Ministeri e Libia, tregua tra Pdl e Lega

Umberto Bossi e Silvio Berlusconi
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Vertice tra i due partiti della maggioranza. Al Nord verranno trasferiti solamente uffici di rappresentanza, mentre sugli interventi militari deciderà il Consiglio supremo di Difesa. Ma Bossi dice: "Nessun passo indietro". Al via la verifica al Senato

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Giornata cruciale per la tenuta del governo, col discorso del premier Silvio Berlusconi in Senato per il dibattito sulla verifica parlamentare ed il voto di fiducia alla Camera sul decreto Sviluppo. Nel vertice conclusosi nella notte tra Palazzo Grazioli, Pdl e Lega hanno raggiunto un accordo sui temi caldi dell'agenda politica: Libia e ministeri al Nord. Per quanto riguarda la tempistica e la durata dell'intervento militare italiano, la questione sarà congelata fino al Consiglio supremo di Difesa in programma il 6 luglio prossimo, mentre sul trasferimento dei ministeri si è deciso per un ordine del giorno congiunto in cui si conferma che ad essere distaccati sarebbero solamente degli uffici ministeriali di rappresentanza. Ma Bossi avverte: "Noi non abbiamo fatto nessun passo indietro" e la nostra partecipazione alla guerra libica, "finirà quando finiranno i soldi", mentre il capo dello Stato Giorgio Napolitano commenta: "Restare schierati" in Libia è l'impegno dell'Italia.

Il testo sul quale la maggioranza avrebbe trovato un accordo e che verrà presentato nell'ordine del giorno nella discussione sul decreto sviluppo afferma che, nel pieno rispetto del "principio della unicità della sede" delle funzioni di governo e dell'articolo 114 della Costituzione che assegna a Roma lo status di capitale, il governo può istituire, nell'ambito di ciascun ministero, "sedi di rappresentanza operative" in altre aree del territorio.  Il testo stabilisce anche che le sedi distaccate non possono comportare "maggiori oneri" a carico dello Stato.

"Non abbiamo nessun problema in merito ad uffici di rappresentanza dei ministeri al Nord" ha dichiarato Renata Polverini. "Diverso è invece - ha sottolineato  - quello che abbiamo purtroppo ascoltato a Pontida, che appariva come uno sradicamento dei ministeri". La governatrice del Lazio ha inoltre ricordato che è iniziata la petizione popolare per impedire il trasferimento dei ministeri al Nord. "Ieri (lunedì, ndr) - ha detto il presidente Polverini - abbiamo avuto un'affluenza importantissima. Oltre mille firme in poco tempo pur senza aver pubblicizzato il luogo del gazebo. Inoltre molti cittadini del Nord hanno voluto sottoscrivere la petizione".
E sui ministeri è intervenuto anche il titolare deli Esteri Franco Frattini: “La Costituzione stabilisce con chiarezza che la sede del governo è a Roma”. Guarda il video


Per la verifica al Senato, che partirà alle 16, Berlusconi avrebbe preparato un discorso di 'mediazione', dicono i suoi. Un discorso nel quale si cercherà di evitare riferimenti sull'argomento Gheddafi (un'apertura, invece, è possibile - fanno notare fonti parlamentari del Pdl - su un eventuale ritiro dal Libano). Nessun problema sui numeri, nonostante le fibrillazioni interne e il malessere anche dei Responsabili la maggioranza dovrebbe tenere. Il Cavaliere insisterà sulle riforme costituzionali, sul taglio del numero dei parlamentari e dei costi della politica; spiegherà che occorre coniugare rigore e sviluppo, che non ci sarà una manovra lacrime e sangue e che al Paese serve una riforma fiscale in tempi certi; rilancerà sulla necessità di ricercare - proprio sull'onda di quanto detto da Giorgio Napolitano - obiettivi comuni.

Le tre tappe della giornata:

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