La Camera dice no ai ministeri al Nord. La Lega non vota

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Approvato l'odg del Pd con cui il Governo viene impegnato a non trasferire i dicasteri. I deputati del Carroccio non hanno partecipato alla votazione. Salvini: "Se Roma si vuol tenere i palazzi se li tenga". Franceschini: "Calano le braghe"

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La Camera ha approvato l'ordine del giorno del Pd con cui il Governo viene impegnato a non trasferire fuori Roma i ministeri. Il testo è passato con 311 sì, 180 astenuti e 6 no. Il PdL si è astenuto. I deputati della Lega non hanno partecipato alla votazione. L'aula ha approvato anche gli odg di Di Pietro e del Terzo Polo e anche in questo caso il partito del premier si è astenuto e i deputati del Carroccio non hanno partecipato alla votazione.

Si chiude così, almeno per il momento, la questione del trasferimento al Nord di alcuni dicasteri. Una battaglia portata avanti nelle ultime settimane da Umberto Bossi e che, dopo la seduta di martedì 21 alla Camera, sembra essere passata in secondo piano. "I ministeri sono solo un simbolo e non credo che sia la prima preoccupazione dei lombardi. Se Roma si vuol tenere i palazzi se li tenga, a noi interessa portare soldi nei nostri territori", ha commentato l'eurodeputato Matteo Salvini.

Soddisfatto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che insieme al presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, aveva iniziato una raccolta firme contro le proposte del Carroccio: "Roma rimane Capitale, occupiamoci ora di cose serie", ha detto Alemanno.

Caustico Dario Franceschini, primo firmatario dell'ordine del giorno presentato dal Partito Democratico: "Quelli della Lega quando sono a manifestazioni come a Pontida fanno i roboanti, quando sono a Roma, invece, calano le braghe". 

Ma la seduta alla Camera è stata caratterizzata anche da un botta e risposta tra Fabrizio Cicchitto e Gianfranco Fini. Il capogruppo del Pdl aveva chiesto che l'odg al Dl sviluppo sullo spostamento dei ministri firmato anche dalla Lega e su cui il governo aveva reso parere favorevole non venisse messo ai voti. La mossa è stata fatta per evitare possibili spaccature nella maggioranza rispetto a un testo già accolto dal governo.
"Considero una furberia tattica l'atteggiamento del presidente Cicchitto", ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Se il suo odg fosse stato votato, egli lo avrebbe visto bocciato". Le parole di Fini sono state sottolineate da dure proteste dai banchi della maggioranza. Dopo che l'opposizione ha più volte tentato di fare votare l'odg di maggioranza, provando a farlo sottoscrivere ad alcuni suoi parlamentari, Fini ha ribadito: "se il primo firmatario vuol far votare il testo comunque si vota. Cicchitto non chiede che sia votato perché si accontenta del parere favorevole del governo. Qui non siamo a Bisanzio. Per tutti, a partire dal presidente, vale il regolamento". Ma il diverbio è durato solo qualche istante. Durante la conferenza dei capigruppo infatti i due si sono stretti la mano e hanno chiacchierato per qualche minuto.

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