Milano, Pisapia sull'Expo: "Ho dovuto dire di sì"

Giuliano Pisapia
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Dopo le polemiche sul via libera della Giunta di centrosinistra al progetto firmato da Letizia Moratti, il neo sindaco spiega: "Avremmo perso credibilità e finanziamenti". Il giro d'affari dell'Esposizione si aggira sui 69 miliardi di euro

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di Pamela Foti


L’Expo 2015 è al centro della polemica che in questi giorni sta investendo l’amministrazione di Giuliano Pisapia. Dopo il via libera all’unanimità, che recepisce l’accordo di programma sulle aree su cui sorgerà l’Esposizione Universale di Milano, sono in tanti a chiedersi perché la neo eletta giunta di Pisapia abbia dato l’ok al tanto criticato (proprio dal centrosinistra) accordo stilato da Letizia Moratti durante il suo mandato da sindaco.   A tenere banco anche le divisioni all’interno dell’amministrazione Pisapia, dopo che l'assessore alla Cultura con delega all'Expo Stefano Boeri aveva espresso sulla sua pagina Facebook la propria contrarietà all’accordo di programma. Prima del voto all’unanimità, inoltre, qualcuno aveva persino ipotizzato che l’architetto potesse rimettere nelle mani del sindaco la delega all'Expo, conservando quella alla Cultura-Moda-Design.

Pisapia: era l'unico modo per salvare l'Expo - “Non c’è da una parte Boeri e dall’altra Pisapia. Non ci sono da una parte meravigliosi orti e dall’altra cemento. C’è un impegno già preso che va portato avanti nel modo migliore affinché diventi un’occasione di ricchezza per tutta la città, sia durante che dopo l’Expo”. E’ con queste parole che il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, attraverso le colonne di Repubblica, spiega la scelta di andare avanti col progetto Moratti. “Usciamo da polemiche sterili”. E aggiunge: “Ho dovuto dire di sì, era l’una strada per salvarlo”. Se l’accordo non fosse stato firmato, spiega, ci sarebbe stata la revoca dell’evento e questo avrebbe comportato il pagamento di “ingenti penali, la perdita di credibilità nazionale e internazionale e la perdita di finanziamenti fondamentali per lo sviluppo economico e sociale di Milano e del Paese”.

La polemica sul web – Sono in tanti però a non condividere la scelta della Giunta Pisapia. E per capirlo basta leggere i commenti all'intervista sulla pagina Facebook dello stesso sindaco. Tra i critici, si segnala anche Marco Travaglio che dalle colonne de Il Fatto Quotidiano ha definito nei giorni scorsi l'accordo di programma sulle aree espositive “una penosa resa senza condizioni ai poteri forti e alla linea Formigoni-Moratti". Il giornalista ha poi sferrato un attacco a Stefano Boeri per aver dato il via libera al progetto e ha sollevando un problema di conflitto di interessi. L’architetto infatti, è stato consulente del sindaco Moratti per il progetto Expo 2015. Immediata la risposta dell’attuale assessore all’Esposizione Universale, che sul suo sito scrive: “Ha certamente senso denunciare come conflitto d’interesse l’occupazione di un incarico pubblico da parte di una persona che da quell’incarico può ricavare vantaggi economici, nuovi affari, proroghe di concessioni, incarichi professionali, appalti e commesse. Non può averlo se si denuncia un conflitto d’interesse per il solo fatto che – come nel mio caso – un professionista abbia lavorato come consulente su un progetto per un committente come la società Expo e poi, successivamente, cinque mesi dopo aver concluso quel lavoro, abbia scelto di impegnarsi in politica per la propria città”. La lettera, ripresa da Boeri su Facebook, ha aperto una discussione tra l'assessore e diversi suoi sostenitori.

Pericolo di cementificazione - Tra i punti contestati nell’accordo di programma, che passerà all'esame del Consiglio comunale di Palazzo Marino il prossimo 25 luglio, quello che prevede un indice di edificabilità dello 0,52%, considerato troppo alto da coloro che temono una cementificazione. E proprio su questo punto aveva espresso perplessità Stefano Boeri prima del voto. Ma il testo sull’edificabilità dei terreni, assicura Pisapia, predispone la conversione delle aree al termine dell'esposizione, con "almeno il 56% della superficie totale dei terreni dell'Expo che verrà destinato a parco" mentre il resto dei terreni avrà una funzione d'uso prevista direttamente dall'accordo e interamente a servizio dei cittadini lombardi. “Non ci sarà alcuna speculazione edilizia - precisa il primo cittadino a Repubblica – possiamo e dobbiamo mettere dei paletti”. I milanesi non resteranno delusi “il parco ci sarà e sarà vasto almeno il 56% dell’area, per quel che mi riguarda e anche di più".

Un giro d’affari di 69 miliardi di euro – Secondo lo studio elaborato dall’Università Bocconi di Milano e Certet (Centro di Economia Regionale dei Trasporti e del Turismo), si stima che la produzione aggiuntiva complessivamente determinata da EXPO Milano 2015 nell’economia italiana, nel periodo 2011-2020, potrà ammontare a più di 69 miliardi euro, cui corrisponde un incremento di valore aggiunto pari a circa 29 miliardi euro. “EXPO Milano 2015 – si legge nella relazione - avrà rilevanti impatti sull’occupazione nazionale, oltre che lombarda, in particolare: l’occupazione generata in modalità diretta, indiretta ed indotta sarà pari, nel decennio 2011-2020, a circa 61.000 persone occupate in media ogni anno; il fabbisogno occupazionale avrà un picco nel triennio 2013-2015 e sarà variamente distribuito sia negli anni precedenti che in quelli successivi all’evento. Il gettito fiscale dovuto alla produzione totale attivata da EXPO Milano 2015 sarà di circa 11,5 miliardi euro, ripartiti tra imposte dirette (64%) e indirette (36%).

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