Referendum, il voto degli italiani all'estero sarà decisivo?

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Alcune analisi fissano al 53,5% la soglia sicura per rendere irrilevante la partecipazione al voto dei connazionali residenti fuori confine, che storicamente è sempre stata più bassa. Ma intanto comitati e partiti hanno presentato una serie di ricorsi

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di Filippo Maria Battaglia

3,3 milioni di elettori: a tanto ammontano gli italiani all’estero che sono stati già chiamati alle urne (e il cui voto non è ancora chiaro se sarà conteggiato o meno). E proprio sul loro voto, dopo lo spoglio, si concentreranno gli osservatori per capire se sarà o meno raggiunto il quorum.
La percentuale di affluenza da parte di chi risiede all’estero è infatti storicamente più bassa dei connazionali che vivono in Italia: da quando è stata introdotta la legge, nelle consultazioni popolari è sempre stata inferiore di 2-6 punti (leggi i dati).

Quanto inciderà il voto degli italiani all'estero? - Ma quanto potrebbe incidere la scarsa partecipazione al voto degli italiani all’estero? C’è chi parla dell’8%, chi del 3-4%, chi invece si è lanciato in stime più articolate.
È il caso dell’analisi riferita sul suo blog dal consigliere regionale della Lombardia Giuseppe Civati (Pd), secondo cui la soglia di sicurezza per rendere ininfluente il voto all’estero è del 53,5%. Una soglia che farebbe passare sotto silenzio la querelle politica e giuridica sulla validità del voto degli italiani all’estero.

Il primo ricorso - La validità è messa sotto accusa per due ragioni, entrambe giuridiche e formali.
La prima: gli italiani residenti oltreconfine e chiamati alle urne hanno votato uno dei quattro quesiti (quello sul nucleare) nella vecchia formulazione, prima dell’intervento della Cassazione che aveva riformulato il quesito dopo l’intervento legislativo del governo sulla moratoria approvata poco prima delle consultazioni.
Per questo, secondo alcuni osservatori, il voto dei residenti all’estero su quel quesito dovrebbe essere annullato e il quorum dovrebbe essere ridimensionato.
Secondo altri, invece, la riformulazione del quesito non pregiudica il voto, dunque anche quegli elettori vanno considerati. Su questo punto, comunque deciderà la Cassazione a urne chiuse.

Il secondo ricorso - La seconda obiezione riguarda sempre il conteggio degli italiani all’estero nel quorum, ma stavolta da un altro aspetto.
Per alcuni costituzionalisti, infatti, la legge Tremaglia (n.459/2001) quando prescrive che “i cittadini italiani residenti all’estero votano per l’elezione delle Camere e per il referendum” non vuole affatto indicare che il loro voto, in caso di consultazione, venga conteggiato per il raggiungimento della soglia del 50%+ 1.
La ragione, l’ha spiegata il costituzionalista e rappresentante dell’Idv Alessandro Pace nell’istanza presentata nel ricorso all’Ufficio centrale di Cassazione e riferita da Repubblica: “E’ evidente che la disciplina del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero è in contrasto con l'art. 3, 48 e 75 della Costituzione, essendo insufficiente a garantire la personalità, la libertà e la segretezza del voto e pertanto irrazionalmente include tra gli aventi diritto al voto referendario, rilevante per il conseguimento del quorum, i cittadini italiani residenti all'estero anche se non sia loro pienamente garantito il diritto di voto”.
Anche su questo punto deciderà la Corte, ma va sottolineato finora che nelle precedenti consultazioni il voto degli italiani all’estero è stato considerato ai fini del raggiungimento del quorum.

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