Bersani: "Ecco le nostre proposte per uscire dalla crisi"

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani
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Il segretario del Pd, criticato per essersi limitato a chiedere le dimissioni del premier nella sua replica alla Camera, scrive al Sole 24 Ore per lanciare 5 priorità sulle quali lavorare. Sacconi intanto precisa: "Governo già al lavoro"

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Pier Luigi Bersani scrive una lettera al Sole 24 Ore e indica quali sono le cinque priorità che, secondo il suo partito, il governo dovrebbe affrontare subito per dare una risposta ai mercati. Il segretario del Pd risponde così alle critiche di chi lo aveva attaccato per essersi limitato, nella sua controreplica a Berlusconi, a chiedere le dimissioni senza avanzare proposte. Esiste una grave crisi internazionale, precisa all'inizio Bersani, ma "non possiamo dimenticare che noi abbiamo problemi strutturali con i quali l'Italia non fa i conti ormai da tempo". Primo punto sul quale intervenire è la "riforma della Pubblica amministrazione con obiettivi di semplificazione, di risparmio". Poi "riforma fiscale con obiettivi stringenti di recupero dell'evasione e di spostamento del carico dalla produzione alla rendita." Al terzo posto il leader dell'opposizione mette un suo vecchio cavallo di battaglia, le liberalizzazioni "con una dozzina di misure capaci di tagliare incrostazioni e favorire lo sviluppo delle attività economiche." Ultime due questioni messe in agenda le "politiche industriali orientate alle reti, alla tecnologia e alla ricerca, all'efficienza energetica, alla dimensione d'impresa, indirizzandole in particolare alle risorse potenziali del Sud e la Correzione della manovra economica, fermo il vincolo del pareggio, riducendo iniquità e spinta recessiva, ri-selezionando sia i tagli di spesa sia il carico fiscale con misure immediate di anticipazione della riforma del fisco."

"Sui primi quattro punti - scrive Pier Luigi Bersani - il Partito democratico ha idee e proposte specifiche da confrontare con chiunque fosse interessato sul serio a discutere. Sul quinto punto stiamo lavorando." Il leader dell'opposizione ribadisce però la richiesta di dimissioni, spiegando che "chi pensa (per conformismo politico o egoismo sociale o nell'illusione che la stabilità coincida con la palude) che si possa andare avanti così fino al 2013, si carica di una drammatica responsabilità." Per fare le riforme spiega il segretario del Pd, servono tempo e credibilità, chiedendosi retoricamente "da dove possono venire dunque tempo e credibilità se non da una visibile svolta politica, cioè da una discontinuità che non venga percepita come gattopardesca?".

Intanto, anche dal governo arrivano le prime risposte alle critiche della stampa. Maurizio Sacconi, nel corso della trasmissione Radio Anch'io, replica a chi ha attaccato l'esecutivo per aver rimandato tutti gli interventi a settembre. Nessun rinvio, spiega il ministro del Welfare, spiegando che "probabilmente ci incontriamo già la prossima settimana, molte azioni sono in corso". Il ministro, ha, infatti spiegato: "Noi non abbiamo detto di rinviare le cose a settembre, anzi si è detto di lavorare con continuità alla crescita e a settembre di fissare un complesso di punti, una sorta di primo fixing del lavoro già svolto".



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