Fini: "Un governo di destra per realizzare l'agenda Draghi"

Il presidente della Camera Gianfranco Fini
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L’analisi del presidente della Camera, in un’intervista al Corriere, dopo le amministrative e il referendum: “Servirebbe un esecutivo capace di parlare a tutti gli italiani. Berlusconi deve passare la mano ma non lo farà. Il 22 giugno non succederà nulla"

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Il premier Silvio Berlusconi deve dimettersi e lasciare il posto ad un governo a guida centrodestra che segua la rotta indicata dal governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. Lo afferma il presidente della Camera e leader del Fli, Gianfranco Fini in un'intervista al Corriere della Sera. Ma è lo stesso Fini a dire di non credere che questa ipotesi sia al momento realistica, perché né Berlusconi né il capo della Lega Nord, Umberto Bossi, legati da un unico destino, vogliono farsi da parte.

Che cosa dovrebbe fare Berlusconi? "Un gesto d'amore nei confronti dell'Italia e del centrodestra: prendere atto che vivacchiare è difficile e dannoso per il Paese e passare la mano", ha detto Fini. "Oggi servirebbe un esecutivo imperniato nel centrodestra che ha vinto le elezioni, ma capace di parlare a tutti gli italiani, che puntasse sulle cose che uniscono anziché sulle tante che dividono le forze politiche. Penso all'agenda Draghi, alle priorità indicate dal governatore".

Questi i desiderata di Fini, stando alla sua intervista. Ma nel breve termine, il leader di Fli, la piccola forza d'opposizione di destra legata ora nel "Terzo polo" con Udc e Api, non vede l'arrivo di una svolta. "Il 22 giugno non accadrà nulla", ha detto con riferimento alla verifica parlamentare attesa la prossima settimana. "Oggi Berlusconi non è in grado di fare quel che dovrebbe. Non è nella sua natura".
Fini non crede neppure che la Lega possa aprire la crisi dopo i risultati delle amministrative e del referendum. "No, almeno finché comanda Bossi. E' impensabile che Berlusconi esca di scena e Bossi no. Simul stabunt, simul cadent".
Unica apertura è verso il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. "E' di Tremonti il merito di non averci trascinato nel Pireo (in riferimento alla crisi del debito pubblico greco, ndr.). Il vero responsabile dei tagli lineari, su cui sono stato e resto critico, è Berlusconi, che preferiva magari avere tutti i ministri scontenti - magari per giocarseli contro Tremonti - piuttosto che scegliere dove tagliare ancora di più e dove investire".
"Ora sia Berlusconi sia Bossi mettono sotto pressione il ministro dell'Economica, perché sanno che loro due usciranno dalla politica insieme", ha detto Fini.

Fini infine difende la scelta del Terzo Polo che "non è una convergenza tattica: Casini, Rutelli e io abbiamo storie diverse ma attorno ai nostri valori si può ritrovare un ampio arco di forze responsabili". Quando si andrà alle politiche "misureremo il grado di consenso del nostro progetto". E, rispondendo a una domanda su Urso e Ronchi, Fini chiarisce che "il nostro avvenire non dipende dal numero o dai nomi dei deputati".

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