De Magistris parte dai rifiuti. E annuncia una "rivoluzione"

Luigi De Magistris con intorno i suoi assessori, nel giorno del primo Consiglio comunale
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Nelle vie di Napoli torna ad accumularsi la spazzatura e il nuovo sindaco annuncia le misure per "ripulire" la città: tanta differenziata, niente inceneritori. Poi, toglie l'auto blu agli assessori: andranno in bici

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di Serenella Mattera

Per far sparire dalle strade del napoletano le diecimila tonnellate di rifiuti che in questo principio d’estate sono tornati a intasare i marciapiedi e diffondere i loro miasmi in tutta la provincia, ci vorrebbe forse un miracolo. Ma i “miracoli” berlusconiani non hanno sortito effetti duraturi e gli elettori lo hanno fatto pesare al centrodestra, con il verdetto delle urne. E così adesso ci prova lui, Luigi De Magistris (“Giggino”, per i partenopei). Con quella che, da novello sindaco, annuncia come una “rivoluzione”.

Certo, di occhi puntati addosso De Magistris ne ha parecchi, da quelli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (“Occorre rimuovere questa piaga perché l’emergenza rifiuti sommerge tutto ciò che c’è di positivo”, ha detto), a quelli di Sophia Loren (“Dal nuovo sindaco vorrei una sola cosa – è il desiderio della diva - che liberasse Napoli dalla spazzatura”). Per non parlare dell’oltre un milione di abitanti che in città e nell’hinterland teme un’altra estate di roghi e disagi. Ma l’ex pm non pare affatto spaventato. Convinto che la ricetta che ha sempre propugnato (dalla differenziata, che De Magistris si è impegnato a portare dal 19% al 70% in sei mesi, al no agli inceneritori) sia quella vincente.

Per riuscire nell’arduo compito il sindaco ha chiamato a sé un esponente della società civile, come lui stesso si considera. Torinese, ma noto alle cronache nazionali anche per essere stato citato da Report come esempio virtuoso. Raphael Rossi, 37 anni, “tecnico in materia di rifiuti”, da vicepresidente dell’Amiat, azienda municipalizzata di Torino, nel 2007 impedì l’acquisto di un macchinario da 4,2 milioni per “irregolarità procedurali”. E denunciò chi tentò di pagargli una tangente da oltre 100 mila euro. Attorno a Rossi e alla sua vicenda è nato il movimento spontaneo dei “Signori Rossi”. Ma soprattutto, da quella storia è nata la convinzione di De Magistris che quel 37enne potesse far bene alla disastrata Napoli. E così lo ha nominato presidente dell’Asia, azienda speciale del Comune addetta alla raccolta dei rifiuti.

Da dove si parte, dunque? Dal primo affollato Consiglio comunale, il 16 giugno. Nel quale il sindaco e il vicesindaco con delega all’Ambiente, Tommaso Sodano, hanno illustrato il piano per innescare l’annunciata “rivoluzione”. Differenziata, innanzitutto. Con il porta a porta da settembre in cinque quartieri, per estendere il numero dei cittadini serviti da 146 mila a 325 mila: circa un terzo della città. E poi lo stop ai materiali usa e getta nelle mense scolastiche, il divieto di pubblicità postale non autorizzata, la vendita di prodotti alla spina, la vendita di prodotti ortofrutticoli senza foglie, il coinvolgimento della grande distribuzione nel recupero di prodotti freschi invenduti.

Quanto agli impianti, il “no” al termovalorizzatore è senz’appello. “Sì”, invece, a tre impianti di compostaggio. Mentre isole ecologiche mobili inizieranno a circolare per la città. Ma dovrà essere approntato, d’accordo con Regione e Provincia, anche un sito di trasferenza. Soprattutto dopo che, per la dura opposizione della Lega, il governo non ha varato un atteso provvedimento per il trasferimento dei rifiuti campani in altre Regioni.

Eccola, dunque, “la nostra rivoluzione”, ha annunciato sorridente De Magistris, cravatta arancione al collo, tra gli applausi dei sostenitori accorsi al primo Consiglio, che ha ringraziato mandando baci dal suo scranno. Ma gli avversari politici attendono al varco l’ex pm. Nello spazio che c’è tra il dire e il fare, confidano, la sua rivoluzione potrebbe incagliarsi. Sui rifiuti, ricordano, sono inciampati politici di ogni colore.

Ma intanto, lui, “Giggino”, va avanti. Incurante anche delle accese polemiche della vigilia, per la nomina in giunta di Giuseppe Narducci, pm che ha indagato sul pidiellino Nicola Cosentino (anche Napolitano ha espresso perplessità), e per il conflitto d’interessi di Sergio D’Angelo, neo assessore al Welfare, già presidente di un consorzio di cooperative del terzo settore (“Ma ha lasciato l’incarico”).

Nel giorno del primo Consiglio comunale, cravatta arancione al collo, De Magistris, che si fa servire solo acqua del rubinetto in bicchieri di vetro, ha annunciato la richiesta di 10 nuove fontanelle pubbliche e affermato: “Voglio che sia chiaro che questa è la nuova stagione di valorizzazione e di utilizzo dei beni comuni”. Il sindaco ha anticipato che ridurrà le aziende partecipate comunali e i Consigli d’amministrazione. Ma anche che chiuderà al traffico importanti aree della città e rafforzerà i fondi per la cultura. E da subito ha avviato la diretta web di tutti i Consigli comunali (tilt per la prima, con più di 15 mila contatti).

Ma il provvedimento simbolo del primo giorno dell’era De Magistris, è l’annuncio che gli assessori e i dirigenti del Comune di Napoli andranno al lavoro con biciclette elettriche e non più con le auto blu. Per tagliare la spesa e rispettare insieme l’ambiente. E così la giunta dell'ex pm si presenta come ecologista, prima ancora che legalitaria. Ma dovrà lottare per non essere sommersa dai rifiuti.

IL SERVIZIO DI SKYTG24

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