Referendum, chiusa la campagna: l'incognita è il quorum

Striscioni sui principali monumenti italiani
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Striscioni srotolati sui monumenti simbolo, concerti in piazza e video virali sul web. Bersani e Di Pietro al fianco dei comitati promotori. Sacconi: "Il non voto è un diritto costituzionale". Seggi aperti domenica 12 e lunedì 13 giugno

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Chiusa la campagna elettorale per i referendum, la giornata di sabato 11 giugno è stata dedicata al silenzio elettorale in vista dell'apertura dei seggi, domenica 12 e lunedì 13 giugno. E' il quorum il vero scoglio che i sostenitori del referendum puntano a superare con una mobilitazione che in questi giorni ha ammesso ogni forma espressiva, dagli striscioni srotolati sui monumenti simbolo, alle tradizionali manifestazioni di piazza fino ai concerti serali in molte città. Fino ai video virali che nelle ultime settimane hanno contagiato ogni angolo della Rete (guarda i filmati più divertenti).  

L'incognita degli italiani all'estero -
Sullo sfondo resta ancora l'incognita del voto degli italiani all'estero. Sui cittadini residenti fuori confine, che hanno già espresso il loro parere sul nucleare sulla base della vecchia formulazione del quesito, l'ultima parola la dirà la Cassazione. Ma solo dopo il 13 giugno e, probabilmente, solo se i loro voti saranno determinanti per il raggiungimento del quorum o il ribaltamento del risultato del referendum. Non è possibile, infatti, ristampare le schede “grigie”, (quelle per il nucleare), per gli italiani all'estero.

Bersani: "Il quorum è a portata di mano" -
Ma la battaglia per il quorum è anche nella presenza o nell'assenza della politica dalla scena pubblica nel giorno di chiusura della campagna referendaria. "Il quorum è a portata di mano", ha suonato la carica Pier Luigi Bersani (GUARDA IL VIDEO), a piazza del Popolo insieme a Di Pietro (GUARDA IL VIDEO) e ai Verdi ma non sul palco per evitare di dare colore politico all'evento allontanando dalle urne gli elettori del centrodestra.
Il quorum è un obiettivo difficile, ammettono centrosinistra e Terzo Polo, usando metafore per descrivere l'impresa ardua. "E' come scalare una montagna ma sono convinto che basta allungare la mano per afferrarlo", afferma Bersani che chiama tutti a mettere la sveglia presto domenica mattina proprio per mandare un segnale agli indecisi. "Siamo come quelli - è l'immagine usata da Antonio Di Pietro - che stanno per arrivare alla riva del risultato e quando qualcuno gli chiede se si sta per arrivare, io rispondo: 'Nuota, fratello, nuota". E per convincere alle urne Massimo D'Alema cita due figure super partes: "Sono d'accordo con il presidente della Repubblica e con il Papa".

La maggioranza: "Il non voto è un diritto costituzionale" -
La maggioranza sceglie, invece, il basso profilo per depotenziare l'appuntamento referendario. Dopo aver difeso il diritto al non voto, il premier Silvio Berlusconi, così come Umberto Bossi, restano in silenzio. Ma respingono la rappresentazione, che arriva dal centrosinistra, che chi non vota non fa il proprio dovere. "Il non voto è un diritto costituzionale", rivendica il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. E il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto parla di "tendenza alla demonizzazione" verso chi non voterà a favore, replicando a Bersani e Franceschini che avevano definito "disdicevole" e come "un segno di degrado" la decisione di Berlusconi di non votare.

Le conseguenze per il Governo -
In realtà, sotto traccia, la vera battaglia politica nei due fronti va al di là del quorum e della vittoria dei sì. Per convincere al voto anche gli elettori di centrosinistra, il segretario Pd ribadisce che non "è l'ora X" ed il referendum non è la spallata al governo. Ma in realtà, come spiega Rosy Bindi, l'obiettivo è indebolire la maggioranza dopo la sconfitta alle amministrative, "dare un'altra botta al governo". Una sfida che però la maggioranza, già alle prese con un difficile rilancio, non raccoglie. Da giorni Berlusconi assicura che l'esito non avrà alcun effetto sul governo e, come dice oggi Cicchitto, "le chiacchiere stanno a zero per quello che riguarda il confronto politico in corso sul governo e sulla sua tenuta".

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