Riforme costituzionali, ecco la bozza Calderoli

L'aula di Montecitorio
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Meno parlamentari pagati per la reale attività, più poteri al premier e senato federale, sono alcuni dei punti della proposta dell'esponente leghista. Ma il Pdl sembra scettico

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Quattrocentoquarantacinque parlamentari in meno, rafforzamento dei poteri del premier e dell'esecutivo, fine del bicameralismo perfetto. Il governo Berlusconi rilancia. E mette sul tavolo una riforma costituzionale delle istituzioni. Con una bozza firmata dal ministro Roberto Calderoli, venerdì all'esame del Consiglio dei ministri, che richiama in alcuni passaggi la riforma approvata dal Parlamento e bocciata dal referendum nel 2006. Nella bozza del governo, il presidente del Consiglio diventa "primo ministro". E nasce il "Senato federale". Inoltre, per rispondere alla nuova ondata anti-casta, c'è un drastico taglio di deputati e senatori, oltre alla previsione che l'indennità parlamentare sia commisurata al lavoro svolto. Mentre a sostegno del governo vanno norme per accelerare l'iter legislativo e un meccanismo di sfiducia costruttiva anti-ribaltone.

"Siamo passati ai fatti", esulta il ministro Roberto Calderoli. Ma l'accelerazione leghista viene accolta con freddezza nel Pdl, dove la bozza non è  stata ancora vagliata. E' "interessante", dice Fabrizio Cicchitto, ma richiede "uno studio approfondito da parte delle forze politiche che compongono la maggioranza". Intanto, l'opposizione si mostra a dir poco scettica sulla possibilità che una riforma di tale portata possa essere varata entro fine legislatura. "Ci auguriamo non sia la solita boutade estiva", afferma Antonio Di Pietro, pronto però a "valutare" la bozza. "Sembra un espediente per continuare a stare lì, più che per fare la riforma necessaria", dice Massimo D'Alema.

Senato federale - Fine del bicameralismo perfetto. Nasce il Senato federale, composto da senatori (non meno di cinque per Regione) eletti contestualmente ai Consigli regionali (più altri rappresentanti delle autonomie, senza diritto di voto). Solo per poche delicate materie le leggi (es. costituzionali) avranno bisogno dell'approvazione di entrambi i rami del Parlamento, negli altri casi la competenza sarà di una sola Camera, con possibilità per l'altra di formulare un parere.

Primo ministro - Il presidente del Consiglio diventa "primo ministro" e nomina e revoca ministri e sottosegretari. Può chiedere al capo dello Stato lo scioglimento della Camera.

Tagli ai parlamentari - Diventano 500 i parlamentari: da 630 a 250 i deputati, da 315 a 250 i senatori. E "ricevono un'indennità in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione" all'attività di Commissioni a Aula.

Più giovani nelle istituzioni - Viene ridotta da 50 a 40 anni l'età per diventare presidente della Repubblica. Per essere eletti in Parlamento basta invece avere 21 anni (prima erano 40 per il Senato e 25 per la Camera).

Stop voto all'estero - Con la "soppressione" della circoscrizione Estero, stop al voto degli italiani all'estero.

Deputati a vita - Gli ex capi di Stato diventano di diritto non più senatori, ma "deputati a vita". Scompare la figura del senatore a vita nominato per "altissimi meriti".

Presidente della Camera suplente - Non è più il presidente del Senato, ma quello di Montecitorio, supplente in caso in cui il capo dello Stato non possa adempiere alle sue funzioni.

Sfiducia costruttiva e anti-ribaltone - La sola Camera vota la fiducia al governo. E può votare una sfiducia costruttiva, con indicazione di un nuovo premier. Ma sempre "nell'ambito della maggioranza che ha vinto le elezioni". Con un meccanismo anti-ribaltone che vincola anche il capo dello Stato.

Urgenza leggi - Il governo può mettere l'acceleratore ai disegni di legge: se ne dichiara "l'urgenza", le Camere dovranno votare entro 30 giorni (più in fretta di un decreto). In ogni caso per le proposte di legge i regolamenti indicheranno "tempi certi". Previste garanzie dei diritti delle opposizioni.

Maggioranze solide
- Strada sbarrata al proporzionale puro. Il testo prevede che la legge elettorale della Camera debba "favorire la formazione di una maggioranza".

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