si candidò anni fa proprio alle regionali.

L'ammutinamento dentro l'Idv - Ma la vicenda più chiacchierata a sinistra è stata di sicuro quella del vero e proprio ‘ammutinamento’ del circolo Idv di Termoli, per protesta contro la candidatura alla Regione di Cristiano Di Pietro, figlio del leader del partito, Antonio. Il 37enne Cristiano è stato subito paragonato al più giovane Renzo Bossi e ribattezzato il ‘Trota’ molisano. Ma l’ex pm ha negato ogni parallelismo, sbandierando la gavetta fatta dal figlio, prima come consigliere comunale, poi in Provincia. Mentre Cristiano ha denunciato di esser vittima di una ‘macchina del fango’ messa in moto da chi ha puntato lui per colpire il padre. E la campagna elettorale deve ancora iniziare.

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