Referendum, per la stampa "segnali dal Paese"

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"La sintonia tra il capo del governo e il suo elettorato non è più quella di una volta" si legge sull'editoriale del Corriere. E Bossi si smarca: "Berlusconi ha perso la capacità di comunicare in televisione". L'analisi del voto sui quotidiani in edicola

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Referendum. Nel secondo giorno di voto per i quesiti referendari abrogativi delle norme su acqua, nucleare e legittimo impedimento, i quotidiani in edicola lunedì 13 giugno tentano un'analisi del dato elettorale. (Quasi) tutti sono d'accordo: il quorum potrebbe essere raggiunto.
"Siamo a un passo" titola il quotidiano l'Unità in edicola lunedì 13 giugno; "A un passo dal quorum" scrive il Corriere della Sera; "Vicini al quorum" si legge su Repubblica. Stessi titoli anche per il torinese la Stampa e il romano Messaggero.
"I quesiti potrebbero anche superare il 60% - scrive Liana Miella su Repubblica - Era questa ieri (domenica 12 giugno, ndr), a quanto informalmente si poteva apprendere dal ministero dell'Interno, la proiezione fatta dai tecnici dell'Ufficio elettorale".  Unica voce fuori coro qualla del Giornale di Alessandro Sallusti: "L'affluenza è alta, ma fino all'ultimo il quorum è incerto" si legge in prima pagina.

Segnali dal Paese? - "Disubbidendo a Silvio Berlusconi e a Umberto Bossi che suggerivano l'astensione, un numero rilevante, sebbene ancora non decisivo, di italiane e di italiani è andato alle urne" questo il commento di Massimo Franco nell'editoriale sul Corriere della Sera. "La sintonia tra il capo del governo e il suo elettorato non è più quella di una volta" continua Franco nella sua analisi del voto che diventa così un "segnale dal Paese" perché, aggiunge: "La bocciatura del governo che il quorum sancirebbe, assumerebbe valore anche simbolico".

Bossi. "O si cambia strategia o si muore" - Le ricadute che l'esito del referendum rischia di avere sul governo - alla vigilia di una verifica parlamentare dai numeri ballerini - e il nervosismo nella squadra dei ministri (il botta e risposta a distanza tra Giulio Tremonti e Roberto Maroni sulla riforma del fisco) danno non pochi pensieri alla maggioranza. Berlusconi minimizza: il quorum non cambia nulla. Ma gli occhi sono puntati sulla Lega.
Che il Carroccio cerchi il modo di riconquistare nel più breve tempo possibile i suoi elettori è ormai cosa nota. Dopo il risultato delle elezioni amministrative, il Senatur punta tutto sul raduno di Pontida per iniziare a recuperare il consenso perduto. Un appuntamento a cui la Lega vuole arrivare preparata, giocandosi la carta della riforma fiscale come promessa da mantenere con il popolo padano.
Ed ecco perché, di fronte al rischio dell'ennesima batosta che potrebbe arrivare dal responso delle urne, il leader del Carroccio non esita a smarcarsi dal Cavaliere, "colpevole" sui quesiti referendari di aver perso "la sua capacità di comunicare in tv". E, rompendo il silenzio, aggiunge: "Speriamo che la gente non vada a votare, questi referendum sono inutili, un tentativo di dare una spallata al governo". Insomma, "o si cambia o si muore" dice il leader della Lega. "La gente - aggiunge il governatore del Veneto Luca Zaia in un'intervista a Repubblica - non ne può più. La Padania è boccheggiante".
E al premier si rivolge anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni, che in un'intervista al Corriere dice: "Berlusconi deve iscriversi nella categoria dei coraggiosi e lanciare un programma ambizioso. Deve farlo adesso, il 22 giugno davanti alle Camere". Altrimenti "si va a votare".

Affluenza - Domenica, alle 22 aveva votato il 41,1% degli aventi diritto. Sotto il sole, come in Liguria, o con la pioggia, come in Molise, l'Italia del primo giorno di voto referendario si è infatti recata alle urne senza farsi condizionare più di tanto dalla variabile meteorologica. L'affluenza rilevata alle ore 22 di domenica 12 e anche la prima rilevazione delle ore 12 a due cifre (11,64% dei votanti) fanno ben sperare chi, guardando ai precedenti, ambisce al raggiungimento  del quorum. Tutto potrebbe però giocarsi sul filo di lana. E una manciata di voti in questo caso potrebbe fare la differenza. (Guarda il dato città per città).

Seggi aperti - Sono riaperti alle 7 le oltre 61 mila sezioni elettorali per la seconda giornata di voto dedicata ai quattro referendum su servizi pubblici locali, tariffe dell'acqua, energia nucleare e legittimo impedimento. Le urne chiuderanno definitivamente alle 15.

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