Pdl, congressi provinciali a fine novembre

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Lupi annuncia che entro tre mesi saranno organizzati le elezioni dei segretari provinciali. E intanto scoppia la bagarre sulle primarie nel partito. La Meloni: "Anche Berlusconi le deve fare". Risponde Vitali: "Chi lo dice è fuori dalla realtà"

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Il Pdl terrà i suoi congressi provinciali per l'elezione dei segretari tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre. Ad annunciarlo è stato Maurizio Lupi, al termine del vertice di oltre tre ore a Palazzo Grazioli con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il segretario del partito, Angelino Alfano, e i precoordinatori Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini.

"L'ultima settimana di novembre e la prima di dicembre terremo i congressi che chiameremo elezioni dirette dei segretari", ha detto Lupi ai giornalisti. "Il tesseramento del Pdl scadrà il 30 ottobre", ha aggiunto. "La settimana prossima si riunirà il tavolo delle regole per i criteri di elezioni dei segretari e per le indicazioni sulla scelta dei nostri candidati alle amministrative", ha poi aggiunto il vicepresidente della Camera.

Intanto all'interno del Pdl si accende il dibattito sulle primarie. Il ministro per le politiche giovanili, infatti, in mattinata sostiene che "le primarie? Si devono fare comunque, anche con Berlusconi. Anche lui se decidesse di candidarsi deve sottoporsi alle primarie per la designazione del premier, quantomeno per ricevere il bagno di folla che merita. Anche perché lui è l'inventore di questo tipo di democrazia". Un'uscita subito rintuzzata dal suo collega di partito, Luigi Vitali, componente del direttivo parlamentare del Pdl. "Berlusconi non ha bisogno di sottoporsi al rito delle primarie se dovesse decidere di ricandidarsi nel 2013", dice il deputato.  "Chi all'interno del nostro partito sostiene il contrario è fuori dal mondo e contribuisce a creare confusione nel nostro elettorato, consentendo insperati sussulti all'opposizione. Berlusconi - aggiunge Vitali - che ha riformato completamente la classe dirigente di questo Paese ha il diritto di essere mandato a casa solo dagli elettori. Il suo ritiro dalla politica, infatti, oltre che agli italiani, lo può decidere solo lui", conclude.

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