Referendum, caos per il voto degli italiani all'estero

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Il governo ha annunciato che per i 3,2 milioni di elettori che hanno già votato sarà "impossibile procedere a una ristampa delle schede con il nuovo quesito referendario sul nucleare". L’Idv annuncia ricorso, ma i giudici decideranno solo a urne chiuse

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Il voto degli italiani all'estero rischia di condizionare il risultato del referendum del 12 e 13 giugno.
Sui cittadini residenti fuori confine, che hanno già espresso il loro parere sul nucleare sulla base della vecchia formulazione del quesito, l'ultima parola la dirà la Cassazione. Ma solo dopo il 13 giugno e, probabilmente, solo se i loro voti saranno determinanti per il raggiungimento del quorum o il ribaltamento del risultato del referendum. Non è possibile, infatti, ristampare le schede “grigie”, (quelle per il nucleare), per gli italiani all'estero.
Mercoledì 8 giugno, a nome del Viminale, ha parlato in proposito, durante il question time, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito. Mentre in Italia è in corso la stampa delle schede con il quesito sul nucleare (provvedimento resosi necessario dopo la sentenza della Corte Costituzionale), per i 3,2 milioni di elettori italiani all'estero, che hanno già votato, sarà "impossibile procedere ad una nuova stampa delle schede con il nuovo quesito referendario", ha chiarito Vito.

La decisione arriverà solo il 13 giugno - Ogni decisione sulla validità dei voti referendari già espressi dagli italiani all'estero sarà dunque "riservata agli uffici competenti per legge". Ma solo dopo lunedì 13 giugno.
Infatti solo dopo lo spoglio, che inizierà dalle ore 15 di lunedì 13, si manderà tutto il materiale scrutinato all'Ufficio centrale per i referendum della Cassazione che deciderà in merito. La questione, dunque, si porrà dopo il 13 giugno e si porrà, probabilmente, solo se i voti degli italiani all'estero saranno determinanti per il raggiungimento del quorum o il ribaltamento del risultato del referendum.
Il ministro Vito ha ricordato che agli italiani all'estero sono stati inviati dai consolati entro il 25 maggio i plichi con i quattro quesiti referendari, compreso quello con la vecchia formulazione, e che gli elettori hanno già votato entro il 2 giugno scorso. In ogni caso, questi plichi partiranno giovedì 9 giugno dai consolati con valigetta diplomatica diretti all'ufficio competente di Castelnuovo di Porto. Le schede dovranno arrivare entro le 16. Quelle che tarderanno saranno bruciate, come prevede la legge.

Di Pietro presenta ai giudici tre richieste - Intanto il leader dell'Idv Antonio Di Pietro annuncia battaglia, presentando un'istanza "a tre livelli", per chiedere che i circa 3,2 milioni di elettori italiani residenti all'estero non siano conteggiati ai fini del raggiungimento del quorum del referendum sul nucleare. Destinatario, l'ufficio centrale per i referendum presso la Corte di Cassazione. "Perché gli italiani all'estero non hanno potuto esprimersi sul quesito sul nucleare così come riformulato il 6 giugno - spiega il leader Idv - ma possono fare la differenza per il raggiungimento del quorum. E non vorremmo che finissero cornuti e mazziati: non hanno potuto esprimersi e rischiano anche di essere decisivi per l'affossamento del referendum".
Dunque, la richiesta di Di Pietro è che per il solo quesito sul nucleare, per il quale c'è stata una modifica in corsa della riformulazione, la Cassazione fissi un "quorum ridotto", calcolato solo sul numero degli italiani residenti nella Penisola. A questo scopo, l'istanza che l'Idv depositerà tra venerdì 10 giugno, giorno di chiusura della campagna elettorale, e lunedì 13 alle 15, prima dell'inizio dello spoglio, si struttura in tre richieste alla Cassazione, l'una subordinata all'altra.

Coinvolte la Consulta o la Cassazione - La prima è quella di dichiarare l'esito della consultazione sul nucleare solo sulla base del 'quorum ridotto'.
La seconda, qualora la Cassazione non si ritenesse titolare di questo potere, è quella di sospendere la proclamazione dei risultati e sollevare davanti alla Corte Costituzionale una questione di legittimità della legge sui referendum, nella parte in cui non prevede per la Suprema Corte il potere di calcolare un quorum di validità ridotto nel caso in cui non tutti i cittadini siano stati messi in condizione di votare.
Infine, come "extrema ratio", Di Pietro spiega che l'Idv, in quanto comitato promotore del referendum, si riserva la possibilità di sollevare essa stessa un conflitto d'attribuzione davanti alla Consulta. Sarebbe un "abuso di potere" dell'esecutivo verso gli elettori, infatti, non aver permesso a tutti di esprimere effettivamente il voto.

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