Bersani: "Aperti al dialogo, ma facciamo pagare gli evasori"

Pier Luigi Bersani
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Il segretario del Pd rilancia i suoi punti per la manovra: "Prelievo del 20% sui capitali rientrati con lo scudo fiscale". Il governo studia la fattibilità della proposta, ma vorrebbe ridurre la percentuale al 2%

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Umberto Bossi sostiene di non aver capito che cosa voglia il Pd. E allora Pier Luigi Bersani detta le condizioni per un confronto in Parlamento e poi le ripete a Radio Popolare, scettico comunque che una manovra "già figlia di nessuno", viste le tensioni dentro la maggioranza, riesca a diventare un'operazione condivisa anche con le opposizioni. "Siamo pronti al confronto ma a due condizioni: paghino gli evasori e si introducano misure strutturali per equità, crescità e lavoro. Altrimenti facciano da soli", è l'ultimatum del leader Pd alla vigilia della presentazione della manovra domani al Senato.

Le condizioni del Partito Democratico per condividere la manovra sono tradotte nelle 7 proposte illustrate la settimana scorsa e che ora saranno trasformate in emendamenti in vista dell'arrivo del decreto, il 22, in commissione a Palazzo Madama. I saldi, assicurano i democratici, sono invariati ma il carico sarebbe diversamente distribuito e con misure che darebbero fiato all'economia. Ad esempio, fa di conto il segretario Pd, dalla tassa una tantum per far pagare il 20% ai capitali rientrati dall'estero con lo scudo fiscale, "stimiamo di ricavare non meno di 15 miliardi da destinare alla crescita e al lavoro".

La ratio della contro-manovra del Pd è una sola e, chiosa Bersani ribattendo al Senatur, "la capisce anche un bambino se c'e' volonta' politica": a pagare devono essere gli evasori e  chi non ha ancora pagato nulla come i possessori dei grandi patrimoni immobiliari". Su di loro deve pesare il contributo di solidarieta', incalza il leader Pd che liquida come "indecenti" le affermazioni del premier per il quale il prelievo e' una misura di giustizia.

Sulla proposta di tassare i capitali scudati arriva in serata un'apertura da parte del governo, che studia la "percorribilità" dell'intervento. "Se non ci saranno ostacoli giuridici - spiega una fonte ministeriale - e' possibile che alla fine si faccia, anche se la nostra posizione dipendera' anche dall'attegGiamento dell'opposizione". In ogni caso, precisa un fonte del Pdl, "sarebbe un prelievo 'minimale', dell'uno o del due per cento". Un 'range' molto lontano da quello delle opposizioni che propongono una tassazione intorno al 20%. Il gettito ottenuto con questo prelievo, spiega sempre la fonte ministeriale, potrebbe servire per alleggerire la tassa di solidarietà, introducendo detrazioni per chi ha figli a carico.

Se il Pd lavora ai suoi emendamenti, anche il Terzo Polo boccia senza appello il decreto e prepara le sue proposte orientate a tagliare le spese superflue e a riorganizzare gli enti territoriali. Pur in vacanza, il leader Api Francesco Rutelli, anche in quanto senatore, coordina la messa a punta delle idee alternative del Terzo Polo in vista del dibattito a Palazzo Madama. Chiede invece un fronte unico delle opposizioni l'Idv e Antonio Di Pietro si allinea alla stroncatura del Pd sulla manovra: "Il governo ha scelto di fare cassa colpendo dove è più facile, e quindi ha preso di mira, tanto per cambiare, i lavoratori e il ceto medio e ha graziato i grandi evasori che da tempo immemorabile derubano impuniti questo Paese".

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