Manovra, già a rischio la tassa di solidarietà

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Da maggioranza e opposizione si moltiplicano le richieste di rivedere il prelievo sui redditi oltre i 90mila euro. Prende piede l'ipotesi di un aumento dell'Iva. Calderoli: "Tutto si può cambiare". Lettera aperta di Libero a Berlusconi: "Silvio fermati"

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Nonostante il giorno festivo non si placano le polemiche e il dibattito politico sulla manovra economica, che è entrata in vigore domenica, dopo la firma del presidente della Repubblica e che dovrà essere convertita in legge entro sessanta giorni dal Parlamento. Il governo ha assicurato che non ha intenzione di porre la fiducia sul decreto e di essere aperto a eventuali modifiche. E secondo i retroscena riportati dai principali quotidiani, il primo a desiderare profonde modifiche al testo sarebbe lo stesso Silvio Berlusconi, infastidito dal dover imporre la tassa di solidarietà, dopo aver per anni promesso che "non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani". Tra le ipotesi al vaglio per depotenziare l'imposizioni fiscale, secondo le indiscrezioni, ci sarebbe quella di aumentare di un punto percentuale l'Iva. Sempre un aumento fiscale, ma meno evidente.

Dalle pagine de La Stampa, il ministro Calderoli infatti si dice aperto alle modifiche: "Tutto si può rivedere" spiega, "ma a saldi invariati". Entrando nel dettaglio l'esponente leghista spiega che "un provvedimenti sull'Iva può essere anche auspicabile, all'interno della riforma fiscale, ma non per finanziare o ridurre i tagli della spesa pubblica." Il ministro per la semplificazione però chiude rispetto ad ogni ipotesi di riforma del sistema previdenziale: "Non si possono riformare le pensioni ogni quindici giorni: prima c'è stata quella di Dini, poi Prodi, Maroni e Damiano".

Un'apertura alle modifiche sul contributo di solidarietà arriva anche da Maurizio Lupi, che dal Corriere della Sera, auspica che non si potrà non tenere conto del quoziente famigliare: "E' chiaro che chi ha figli a carico subirebbe il contributo in maniera assai più significativa". E anche se nega l'ipotesi che eliminare la nuova imposta, l'esponente del Pdl, sostiene che "sia stato un errore rinunciare alla possibilità di intervenire sulle pensioni o ritoccare l'Iva. L'aumento di un punto sarebbe un sacrificio. Va anche detto che non credo innescherebbe di per sé chissà quale recessione". Il vicepresidente della Camera poi ha parole di apprezzamento anche per la proposta del Partito democratico di colpire i capitali rientrati grazie allo scudo fiscale.

Sempre dalle pagine del quotidiano di via Solferino parla Pier Ferdinando Casini, che attacca la manovra definendola iniqua, ma precisando che "se cambia nel profondo, noi ci siamo". Anche per il leader dell'Udc il nodo da scogliere è la tassa di solidarietà. Un'imposta "totalmente iniqua che rende equa la patrimoniale, che per quanto odiosa avrebbe tassato i beni veri". Casini invece apre a un'ipotesi di riforma della previdenza ("La durata della vita aumenta e dobbiamo adeguarci all'Europa"). Ma soprattutto anche lui si dice disponibile a un intervento sull'Iva. "Io avrei preferito aumentarla, piuttosto che imporre tante scelte inique" spiega. E al giornalista che osserva come questa era l'intenzione iniziale di Berlusconi, il leader centrista sbotta: "E perché non l'ha fatto? Il premier è lui, non io.

Intervento sull'età pensionabile e aumento dell'Iva sono anche tra le proposte lanciate dalla cosiddetta fronda anti-Tremonti nel Pdl. Da La Repubblica Guido Crossetto, già in passato polemico con il ministro dell'Economia, annuncia quali saranno gli emendamenti che presenterà: innalzamento dell'età pensionabile e aumento di un punto dell'Iva ("avrebbe un'incidenza meno depressiva del prelievo in busta paga"). Più politica invece l'intervista a Bersani, che sempre da Repubblica sottolinea come "questo governo non ha nessuna credibilità. Se non cambia rischiamo di rendere inutili tutti i nostri sforzi. Ci vuole un governo di transizione per affrontare l'emergenza".

Esce in edizione straordinaria di lunedì anche Libero, quotidiano tradizionalmente vicino alla maggioranza, che apre con una lettera aperta a Berlusconi dal significativo titolo "Silvio fermati". Il direttore Maurizio Belpietro si rivolge al presidente del Consiglio e a Umberto Bossi. Partendo dal ricordo dei loro primi incontri, Belpietro chiede ai due leader una specie di ritorno alle origini: "Quando vi ho conosciuto eravate sinceramente decisi a cambiare l’Italia". "La manovra che voi avete appena approvato è l’esatto contrario di ciò in cui avete creduto e di ciò che avete predicato per anni" si legge nella lettera che si conclude chiedendo di "correggere in Parlamento la super tassa sui redditi oltre i 90 mila euro sostituendola con un’altra misura, come ad esempio l’eliminazione delle migliaia di distacchi sindacali nel pubblico impiego e dei fondi che ogni anno lo Stato versa a Cgil, Cisl e Uil."

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