Manovra: stretta sulle pensioni, no all'aumento dell'Iva

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Berlusconi e Bossi ribaltano il decreto e trovano l'intesa. Ma l'opposizione ha altre idee. Pd: tassare i grandi patrimoni immobiliari. L'Idv: contrasto all'evasione fiscale. Radicali: Ici sugli immobili del Vaticano

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Si rimette mano alle pensioni e salta il contributo di solidarietà che sarà sostituito da nuove misure fiscali. Nessun aumento dell'Iva ma vengono confermati i minori tagli (due miliardi) per gli enti locali (GUARDA LE PROTESTE DEI SINDACI), la soppressione delle province e il dimezzamento del numero di parlamentari per via costituzionale. E' questo l'impianto delle modifiche alla manovra su cui è stato trovato l'accordo nel vertice di maggioranza ad Arcore. (LEGGI I DETTAGLI)

Salta l'aumento dell'Iva - Alla fine la quadra è stata trovata e sull'Iva è passata la linea del titolare del Tesoro di rinviare l'aumento dell'aliquota alla delega fiscale. Per reperire le risorse necessarie a compensare l'eliminazione della tassa di solidarietà - rimasta per i parlamentari - Pdl e Lega hanno quindi trovato un'altra strada che passa per nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l'abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive (intervento che ricalca in parte la proposta sulla tassa antievasione targata Calderoli) nonché la riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle coop.

Stretta sulle pensioni - Sul capitolo pensioni - altro fronte delicato nell'asse Pdl-Lega -  che sembrava ormai dato per stralciato, il compromesso è stato trovato "nel mantenimento dell'attuale regime previdenziale già previsto per coloro che abbiano maturato quarant'anni di contributi con esclusione dei periodi relativi al percorso di laurea e al servizio militare che rimangono comunque utili ai fini del calcolo della pensione". Le pensioni verranno quindi calcolate in base agli effettivi anni di lavoro.
L'esclusione degli anni di università del servizio militare dal calcolo della pensione di anzianità con 40 anni di contributi coinvolgerà  una platea di 80-100 mila soggetti e dovrebbe garantire risparmi per circa 1,5 miliardi nel 2013-2014. E' la stima fornita dal parlamentare del Pdl e vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola. Il maggior gettito dovrebbe aggirarsi intorno a 500 milioni nel 2013 e almeno un miliardo nel 2014.

Ma i conti non tornano. Questo quanto continuano a ripetere le opposizioni che hanno ben altre idee per ottenere il pareggio di bilancio.

Bersani: patrimoniale progressiva sugli immobili -
"Noi pensiamo di far pagare chi non ha mai pagato". Questo il punto di partenza per il segretario del Pd Bersani. "Per la maggioranza questa impostazione è difficile da digerire. Ma qualcosa dovranno pur digerirla. E su questo daremo battaglia". Il Partito democratico pensa infatti a una patrimoniale ordinaria progressiva sugli immobili, a partire da valori molto elevati e con larghe esenzioni (gettito stimato, almeno 5 mld l'anno).

Idv: dai costi della politica al fisco - L'Idv ha presentato in Commissione bilancio al Senato circa ottanta emendamenti alla manovra che vanno dalla soppressione delle Province, alla riduzione delle indennità dei parlamentari del 20%, dalla soppressione dei rimborsi elettorali per i partiti allo stop alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Il partito di Di Pietro punta soprattutto sui costi della politica e chiede inoltre una stretta sulle auto e sui voli 'blu', la riduzione dell'indennità parlamentare per i parlamentari che godono di un reddito da lavoro e l'abolizione dei vitalizi per deputati e senatori. Sul fronte fiscale l'Idv propone una tassa del 20% sui capitali 'scudati' e l'esenzione dei ticket sulle prestazioni specialistiche in relazione al reddito.

Terzo Polo: pensioni, meno tasse e liberalizzazioni - Anche il Terzo Polo boccia in toto la manovra economica del governo e lancia la sua controproposta.  Il 'pacchetto' di Api, Udc, Fli e Mpa si concentra su quattro priorità: meno spesa e meno tasse, meno debito, evasione e corruzione, più crescita e coesione, più equità per donne e giovani.
Oltre alla riforma delle pensioni (dal 1 gennaio 2012 in pensione con 65 anni o 40 anni di contributi e sempre dal primo gennaio equiparazione dell'età pensionabile per le donne nel settore privato), l'abolizione delle province sotto i 500 mila abitanti, deduzioni per le famiglie fino a 3 mila euro, e una patrimoniale sopra i 10 milioni al posto del contributo di solidarietà, oltre all'asta delle frequenze tv i cui proventi sarebbero assegnati alla banda larga per il mezzogiorno.

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