Fini: “Sì a un governo Maroni. Anche il Pd lo appoggerebbe”

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Il presidente della Camera, in un’intervista a Repubblica, auspica un nuovo esecutivo guidato dall’attuale ministro dell’Interno: “Berlusconi ci porta nel baratro". Ma il titolare del Viminale: "Lavoriamo per arrivare al 2013"

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"Galleggiare equivale ad allungare l'agonia a spese dell'Italia. Siamo di fronte al baratro. Gli uomini più avveduti della maggioranza abbiano il coraggio di spiegare a Berlusconi che deve fare un passo indietro". A dirlo, in un'intervista a Repubblica, il presidente della Camera Gianfranco Fini, che auspica un governo Maroni, spera nel sostegno del Pd a un nuovo esecutivo e definisce "ingenuo" credere in "uno strappo" di Alfano, "anche semplicemente per una questione di lealtà". "Serve un governo con un programma definito: il rilancio dell'economia e una riforma elettorale", sostiene Fini. "La maggioranza che è uscita dalle elezioni ha il diritto di esprimere il presidente del Consiglio. Facciano un nome: il Terzo Polo farà la sua parte, e spero che anche il Pd non si sottragga alle responsabilità".
Il ministro Maroni, però, non sembra esser interessato all'ipotesi. "Noi lavoriamo perché il governo arrivi a fine legislatura" ha assicurato.

Auspicabile un governo Maroni - Per il leader di Fli un governo Maroni "è auspicabile". Il ministro dell'Interno "ha dimostrato di essere più consapevole di quel che sta accadendo" afferma Fini, spiegando di non credere a uno "show down nella Lega". "Bossi è la Lega ma sa che certe cose non può dirle e le fa dire al suo ministro" che così "sta diventando il punto di riferimento di un certo malcontento lumbard". Tuttavia, aggiunge, "il segretario leghista sa anche che lui e il premier sono legati". E continua: "Molti nel Pdl mi dicono che il problema è Berlusconi e che questo governo non può governare. Allora rompano questa cappa e il centrodestra si riorganizzerà completamente”. In caso contrario, alle prossime elezioni il Terzo Polo si presenterà "da solo". "Il Pd coltiva ancora la tentazione di mettere tutti insieme a sinistra. Come ieri, quando si illudeva di tenere insieme Dini e Bertinotti - prosegue Fini - Basta con questo bipolarismo muscolare per cui è importante mettere tutti insieme per vincere e a governare ci si pensa dopo". L'importante è "ricostruire un legame tra eletti e elettori. Meglio i collegi delle preferenze, ma sono pronto a discuterne".

Cultura della legalità indebolita-
In merito alla corruzione, Fini non si dice convinto dai paragoni con Tangentopoli e Mani Pulite. "E' vero però che nel Paese c'è una corruzione diffusa, c'è un indebolimento della cultura della legalità. E in questo Berlusconi non ha aiutato: se si dà l'idea che la legge non è uguale per tutti, se si attacca la magistratura, si apre una deriva pericolosissima". Nella lunga intervista il presidente della Camera parla anche della necessità di tagliare i costi della politica, ma "senza mettere in discussione i costi della democrazia. Il vero costo è il proliferare di apparati, dei consigli di amministrazione, dei consorzi di bonifica. Non basta tagliare un po' qua e un po' là".

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