Casini: "Contro la crisi serve governo di unità nazionale"

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Il leader dell'Udc in un'intervista al Corriere della Sera denuncia l'immobilismo dell'esecutivo: "Se c'è bisogno non andiamo in vacanza, ma si faccia qualcosa subito". "Il premier - attacca - dovrebbe prendere coscienza della caduta di consenso"

"Occorre un armistizio fra tutti i partiti, che apra la strada ad un governo di unità nazionale". Intervistato dal Corriere della Sera, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini lancia l'allarme per "l'immobilismo" dell'esecutivo di fronte alla crisi. "Se c'è bisogno non andiamo in vacanza, e comunque siamo pronti: una chiamata e torniamo a Roma", dice. "Ma si faccia qualcosa subito, prima che sia troppo tardi".

Occorre "prendere coscienza della crisi sul serio, il più presto possibile", sottolinea Casini, che definisce "assurda" la mancanza di una risposta di fronte all'appello delle forze sociali, in merito al quale "il governo deve convocare subito un tavolo". Nei confronti dell'Italia, prosegue, "c'è sfiducia per l'assenza di misure serie e di segnali politici adeguati", mentre la Spagna "pur avendo un'economia più fragile della nostra sta reagendo meglio, perché si è accorta che doveva prendere provvedimenti economici seri e ha indetto elezioni anticipate".

"Il presidente del Consiglio dovrebbe prendere coscienza della caduta verticale di consenso del governo", sostiene Casini, e quindi scegliere se andare alle urne o "dare il via libera a un esecutivo di unità nazionale". Il leader dell'Udc invita il segretario del Pdl Alfano a riflettere, perché "il suo nuovo partito, appena nato, rischia di pagare un prezzo altissimo se resta arroccato e non coglie l'opportunità di voltare pagina".

Sul finanziamento ai partiti "non si può essere demagogici: basta guardare ciò che fanno in Germania", afferma Casini. "Il vero scandalo è  l'arricchimento personale. Con tutto il rispetto occorre distinguere tra chi finanzia il partito e chi ha il problema di girare su auto di lusso".
Nell'intervista Casini interviene anche sulle vicende che coinvolgono il ministro Tremonti. "Ha gestito male la vicenda. Come è possibile dire che non si sente sicuro? Da chi si sente spiato, dal presidente del Consiglio? Per quanto riguarda la Finanza - aggiunge - la proposta è semplice: per chiudere la stagione dei veleni è indispensabile tornare ad una designazione esterna, forse non definitivamente, ma oggi è utile".

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