"Poche donne": il Tar annulla la giunta Alemanno

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno
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I giudici hanno valutato insufficiente la presenza di una sola "assessora" su dodici membri. Immediata la reazione del sindaco: entra in squadra Rossella Sensi, che avrà la delega allo Sport. Ma sul nome da sacrificare è scontro nel Pdl

Annullata. Impossibilitata a governare. La giunta di Roma capitale non esiste più. Almeno fino a quando non avrà accolto tra i suoi componenti un numero di donne adeguato a rispettare il principio di pari opportunità. Lo ha deciso il Tar, che ha valutato insufficiente la presenza di una sola "assessora" su 12 membri della giunta. E impone dunque a Gianni Alemanno di cambiare. "Tra lunedì e martedì farò la nuova giunta", annuncia il sindaco. Che ha già scelto l'ex presidente della Roma Rosella Sensi. Ma potrebbe non essere l'unico nuovo assessore donna.

"La sentenza del Tar non è giusta", dice a muso duro il sindaco. Che difende le scelte fatte a gennaio, quando fu lui a cancellare con un colpo di spugna la sua squadra di governo, dando vita all'Alemanno-bis. Ora i giudici impongono l'Alemanno-ter. E il sindaco si trova di fronte alla difficoltà di rimettere mano ai delicati equilibri nel suo monocolore pidiellino.

Ma non farà ricorso al Consiglio di Stato, conferma. Perché "questo Comune rispetta le quote rosa". Quanto la giunta dovrà cambiare per rispettare la parità di genere, non è dato sapere. Il Tar potrebbe specificarlo nel dispositivo della sentenza atteso entro 45 giorni, ma anche no. Per ora, il sindaco annuncia un nuovo ingresso: quello dell'ex presidente della Roma Rosella Sensi. Per lei Alemanno ha disegnato una nuova delega, "trasversale": "la promozione dell'immagine e dello sviluppo di Roma Capitale", in relazione ai grandi progetti e alla candidatura alle Olimpiadi del 2020.

Ma le ricorrenti Monica Cirinnà (Pd) e Gemma Azuni (Sel), che insieme ai Verdi hanno visto venerdì 15 riconoscere le loro ragioni dal Tar, annunciano già un secondo ricorso se alla fine all'assessore Sveva Belviso si aggiungerà la sola Sensi.

Così nel Pdl, si fa strada l'idea dell'ingresso in giunta di un'altra donna, magari che non venga dalla 'società civile' come la Sensi. Il nome? Gli ex forzisti vedrebbero bene la deputata Beatrice Lorenzin, che però avrebbe un problema di doppi incarichi. Mentre non tramonta l'ipotesi della rampelliana Lavinia Mennuni, la cui nomina potrebbe ricucire lo strappo consumato a gennaio tra Alemanno e Rampelli. "Si avvii un confronto serrato", afferma il deputato Pdl, che sostiene si debba andare "oltre 1/6 di presenze femminili".

Ma il vero problema che si trova ad affrontare il sindaco è quello relativo a chi sacrificare per far spazio alle donne in giunta (e in subordine, come redistribuire le deleghe). Lo bloccano infatti i veti incrociati delle componenti Pdl. Avrebbe voluto sostituire il vicesindaco Mauro Cutrufo, ma gli ex democristiani si sono rivolti direttamente a Silvio Berlusconi per 'blindare' la sua presenza, come confermato in un vertice a via dell'Umiltà con Verdini e La Russa. L'unica via d'uscita poteva essere un sottosegretariato per Cutrufo, ma in questo momento la nomina sembra difficilmente praticabile.

Altro 'papabile' all'esclusione era Alfredo Antoniozzi, anche lui, come Cutrufo, assessore con doppio incarico parlamentare. Ma questa volta la 'blindatura' viene dall'area ex Fi. E allora nelle ultime ore i più a rischio sembrano essere il rampelliano Enrico Cavallari, che detiene la delega 'leggera' al Personale, e un altro ex Fi come Marco Corsini (Urbanistica). Ma fino all'ultimo niente è escluso, neanche che vadano via Cutrufo e Antoniozzi, nonostante le 'blindature'.

Intanto, mentre festeggia la sentenza del Tar, il Pd parla di "ennesima figuraccia di Alemanno, in tre anni di disastri". E il Verde Bonelli ne chiede le dimissioni, "per incapacità".

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