Berlusconi: "Il voto nel 2012? Un’ipotesi che non esiste"

Berlusconi con i ministri Sacconi e Tremonti
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Il premier smentisce le voci su un possibile ricorso anticipato alle urne. Le imprese incalzano il governo: "Ora le liberalizzazioni e il taglio dei costi della politica". Il ministro Sacconi fissa per mercoledì un nuovo incontro con le parti sociali

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Nessun voto anticipato e, anzi, al lavoro per dare un segnale forte ai mercati. Così, dopo la conferenza stampa in cui il premier e Giulio Tremonti hanno annunciato l'anticipo al 2013 dell'obiettivo del pareggio di bilancio, sabato 6 agosto il premier torna a farsi sentire. Le indiscrezioni apparse su alcuni giornali sulla possibilità di anticipare il voto al 2012 (temendo l'impopolarità delle misure da adottare) vengono subito smentite: "Non si è assolutamente mai parlato di questo", dice Berlusconi. "E' un ipotesi che non c'è mai stata" spiega ai giornalisti che lo attendevano davanti alla sua residenza romana, sottolineando che "non c'è nessun cambiamento nei programmi" della maggioranza.

Nuovo incontro governo-parti sociali - Appurato che ad agosto il governo e il Parlamento continueranno a lavorare, a dare un'ulteriore segnale è il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che annuncia: "Per mercoledì pomeriggio abbiamo riconvocato il tavolo negoziale con tutte le parti sociali". Giovedì 4 agosto c'era stato il primo incontro tra governo, sindacati, banche e imprese seguito all'appello delle parti sociali alla discontinuità del 27 luglio.
"Il documento delle organizzazioni rappresentative delle imprese - afferma Sacconi - conferma la loro piena disponibilità al confronto sulla base dell'ulteriore iniziativa di ieri del Governo. Nello stesso modo si sono espressi i segretari del sindacato riformista. Per mercoledì pomeriggio - annuncia quindi il ministro - abbiamo riconvocato il tavolo negoziale con tutte le parti sociali. Così come Camera e Senato, come annunciato, garantiranno presto l'opportunità di un confronto con le opposizioni, a partire da quella che ha già anticipato una responsabile disponibilità. Ogni tema utile alla modernizzazione - e con essa alla maggiore stabilità e alla crescita dell'economia - sarà a questo punto esaminato senza pregiudizi o preclusioni. I delicati temi del lavoro devono ovviamente trovare soluzione con le parti sociali e in termini tali da rafforzarne la capacità di promuovere investimenti, occupazione aggiuntiva e maggiore salario nelle diverse situazioni aziendali e territoriali".

Le imprese: "Bene, ora liberalizzazioni e taglio costi politica" - Tornano a farsi sentire anche le imprese. "Apprezziamo l'impegno a sottoporre subito le misure al Parlamento e a costituzionalizzare l'obbligo del pareggio di bilancio". E' quanto affermano in una nota congiunta Abi, Alleanza cooperative italiane, Ania, Cia, Claai, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria e Reteimprese Italia, che così commentano gli annunci fatti dal presidente del Consiglio e chiedono liberalizzazioni e tagli ai costi della politica.
“Con le decisioni annunciate, il Governo ha preso atto della serietà della situazione sui mercati finanziari", si legge nel comunicato, che prosegue: "Siamo pronti a confrontarci con l'Esecutivo sulle misure che verranno proposte in materia di fiscalità e assistenza per anticipare il pareggio di bilancio al 2013. Riteniamo opportuna una seria e rapida consultazione delle parti sociali su queste misure. In materia di lavoro deve essere riconosciuto il ruolo degli attori sociali. Riteniamo che non vi sia alcun motivo di attendere una modifica dell'articolo 41 della Costituzione, in sé positiva, per procedere alle liberalizzazioni e a quelle semplificazione della Pubblica amministrazione che possono ridurre gli oneri su imprese e cittadini e dare più spazio alla libera attività imprenditoriale e al mercato. Ribadiamo che è necessario anticipare i tagli ai costi della politica; sarà altrimenti molto difficile chiedere sacrifici al Paese.

Bersani: "Tremonti dica da dove prenderà i soldi" - Intanto da Pier Luigi Bersani arriva un attacco nei confronti del ministro dell'Economia. "Se vuol conservare la manovra anticipandola, Tremonti non pensi di uscire dalle Commissioni parlamentari senza uscire dalle nebbie, senza dire cioè dove precisamente e a carico di chi e di che cosa intende ricavare decine di miliardi dall'assistenza e dalla manovra sul fisco e detrazioni", scrive il segretario del Pd in una nota.
"Ci dovrà anche dire quanto pagherà, di questa manovra, chi ha un reddito medio basso o chi ha bisogno dei servizi, e quanto pagherà chi ha redditi, patrimonio e ricchezza  paragonabili, per fare solo un esempio, a quelli del Presidente del Consiglio" - continua Bersani. "Dovrà anche dire se davvero dovremo affidare le speranze di crescita alla prospettiva filosofica di un nuovo art. 41 della Costituzione sulla libertà d'impresa o se finalmente non sia il caso di qualche scelta più concreta".

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