Maggioranza nel caos dopo il caso Papa

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
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L'ira di Berlusconi per la posizione della Lega e la vittoria della linea Maroni nel Carroccio. Questi i retroscena dopo l'arresto del deputato Pdl. Polemiche sul voto segreto. Cicchitto: "Non è stato garantito, ci sarebbero gli estremi per invalidarlo"

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(in fondo al pezzo tutti i video sul caso P4)

Sono bastati 27 voti per dire sì alla richiesta di arresto di Alfonso Papa, deputato del Pdl al centro dell'inchiesta sulla P4. 27 voti che hanno scatenato l'ira di Silvio Berlusconi, acceso i riflettori sullo strappo tra Pdl e Lega e creato tensioni all'interno del Carroccio tra Maroni e Bossi.

Lo strappo della Lega - Non nasconde la rabbia Silvio Berlusconi che, sbattendo il pugno sul tavolo nella sala del governo (dopo aver udito l'esito dello scrutinio segreto), grida vergogna per l'atteggiamento 'forcaiolo' della sinistra, garantista a fasi alterne. La rabbia del premier si somma a quella di tutto il Popolo della Libertà, che oltre ad attaccare duramente l'opposizione, punta il dito contro la Lega Nord favorevole ad autorizzare la richiesta d'arresto.
La spaccatura tra Pdl e Lega è evidente, tant'è che il capo del governo, pur nella convinzione di poter 'tenere' la maggioranza e andare avanti, ha già dato appuntamento ad Umberto Bossi venerdì per un chiarimento sulla maggioranza, messa ora seriamente in discussione.
Tanto è vero che anche dal vertice serale di Palazzo Grazioli tra Berlusconi e lo stato maggiore del partito, è emerso che tutto questo è nato da problemi interni della Lega e dalla spaccatura tra parlamentari vicini a Maroni e il resto del Carroccio.
Oltre al ministro dell'Interno, da sempre favorevole all'arresto di Alfonso Papa, finisce sul banco degli imputati anche Pier Ferdinando Casini: quello che ha fatto è una vergogna, è il ragionamento del capo del governo. Commenti a caldo, quelli di Berlusconi, prima di riunire a palazzo Grazioli tutto lo stato maggiore del partito.

Bossi e Maroni, i due volti della Lega - Per i deputati pidiellini però il voto della Camera segna la vittoria del ministro dell'Interno Roberto Maroni. E i commenti sul web fatti dai leghisti, sembrano dare ragione a questa lettura politica della scelta fatta a scrutinio segreto a Montecitorio.
Determinante per il via libera all'arresto di Papa è stato il sì di gran parte della Lega Nord, che fino alla vigilia con il capogruppo Marco Reguzzoni aveva dato una linea piuttosto ambigua: il Carroccio era per l'arresto, ma al tempo stesso concedeva libertà di coscienza nel voto. Il fatto poi che lo scrutinio fosse segreto, avvalorava la tesi della ritrovata coesione della maggioranza, sia pure sul filo di lana. Ma così non è stato.
Al termine della giornata il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il vero protagonista, ha dichiarato: "Siamo coerenti. La Lega ha votato sì, assolutamente sì. Come avevamo detto". Nel Carroccio, Maroni è stato il capofila della linea favorevole all'arresto di Papa, mentre il leader Umberto Bossi ha tenuto una posizione più ondivaga ed oggi spiccava la sua
assenza a Montecitorio.

Cicchitto: "Ci sarebbero gli estremi per invalidare il voto" -
Continuano le polemiche sul voto segreto alla Camera. Secondo alcuni esponenti della maggioranza, Pd e Idv avrebbero reso palese il proprio voto tramite uno stratagemma. "Ci sarebbero tutti gli estremi per invalidare il voto ma non vogliamo infilarci in una vicenda procedurale. Riteniamo però che ieri sia stato leso in modo organico, totale, il principio del voto segreto. Un episodio gravissimo". Denuncia il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Un tema che "non esiste", secondo Dario Franceschini: "Il singolo deputato - spiega il capogruppo del Pd - può dichiarare il proprio voto, e il sistema garantisce la segretezza del suo voto. Chi vuole votare palesemente malgrado lo scrutinio segreto per non essere accusato all'esterno, può farlo, come noi abbiamo fatto ieri, senza che la legittimità della votazione risulti compromessa".

Bersani: la maggioranza non c'è più -
"C'è da registrare un dato nuovo", ha spiegato Bersani, "in altre occasioni, anche improprie, il vincolo di maggioranza aveva funzionato, stavolta non ha funzionato, è un dato politico, i numeri contano". Per Bersani è la riprova che la maggioranza non c'è più, è da molto tempo che dimostra di non esserci...". E da Fli, Nino Lo Presti ha sottolineato: "La politica italiana (dopo la giornata mercoledì, ndr) non sarà più la stessa, ma a cambiare definitivamente i connotati sarà d'ora in avanti anche la Lega Nord: la presenza in Aula alla Camera di Roberto Maroni ha condizionato il voto del Carroccio, e per il "cerchio magico" di Umberto Bossi c'è ormai solo da suonare il requiem".

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