Più "balle", meno "bugie". Cambia il parlare dei politici

Un'immagine di Umberto Bossi sul palco di Pontida 2011
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Breve rassegna di una delle parole più alla ribalta delle recenti cronache politiche: l'adoperano a destra e a sinistra, ma la Lega ne fa l'uso più ampio (vedi il "Fora di ball" di Bossi ai clandestini). E poi c'è l'euro-balla di Berlusconi

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di Serenella Mattera

“Balle”. Spaziali, colossali o surreali, giornalistiche o anche natalizie. Ma comunque “balle”. Più vistose di semplici bugie. Menzogne senz’appello. Sono entrate di prepotenza nel lessico politico, usate per smentire (“tutte balle”) o accusare l’avversario di mentire (“racconti balle”). Preferite, da qualche tempo, a panzane, fregnacce, fandonie e falsità. Ma adoperate talvolta anche con altro più greve significato (“fora di ball!”). Il termine caro ai leghisti, spopola a destra come a sinistra, tra i padani e i “terroni”, siano essi sindaci o parlamentari, ministri o presidenti.

L’ultimo in ordine di tempo è stato Romano Prodi. Proprio lui, il professore, emblema di un parlare pacato, mai sopra le righe. “Abbiamo bisogno di dire la verità. Bisogna dire le cose come stanno e non raccontare balle alla gente”, ha replicato forte e chiaro a chi promette l’abbassamento delle tasse. E cioè al suo avversario di un tempo, Silvio Berlusconi. Che del resto, a sentirsi accusare dal centrosinistra di raccontare balle, si deve essere abituato. Almeno negli ultimi anni, perché prima, nei ’90, si preferiva ancora parlar di bugie, pure e semplici.

Sarà l’inasprirsi del dibattito politico, sarà che il “celodurismo” leghista ha contagiato tutti, oggi scandire un forte e diretto “balle”, è sempre più la regola. “Siamo di fronte al governo delle balle, raccontate agli italiani da 15 anni a questa parte”, ha sentenziato il mese scorso Antonio Di Pietro, liquidando così tutta l’era berlusconiana. Stanco forse, il leader Idv, di esprimere sempre lo stesso giudizio, sia pure in diverse stagioni: “Siamo alle solite balle, in versione natalizia” (26 dicembre 2010).

Immaginifico l’uso del termine da parte di Nichi Vendola: “Berlusconi rilancia nel futuro le stesse balle spaziali con cui ha adornato il suo programma politico in tutti questi anni”. Massimo Donadi (Idv) si affida a un’iperbole: “Berlusconi si conferma straordinario piazzista di balle colossali”.

Da parte sua, Pier Luigi Bersani ha invitato il Cavaliere a “una bella sfida tv” per smascherare la “balla” da lui diffusa secondo cui la sinistra vorrebbe introdurre la patrimoniale. Confronto televisivo, mai pervenuto. Il segretario del Pd continua però a incalzare il governo: “Balle non si possono più raccontare”.

“Questa sinistra non è capace d’altro che insultare e raccontare balle”, risponde pan per focaccia Silvio Berlusconi. Lui, però, segnalano le cronache, una volta sulle balle è “inciampato”: in piena emergenza rifiuti a Napoli doveva parlare di “eco-balle” e invece gli è uscito un “euro-balle”. Lapsus prontamente corretto, relazioni internazionali salve.

Ma una rassegna non puo’ essere completa senza citare chi della nazionalpopolare parola fa un uso più frequente e più vario: la Lega e il suo ‘capo’, Umberto Bossi. Il Senatur adopera infatti il termine per smentire notizie di stampa e accuse degli avversari politici, ma dimostra di padroneggiarlo in tutte le sue diverse accezioni. Dal pratone di Pontida, per dire, il ministro ha tuonato: “Ci sono agricoltori che si sono visti sequestrare trattori, mucche, balle…”. Di fieno, s’intende. E poi c’è il criticatissimo (ma amatissimo dai padani) “Fora di ball!” (fuori dai piedi), intimato agli immigrati clandestini di Lampedusa. Ma Bossi ne ha per tutti: “A me sta sulle balle la palude romana”, “Per fortuna Prodi è andato fuori dalle balle”, “Non possiamo tagliarci le balle con Pisapia”.

Ma anche tornando a limitare l’indagine sulla parola allo spettro della menzogna (vera o presunta), la rassegna negli ultimi tempi è sempre più ampia. “Balle surreali”, ha definito il sindaco di Roma Gianni Alemanno l’ipotesi dello spostamento dei ministeri al Nord. E persino il quotidiano del Vaticano, l’Osservatore Romano, a gennaio ha usato in un titolo l’espressione “balle giornalistiche”, per correggere la lettura data dalla stampa a un discorso del Papa. I più originali sono però gli studenti: nel 2008 hanno coniato un neologismo per lanciare l’allarme contro le “bugie del governo” e del ministro Gelmini. “Emergenza ballismo”. Definitivo.

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