Tregua armata nella Lega. Maroni: "Con Bossi tutto a posto"

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Nessuna rottura ma ranghi serrati in vista del vertice di martedì 28 giugno tra il Senatur e il premier. Obiettivo del Carroccio: ottenere la riduzione delle tasse e risolvere il nodo del decreto sui rifiuti. La resa dei conti interna è rimandata

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"Tutto a posto", anzi "benissimo", sul fronte interno. Pronta a tenere il punto nel governo. La Lega serra i ranghi. Due ore e mezzo di incontro nella sede milanese di via Bellerio servono a siglare quella che appare come una tregua armata. Niente resa dei conti per ora tra Bossi e Maroni, tra “cerchio magico” e “maroniani”. Il partito dà mandato al “capo” per ottenere il più possibile nel vertice di maggioranza in programma martedì 28 giugno a palazzo Grazioli.
E' un momento decisivo per la Lega e la legislatura: su rifiuti (il Carroccio potrebbe dire sì al decreto ma solo a condizione che la spazzatura non prenda la via del Nord e rimanga al Sud) e fisco Umberto Bossi e i suoi non sono disposti a transigere. E si presentano uniti al tavolo della trattativa. Silvio Berlusconi è avvertito.

"Ci metto poco a espellere chi fa casino", aveva tuonato questo fine settimana il Senatur che qualche giorno prima aveva dichiarato: "Maroni non è contento? Peggio per lui". Una chiara affermazione della sua leadership nei confronti di chi, Roberto Maroni in testa, l'aveva in qualche modo messa in discussione con il tentativo (a vuoto) di sostituire il capogruppo (bossiano) Marco Reguzzoni alla Camera. Ma dopo le pubbliche schermaglie degli ultimi giorni, a via Bellerio lunedì pomeriggio non si è consumata nessuna resa dei conti. Il momento, del resto, non lo consente.

Certo, i dissidi tra le diverse anime della Lega non sono del tutto appianati. Il confronto interno è pronto a riemergere. Ma Maroni uscendo da via Bellerio fa fermare la macchina per assicurare ai giornalisti che è "tutto a posto". E pochi minuti dopo Rosi Mauro, esponente di punta del 'cerchio magico' bossiano, rimarca: "E' andata benissimo". Insomma, i padani si mostrano ancora una volta uniti e compatti attorno al loro leader, come dal palco di Pontida, per mantenere le promesse che da quel palco ai militanti sono state fatte.

Due sono i temi su cui nel pranzo di martedì 28 giugno a palazzo Grazioli il Senatur terrà il punto. Il primo è l'economia, con la manovra e la riforma del fisco che il governo si prepara a varare. Le tasse si devono ridurre, esigono i leghisti. Che cercano così anche un equilibrio rispetto all'attuazione del federalismo, che è molto costoso. Inoltre, come ha già detto in pubblico Bossi, sull'età pensionabile il partito non transige: niente innalzamento, non se ne parla.

E poi c'è il tema spinoso dei rifiuti di Napoli. Con il 'no' al decreto per il trasferimento in altre Regioni, già fatto valere da Calderoli in Consiglio dei ministri, sul quale non c'è alcuna intenzione di cedere. Anche a costo di creare problemi all'alleato Berlusconi, stretto tra le richieste dei suoi, con il ministro Prestigiacomo in prima linea a definire "inaccettabile" la chiusura leghista.

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