Castelli: "I romani arretrati culturalmente". E' polemica

Il viceministro delle Infrastrutture Roberto Castelli (Lega Nord)
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Bufera sulla frase del viceministro alle Infrastrutture riferita ai cittadini della Capitale che, secondo l’esponente del Carroccio, non vorrebbero pagare i pedaggi sulle strade gestite dall’Anas. Subito le reazioni di Gianni Alemanno e Renata Polverini

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"A mio avviso i romani non vogliono pagare perché sono arretrati culturalmente, perché pensano che lo Stato debba pensare a tutto". Lo ha detto il viceministro alle infrastrutture Roberto Castelli (Lega Nord), intervenendo la sera del 22 giugno a "La Zanzara" su Radio 24 (ascolta la puntata). "I più tignosi in questa vicenda - ha aggiunto - sono comunque quelli della sinistra".

La vicenda - La frase del viceministro Castelli si riferisce alla questione, ancora aperta, dell’introduzione dei pedaggi sulle strade Anas. Dopo che martedì 21 giugno il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, anche lui della Lega Nord, si era impegnato a rinunciare ai pedaggi sul Grande raccordo Anulare di Roma, sulla Salerno-Reggio Calabria e sulle molte altre tratte di strade gestite dall'Anas in quasi tutte le regioni italiane, mercoledì 22 giugno il viceministro Castelli, in commissione Trasporti di Montecitorio, ha invertito la rotta di 180 gradi: sui pedaggi, ha detto, il Governo non torna indietro. Così, di fronte alla levata di scudi del sindaco di Roma Gianni Alemanno, del Governatore del Lazio Renata Polverini e dei deputati romani di entrambi gli schieramenti, Castelli ha replicato con una pesante battuta contro i cittadini della capitale: "I romani non vogliono pagare perché sono arretrati culturalmente".

Le reazioni a Roma - "Siamo veramente stanchi di queste offese gratuite che ogni giorno vengono sparate a caso: può essere il caso dei ministeri o dei pedaggi, c'è una stanchezza veramente forte da parte nostra". Così il sindaco di Roma Alemanno ha risposto a Castelli. Per Alemanno, "chi dice sciocchezze di questo genere dimostra, lui, di non avere nessuna cultura e nessuna capacità di governo e quindi farebbe il piacere di stare zitto".
Il presidente della Regione Lazio Renata Polverini, invece, chiede le scuse del viceministro: "La Lega non si smentisce mai. Castelli si scusi con i romani per le parole offensive che non fanno onore a chi ricopre cariche istituzionali". "I cittadini di Roma e del Lazio – ha concluso - i pedaggi non li vogliono e non li devono pagare semplicemente perché sono ingiusti e servono, come è noto, solo a ripianare i debiti".
E anche il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti è intervenuto: "Il viceministro Castelli non l'hanno voluto neanche quelli del suo Comune: le sue opinioni contano poco perché per fortuna rappresenta un'oligarchia minoritaria e invidiosa. La stravaganza è che un tipo del genere che in qualsiasi paese del mondo potrebbe fare a malapena l'attacchino, qui, grazie alla destra, fa parte del Governo".
Infuriato con il viceministro leghista Castelli anche il presidente dell’Ordine degli ingegneri di Roma Francesco Duilio Rossi: "Se l'onorevole Castelli, che è un ingegnere iscritto all'Ordine di Roma, ritiene di appartenere a una comunità culturalmente arretrata è libero di iscriversi a un Ordine del nord".

La replica di Castelli – In serata Roberto Castelli è intervenuto di nuovo: "Non ho mai offeso i cittadini romani, dei quali ho il massimo rispetto. Parlavo chiaramente della politica romana relativa alle infrastrutture e non certo della cittadinanza". Così Castelli ha puntualizzato in una nota: "Confermo – ha aggiunto - che la cultura più avanzata in questo settore parla di project financing, di PPP e di strumenti finanziari innovativi. Se i politici romani non li accettano non è colpa mia".

Pedaggi o no? - Battutaccia a parte, il dietrofront di Castelli ha gelato le aspettative di chi aveva preso per buono il via libera del sottosegretario Giorgetti agli ordini del giorno presentati da deputati di maggioranza e opposizione martedì 21 giugno alla Camera. Tutti con il medesimo obiettivo: quello di risparmiare agli automobilisti un nuovo prelievo. Il partito anti-pedaggi, del quale fanno parte anche molti deputati della maggioranza, ha protestato con veemenza. Castelli, però, non ha voluto sentire ragioni: i pedaggi sono previsti dalla manovra 2010, ha spiegato, e non possono essere cancellati con un tratto di penna. Quindi gli ordini del giorno accolti in Aula da Giorgetti non hanno alcun valore: "Sugli ordini del giorno prevale la legge", ha spiegato inflessibile Castelli, sconfessando il suo collega di partito.

Ma l'argomentazione del viceministro non ha convinto chi vuole eliminare il "pedaggiamento", come con brutto neologismo viene chiamato il nuovo prelievo . E sia dalla maggioranza che dall’opposizione sono arrivate voci di protesta. Il Pd è arrivato a chiedere le dimissioni di Castelli , accusandolo (con Michele Meta) di aver tenuto un comportamento "offensivo" verso il Parlamento. La governatrice del Lazio Polverini è andata su tutte le furie e ha chiesto al governo di dare attuazione agli ordini del giorno della Camera. Sulle barricate anche il sindaco di Roma Alemanno. E alla Camera c'è già chi lavora per risolvere il problema alla radice. I deputati dell'Udc hanno presentato una proposta di legge per abrogare la norma che introduce i pedaggi sulle strade Anas: basterebbe approvarla - l'opposizione è d'accordo - e il gioco sarebbe fatto.

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