Referendum, il piano di Lega e Pdl per evitare le urne

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I big dei due partiti starebbero studiando l'ipotesi di modificare la legge elettorale prima che i cittadini siano chiamati alla consultazione popolare. I tempi, però, sono stretti

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Cambiare la legge elettorale prima che i cittadini siano chiamati ad esprimersi con il referendum sull'attuale sistema di voto. Pdl e Lega, infatti, danno per scontato che i promotori riusciranno a raggiungere la quota di 500 mila firme necessarie entro il 25 settembre. E' una corsa contro il tempo, e la maggioranza teme che una volta abrogato l'attuale sistema (anche su questo punto i dubbi sono pochi, spiega un parlamentare del Pdl, perché "vista l'aria che tira anti-casta i cittadini non vedono l'ora di reinserire le preferenze") si arrivi a una nuova legge elettorale che mandi in soffitta definitivamente il bipolarismo.

Dunque, è il ragionamento, meglio attrezzarsi prima e presentare una proposta, targata maggioranza, che tuteli il bipolarismo e il principio dell'alternanza. Non solo. Tra i punti fermi di Pdl e Lega c'é anche la difesa dell'obbligo di indicare chi sarà il premier in caso di vittoria. Il Carroccio, inoltre, viene spiegato, teme che un nuovo sistema elettorale possa essere studiato dall'opposizione per sfavorire proprio i partiti regionalisti, come è appunto la Lega, forte al nord ma con pochi voti al sud. Ad impensierire la maggioranza è anche l'eventualità - ritenuta non così remota nelle stesse fila di Pdl e Lega - che il governo cada anticipatamente e che possa prendere forma un esecutivo di larghe intese o tecnico che abbia il compito proprio di cambiare la legge elettorale. A quel punto, spiegano le stesse fonti, l'attuale maggioranza non avrebbe più i numeri necessari per imporre la sua riforma.

Di tutto questo hanno iniziato a ragionare oggi - secondo quanto viene riferito - a margine delle votazioni sulla fiducia alla manovra, i 'big' di Pdl e Lega: tra questi erano presenti i ministri Roberto Calderoli e Raffaele Fitto, il sottosegretario Paolo Bonaiuti e i parlamentari Maurizio Lupi, Denis Verdini, Gaetano Quagliariello e Marco Reguzzoni (Berlusconi, invece, non c'era). Al centro della riunione, lo studio dei possibili 'incastri' tra i vari provvedimenti, ddl costituzionali in primis, il cui iter - è questa l'intenzione della maggioranza - dovrà essere avviato in tempi rapidi nei due rami del Parlamento. Il problema è che i provvedimenti di riforma della Costituzione sono numerosi e la maggioranza, che oggi ha fatto un primo giro di orizzonte, vuole razionalizzare e coordinare il lavoro dei diversi disegni di legge tra Camera e Senato.

Tra i ddl c'è quello per l'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione e quello per l'abolizione delle Province. E poi, il provvedimento che prevede il dimezzamento del numero dei parlamentari e la nascita del Senato federale, che in realtà ha già iniziato il suo iter in commissione Affari Costituzionali al Senato. Tra l'altro un consiglio dei ministri riunito questa sera, ha proprio dichiarato "l'urgenza" per poter trasmettere alle Camere questo testo di riforma costituzionale che era stato approvato dal Cdm lo scorso 18 luglio. Ma sul tavolo c'e' anche l'ipotesi di rendere obbligatorio, per legge, il ricorso alle primarie; la riforma della giustizia che continua a stare a cuore a Berlusconi così come la legge sulle intercettazioni e poi c'è anche l'idea di modificare l'attuale testo dell'articolo 8 della manovra con un provvedimento ad hoc (articolo che rendeva i licenziamenti più facili).

Secondo quanto si apprende, per la Lega è assolutamente "prioritario" che i ddl costituzionali vengano incardinati e che vi sia almeno il primo passaggio parlamentare (considerando i tempi lunghi per l'approvazione di una riforma della Carta) e questa e' per il Carroccio la conditio sine qua non per poter occuparsi anche della riforma elettorale. Anche perche', viene spiegato da un autorevole esponente del Carroccio, se il referendum si terra' ad aprile, ci sara' tutto il tempo per fare una nuova legge elettorale. In queste ore ci sono contatti di maggioranza ma non è ancora previsto un nuovo vertice. Poi tocchera' ai presidenti delle due Camere, Gianfranco Fini e Renato Schifani, coordinarsi. Il ministro leghista, Roberto Calderoli, ha però spiegato che l'orientamento e' che il ddl con il taglio dei parlamentari e il Senato federale prosegua il suo iter a Palazzo Madama, mentre alla Camera venga avviato l'esame del ddl sulle Province.

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