Riforma fiscale, Tremonti frena. Maroni: "Serve coraggio"

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti
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"Non si fa creando deficit, il tempo della prudenza non è finito" afferma il titolare dell'Economia. Il responsabile del Viminale: "Va fatta contemporaneamente alla manovra". Marcegaglia: "Giù le tasse a chi tiene in piedi questo Paese"

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Tremonti e il tempo della prudenza -
"La politica che abbiamo fatto è stata giusta nella crisi. La crisi non è finita. Credo che sia il caso di fare ragionamenti di precauzione e prudenza perché il tempo della prudenza non è finito". Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sembra rispondere a distanza alle pressioni che arrivano dal premier in materia di politica economica. Il palcoscenico scelto dal titolare del Tesoro è il convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria.
"I fattori di instabilità e di crisi che si sono manifestati 3-4 anni fa sono tutti in essere - ha detto Tremonti - E' un tempo che ha una cifra alta di incertezza e di instabilità. E' vostro dovere, vostro potere ridurre la cifra dell'incertezza e dell'instabilità, tentare di volgere l'incertezza in certezza, l'instabilità in stabilità".
Difficile non leggere in queste parole un messaggio diretto proprio al suo governo e in particolare al presidente del Consiglio Berlusconi che, soprattutto dopo l'esito negativo alle elezioni amministrative, è tornato a chiedere al ministro maggiore libertà sui conti pubblici.

Maroni invita al coraggio - Dal palco della Festa della Cisl, l'affondo di Maroni. "Tremonti - sottolinea - ha detto che serve la prudenza: è giusto, ma in questi momenti credo che serva più il coraggio che la prudenza, o tutti e due. La prudenza sì, ma anche il coraggio di guardare e di mettere in campo una riforma significativa, il coraggio di sfidare la congiuntura, il coraggio di un gesto importante, atteso. Dobbiamo impegnarci a prendere questo impegno per portarlo a compimento entro i due anni della legislatura. Sono due modi di vedere la stessa cosa da due punti di vista leggermente diversi".

Riforma in pareggio, recuperando i soldi dall'evasione - Una cosa è certa: il governo, sottolinea Tremonti, non ha "la minima intenzione di tassare la prima casa e il risparmio delle famiglie", assicura il ministro. Ma allora, si chiede, "da dove tirare fuori i soldi per fare una riforma in pareggio e senza scassare i conti pubblici cosa che ti porterebbe ad aumentare i tassi di interesse e di conseguenza ad alzare le tasse?".
"Noi abbiamo un enorme base di evasione fiscale,  - aggiunge - non la possiamo ridurre di colpo ma oggettivamente è un grande serbatoio".

Marcegaglia: "Abbassare le tasse a chi tiene in piedi l'Italia" - Fare presto è l'invito che arriva dalla presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia. "Sulla riforma fiscale dobbiamo passare dalla fase di studio a una concreta e operativa. Serve - spiega - una riforma fiscale che abbassi le tasse a chi tiene in piedi questo Pese, cioè lavoratori dipendenti e imprese".
Sulla stessa linea il direttore generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni: bisogna alleggerire l'onere fiscale che grava "sui lavoratori e sulle imprese oneste", perché ciò "darebbe un ulteriore contributo di stimolo alla crescita". Tutto questo a condizione "che si prosegua di pari passo nel recupero dell'evasione fiscale".

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