Referendum, una vittoria che nasce dalla rete e dalle piazze

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Il risultato del voto va al di là degli schieramenti di partito e premia la mobilitazione nata dal basso e sui social network. Il sociologo Mario Morcellini a SkyTG24: Berlusconi è rimasto ancorato ai vecchi stili di comunicazione della tv. VIDEO E FOTO

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“Il web ha vinto perché non c’è uno che decide cosa è rilevante. E quanto accaduto con questo referendum ci deve far capire quanto siano vecchi e superati gli stili di comunicazione della vecchia televisione. Silvio Berlusconi è rimasto ancorato al piccolo schermo di una volta, per questo oggi possiamo dire che non è più il grande comunicatore che era”. Così Mario Morcellini, preside della Facoltà di Scienze delle Comunicazioni dell'università La Sapienza di Roma, sintetizza ai microfoni di SkyTG24 il significato del voto del 12 e 13 giugno, che ha visto un risultato oltre le aspettative, con il quorum ampiamente raggiunto e una valanga di sì per abrogare le norme sul nucleare, sull’acqua e sul legittimo impedimento.

All’indomani dello scrutinio è infatti tempo di riflessioni. Riflessioni non solo all’interno del centrodestra, che sicuramente in questa consultazione elettorale ha preso una seconda sberla, per usare le parole del ministro leghista Calderoli, dopo quella ricevuta alle comunali. Al di là del valore politico che esce dalle urne, c’è infatti un valore sociale e culturale di cui ormai tutti hanno preso atto. Ed è la vittoria dei cittadini, che chiedono di contare. Da un lato, una richiesta che viaggia su Internet (sui social network nello specifico), che spesso arriva là dove le televisioni non hanno potuto o voluto arrivare. E dall'altro un messaggio che parte dalle piazze. Perché, come ha testimoniato l’assenza di bandiere di partito dalla strade in cui hanno preso vita i festeggiamenti, ha vinto la gente comune che ha voluto dire la sua indipendentemente dalla propria appartenenza politica.

I video tormentoni, le prove di quorum su Facebook, gli inni musicali, le centinaia di iniziative nate sul web, come i tassisti volontari che sul social network si offrivano per accompagnare la gente alle urne. “E’ un risultato anche della rete, su questo non c’è dubbio ” ha ammesso lo stesso segretario del Pd Pier Luigi Bersani che due anni fa aveva così parlato del mondo del web: “Va bene, sì, Internet, la tecnologia e tutto l’ambaradan. Ma non si può fare politica se non si guarda la gente negli occhi”.

Sul ruolo determinante che Internet ha avuto in questa campagna referendaria partita e gestita "dal basso" ha scritto, prima che si aprissero le urne, un osservatore attento come il sociologo Ilvo Diamanti: “Questa volta il quorum è possibile. Nonostante il silenzio dei media, l’impotenza (e la resistenza) delle grandi organizzazioni e dei partiti. Nonostante il non voto dichiarato degli uomini di governo. Perché dietro a questo referendum c’è un movimento poco visibile, frammentato. Ma diffuso. La cui voce echeggia in mille piccole manifestazioni, nei mille piccoli luoghi della vita quotidiana. Attraverso la Rete”. “Tv sconfitta, vince Twitter” è il titolo di un articolo di Marco Politi pubblicato a risultato acquisito su La Stampa e dedicato all’importanza dell’altro social network che l’ha fatta da padrona insieme con Facebook. “Twitter, il Davide informatico, ha sconfitto il Golia dei network televisivi? Sembrerebbe proprio di sì. La vittoria nei referendum è stata segnata dal passaparola dei 140 caratteri che hanno scandito il passaparola virale”. Una lettura su cui invece avanza delle perplessità Piero Vietti sul blog de Il Foglio.
Paolo Bottazzini, su Linkiesta, ha analizzato proprio i flussi sulla Rete che hanno permesso il raggiungimento del quorum: dalle ricerche su Google alle pagine dei comitati per il Sì, dal numero delle condivisioni dei video più cliccati a quanti twitt al minuto sono comparsi al momento del voto.

Dietro il quorum raggiunto dopo 16 anni e dietro la valanga di sì arrivati non c’è però solo la forza della Rete, ma anche quella della piazza. Dei comitati promotori e delle tante persone, anche del centrodestra, che sono andati alle urne nonostante i loro leader politici avessero invitato all’astensionismo, per rivendicare il loro diritto di scelta. “Ha vinto l’Italia, non il centrosinistra” ha sottolineato con astuzia anche il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro.

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