Referendum, il voto dei fuori sede va in overbooking

Le cabine piene di un seggio a Milano
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L'unico modo per votare in un seggio diverso dal proprio è diventare rappresentante di lista. Ma le richieste sono state più dei posti disponibili. L'Idv: "Abbiamo accontentato oltre 50mila cittadini". Sul web la delusione di chi non ce l'ha fatta

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di Alberto Giuffrè

In gergo aeroportuale si chiama overbooking. Capita quando le compagnie aeree accettano più prenotazioni rispetto ai posti disponibili. E’ lo stesso meccanismo che, più o meno, si è verificato per il voto dei cittadini fuori sede ai referendum di domenica 12 e lunedì 13.

Solo per le consultazioni referendarie infatti c’è la possibilità, per chi lavora o studia nella città in cui non è residente, di votare in un seggio diverso dal proprio. Lo si può fare sfruttando l’escamotage dei rappresentanti di lista, che in teoria dovrebbero assistere alle operazioni di voto e di scrutinio. Possono nominarli i partiti che hanno membri in parlamento e i comitati promotori dei quesiti. E così, se l’Idv annuncia di aver garantito il voto a oltre 50 mila persone fuori sede e il Comitato “2 Sì per l’acqua bene comune” parla di 25-30 mila votanti, rimangono i delusi. Le tante persone che pur essendosi registrate negli appositi spazi messi a disposizione non hanno ricevuto alcuna comunicazione. E all’aperture dei seggi si sono trovati con la tessera elettorale in mano, ma senza una sezione dove andare a votare.

Bologna, Pisa, Firenze: le città prese d’assalto -
Le richieste più numerose di voto fuori sede sono arrivate dalle città universitarie. Tanto che alcuni comitati promotori sono stati costretti a chiudere il form per le richieste da compilare online con una settimana di anticipo. “A Firenze, Pisa e Bologna abbiamo chiuso dieci giorni fa, ma molte domande di partecipazione sono arrivate anche da altre grandi città”, spiega Matteo Castellarin dell’Italia dei Valori. “A Milano abbiamo fatto votare 2500 persone, a Roma tra le 3500 e 4000. Le nostre richieste comunque sono state evase tutte. Fatta eccezione per circa 500 persone che in fase di compilazione della richiesta hanno fornito un indirizzo e-mail sbagliato”.
E’ andata peggio al Comitato per i quesiti sull’acqua che questa mattina ha ricevuto diversi messaggi di protesta. “Le richieste di partecipazione sono andate oltre la nostra disponibilità - dicono - ma non è stato possibile avvisare quelli che sono rimasti fuori. Il vero problema, comunque, è che in Italia non esiste la possibilità di votare al di fuori del proprio comune di residenza.

Le proteste in Rete -
Sono tanti i delusi. “Mi sono iscritta una settimana fa per votare a Milano - racconta Carla - Sabato ho chiamato il numero di riferimento e mi hanno detto che la mia richiesta era stata accettata e avrei ricevuto una e-mail con le indicazioni del seggio. Non ho più saputo nulla e quando domenica mattina ho telefonato mi hanno spiegato che non c’era più posto”.
“Ancora nn sono stato contattato per il voto fuori sede.... E poi dicono andate a votare...mah..”, polemizza un utente su Twitter. Gli fa eco, su Facebook, Fernando D.: “Qualcuno sa rispondere perché a Torino molti di noi non hanno ancora ricevuto notizie, pur avendo fatto richiesta di votare fuori sede??? Sto chiedendo molto??? A me bastava anche un no: ‘non puoi votare’....però fateci sapere qualcosa!!!”.

Le testimonianze di chi ce l’ha fatta - In mezzo a tante delusioni c’è anche chi ce l’ha fatta. “Votare per chi è fuori sede è un'Odissea che non consiglio, ma alla fine ci sono riuscito...Che fatica!”, racconta su Facebook Piergiorgio V. Su Twitter invece c’è chi ha apprezzato il lavoro di partiti e comitati: “Voglio ringraziare le varie associazioni che hanno permesso ai fuori sede di votare non per forza nel comune di residenza!”, dice l’utente Giusbarbi.

L’escamotage dei rappresentanti di lista: come funziona -
Per votare in un comune in cui non si è residenti basta farsi nominare rappresentante di lista. L’articolo 19 della legge 25 maggio 1970 numero 352, prevede la possibilità per ogni partito o gruppo politico presente in Parlamento e per i comitati promotori del referendum di nominare due rappresentanti, un effettivo e un supplente, che possono assistere alle operazioni di voto e di scrutinio. Questi rappresentanti hanno diritto ad astenersi dal lavoro durante i due giorni della consultazione popolare, al riposo compensativo e a esprimere il proprio voto nel seggio che devono “controllare”.
Per farsi delegare come rappresentante bisogna contattare qualsiasi gruppo politico presente in Parlamento o i comitati promotori. A quel punto basta presentarsi in qualsiasi momento al seggio con la tessera elettorale e votare. Oppure, nel caso in cui comitato e partito consegnano direttamente all’elettore la delega firmata, bisogna presentarsi nella sezione assegnata prima dell’apertura dei seggi.

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