Licenziamenti più facili, Camusso: “Violata la Costituzione”

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E’ polemica sulla novità introdotta nella manovra che permette di interrompere un contratto di lavoro con il sì dei sindacati. Il leader della Cgil: “Un motivo in più per scioperare il 6”. Bonanni: “Troppo allarmismo”. LA RASSEGNA STAMPA

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“Mai nella storia della Repubblica ci sono stati un governo e un ministro del Lavoro che avessero come scopo quello di abolire il contratto nazionale, lo Statuto dei lavoratori, i diritti dei lavoratori. E’ una vicenda che non ha precedenti. La contrasteremo con tutti i mezzi”. Lo assicura in un’intervista a la Repubblica il segretario della Cgil Susanna Camusso. All’indomani dell’approvazione da parte della maggioranza di un emendamento che prevede la deroga all’articolo 18 e alla vigilia dello sciopero nazionale, la leader della Cgil torna all’attacco della manovra. Ma sono tante le polemiche legate alle novità introdotte al testo dal governo che trovano ampio spazio sui giornali di lunedì 5 settembre.

Per cancellare l’articolo 8 della manovra Susanna Camusso si dice pronta a tutto. “Per noi è una norma inapplicabile. Ci sono poi diversi evidenti profili di incostituzionalità. Ricorreremo alla Corte Costituzionale appena possibile oltre a tutelare i lavoratori i cui diritti dovessero essere messi in discussione da quella legge. Poi apriremo un conflitto in tutte le aziende e i territori”. E insiste: "La Confindustria come le altre organizzazioni imprenditoriali, deve scegliere: o la legge, o l'accordo del 28 giugno scorso. In ogni caso la Cgil non firmerà alcun accordo che possa mettere in discussione lo Statuto dei lavoratori e
l'uguaglianza tra essi". Poi, sullo sciopero nazionale del 6 settembre: “Con l’astensione sappiamo di chiedere ai lavoratori un sacrificio, ma proprio loro pagano il prezzo più alto nelle manovre di luglio e agosto”. Allo sciopero è dedicata anche la prima pagina de l’Unità. “Cento piazze per cambiare” è il titolo.

Parla di una novità inopportuna che sta suscitando però un eccessivo allarmismo il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Si potrà licenziare purché ci sia l’accordo dei sindacati. “Dunque mai, quale sindacato dà il proprio assenso ad un piano di licenziamenti?” spiega in un’intervista a la Stampa. Sempre sulla Stampa il senatore Pdl Maurizio Castro, uno degli autori del contestato articolo 8, interviene per difendere la norma. “E’ una rivoluzione” dice. “Il contratto viene spostato dall’assetto delle regole del contratto nazionale al contratto di prossimità”.

Sul Corriere della Sera, in prima pagina, il direttore Ferruccio De Bortoli critica il leader della Cgil Susanna Camusso e annuncia che lo sciopero nazionale impedirà il 6 settembre l'uscita del quotidiano di via Solferino.  "La maggior parte degli altri quotidiani sarà in edicola. In precedenti occasioni, i lavoratori poligrafici, con grande senso di responsabilità avevano garantito tutte le pubblicazioni. Questa volta no. La decisione è stata presa direttamente da Susanna Camusso. Ed è stato minacciato un ulteriore sciopero nel caso in cui si tenti di fare uscire ugualmente il giornale con le maestranze presenti. Un atto grave e discriminatorio. Ho chiesto al segretario della Cgil di esaminare la possibilità di una deroga (...) Non ho ricevuto risposta. Educazione a parte mi è sembrato di cogliere nelle parole della Camusso un fastidio nei confronti delle critiche e delle posizioni del Corriere che mi ha sorpreso e amareggiato".

Sempre sul Corriere della Sera da segnalare un’intervista a Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa San Paolo, che chiede di approvare subito la manovra per poi passare a lavorare ad un patto per la crescita. "Dobbiamo spazzare via i timori che si sono accumulati intorno al nostro debito pubblico. Bisogna approvare subito una manovra seria e credibile che garantisca il pareggio di bilancio entro il 2013". Passera non nasconde la preoccupazione insita nel "rischio di veder schizzare il costo del credito a livelli insostenibili", e parla di un patto per "la crescita e la riduzione del debito" premiando chi investe. Per il banchiere, di tempo "non ne abbiamo più molto" e "la Bce non può continuare all'infinito a sostenere i nostri titoli", ma lo farà "fino a quando sarà necessario" solo "se saremo concreti e credibili su tre obiettivi: azzeramento del deficit, riavvio della crescita e riduzione del debito".

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