Di Pietro lancia la fase due dell'Idv

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L'ex magistrato propone il suo partito come forza di governo come forza di governo: "La protesta la lascio a Grillo" e spinge per un alleanza con Sel e Pd. Sul referendum: "Non lo voglio usare come clava contro Berlusconi"

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Antonio Di Pietro lancia la 'fase due' di Italia dei valori e ricorda, intervistato dal Corriere della Sera, che Idv "è nato come movimento di protesta contro il modello berlusconiano, ma quel modello si è rivelato un'illusione. Così parte 'Idv 2', per ricostruire l'alternativa riformista. Lascio a Grillo la protesta". "Le elezioni amministrative - prosegue - hanno promosso l'alleanza Pd-Idv-Sel. Riunirei subito queste forze per scrivere 10 pagine di programma con le cose su cui siamo d'accordo". E a questo proposito l'ex pm ipotizza "un minimo comune denominatore: armonizzazione fiscale, sburocratizzazione, tagli alle spese correnti, abolizione delle Province. Regolazione del mercato e meritocrazia. Flessibilità nel lavoro, senza caporalato. Energie rinnovabili. No alla guerra come soluzione dei conflitti".

Porte aperte anche al Terzo polo di Fini e Casini: "Nessuno steccato. Anche se mi sembra - osserva - che per ora vogliano rimanere esterni al bipolarismo nel quale io credo. Argomento delicato, la leadership: "Nessun 'papa straniero'. Scegliamolo con le primarie, con regole chiare. Oppure, la leadership spetta al Pd, il partito più grande". Netto il no a un eventuale 'governissimo' senza Berlusconi per la riforma elettorale? "Nessun papocchio. O governa Berlusconi, se è in grado. O elezioni".

Sulla manifestazione a sostegno dei referendum dice che "non vorrei bandiere di partito. Ma chiunque può venire e parlare. Se viene Fini, bene. Se viene Berlusconi a fare propaganda per il 'no', sarà ben accetto. Se poi Bersani vuol fare un'altra manifestazione, vado sotto il loro palco e cancello la nostra manifestazione di piazza del Popolo". Il leader dell'Idv ribadisce di voler "de-dipietrizzare e de-berlusconizzare i referendum. Quei quesiti - spiega - non trattano problemi politici, ma esistenziali". Il leader Idv richiama all'obiettivo quorum e avverte: "Si raggiungerà col 'battiquorum': siamo sul limite". "Mi interessa solo - spiega - che vadano tutti a votare, sia pure per il 'no'. Invece, nel Pd si levano voci contro i quattro 'si". Basta che votino. Io ho promosso questi referendum come una lotta di Davide contro Golia e saranno la vittoria di chi ci mette la faccia". E se davvero vincessero i sì? "Mi impegno a non usare la vittoria come una clava nei confronti del governo. I temi politici su cui combattere sono altri".

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