Se Pontida diventa uno zoo

Umberto Bossi sul palco di Pontida
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Nell'analisi del giorno dopo imperversa la metafora animalesca. Così, se per alcuni Bossi è un leone stanco, Maroni diventa un trotone che ambisce alla successione. E per l'Unità il comizio è stato "un topolino partorito da una montagna". RASSEGNA STAMPA

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Dopo i duetti Crozza - Bersani la metafora, di qualunque natura, pare ormai completamente sdoganata nel mondo dell'analisi politica. E così, per commentare il dopo Pontida, il giorno successivo all'ultimatum (con scadenza nel 2013) lanciato da Umberto Bossi al suo alleato dal pratone di Pontida, sui quotidiani è un florilegio di paragoni animaleschi. Un bestiario creato ad hoc per sintetizzare posizioni politiche, strategie e aspirazioni personali.

Cani e gatti democristiani - Per Dario Di Vico, editorialista del Corriere della Sera l'Umberto Bossi apparso domenica mattina sul palco di Pontida è un "leone stanco", capace  però di caricarsi sulle proprie spalle la responsabilità della sintesi politica del momento. Un'immagine, quella del predatore sdentato, che fa  breccia anche su altre testate, come Il piccolo di Trieste, che parla di un Senatur che "abbia ma  non morde". Ma, sulle pagine del quotidiano di Via Solferino, dalla metafora felina, Di Vico passa presto a quella da Prima Repubblica e paragona il Senatur ai leader di Cgil, Cisl e Uil di un  tempo che lanciavano gli ultimatum al governo, minacciando scioperi generali. La nostalgia delle vecchie logiche politiche va forte anche su  Repubblica, dove Curzio Maltese riesuma la palude democristiana per spiegare cosa è successo sul pratone di Pontida. "Per capire i messaggi che  manda a  Berlusconi ci vuole l'interprete, il cremlinologo, l'aruspice celtico. Era stato Bossi a dichiarare la morte del politichese, dei riti  romani della prima repubblica, con la forza ruvida della parola diretta. Ora perfino i suoi gestacci necessitano esegesi più controverse delle  convergenze parallele di Moro" scrive l'editorialista del quotidiano diretto da Ezio Mauro.

Pesci leghisti
- Erano tanti gli striscioni che domenica invocavano a Pontida Maroni presidente del Consiglio. Una richiesta che, Libero, sintetizza come la nascita di un "trotone", una versione più grande (e decisamente più autorevole) del trota, Renzo Bossi, indicato dal leader del Carroccio come suo possibile successore. Nell'acquario da cui dovrebbe spuntare dunque il presunto delfino del leader, secondo il quotidiano diretto da Belpietro, il popolo della Lega sembra aver voluto nominare il proprio preferito.

Roditori in bicicletta - Sull'Unità, per il vicedirettore Luca Landò, l'appuntamento di Pontida è stato il solito topolino partorito da una montagna. "Tanto tuonò che non piovve" scrive, tanto per restare nelle metafore, la penna del quotidiano diretto da Concita De Gregorio. "Tanto rumore per nulla - scrive - chi si aspettava un referendum sui destini del governo è rimasto deluso". "La Lega ha bisogno come l’aria di recuperare la propria immagine di partito di lotta anziché di poltrona", sostiene Landò. Un'impresa difficile, "come salire lo Stelvio con le gambe stanche e la bici bucata. Perché ai sondaggi che danno i leghisti in calo - come il Pdl d’altronde - si aggiungono i problemi di una legge elettorale (la bicicletta bucata) studiata ad arte per premiare chi vince, non certo chi perde." Una legge elettorale, il porcellum guarda caso, vittima anch'essa della metafora zoologica.

Canari e Templari - Si resta sempre nel regno animali anche su Il Giornale, dove Marcello Veneziani scrive che Bossi gli ricorda Er Canaro, l'ex teolettatore di cani (appunto) entrato nella cronaca nera per il barbaro omicidio del pugile Giancarlo Ricci. "Chi si misura con Bossi, nel governo, nell'opposizione e perfino nel suo partito si sente come ingabbiato dal Canaro, che ora minaccia di tagliare quattro pezzi di ministeri al Governo". Chiunque si avvicini (politicamente parlando) al leader del Carroccio rischia di venire fatto a pezzi, secondo l'editorialista del giornale milanese.
Di tutt'altra natura, invece, l'immaginario di riferimento de La Stampa. Federico Geremicca, sul quotidiano piemontese osserva con preoccupazione come la Lega Nord, di fronte alla sconfitta elettorale subita di recente, si stia rifugiando nel folklore. "Passi per i tanti militanti che affollano il pratone di Pontida vestiti da Alberto da Giussano, con mantello, spadone e tutto il resto - scrive Geremicca - Ma quando in attesa dell’arrivo di Bossi il segretario della forte Lega di Bergamo chiama sul palco «i templari del bel fiume Serio» - e loro sul palco ci salgono davvero - allora il dubbio svanisce, e si può dire con certezza che da queste parti qualcosa non va." "Di folklore - spiega La Stampa - anche una forza come la Lega, ben radicata nelle valli di quassù, lentamente può morire."




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