Alfano: "Rilancerò il Pdl, l’obiettivo è vincere nel 2013"

Berlusconi e Alfano
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Prima uscita da segretario per l’ormai uscente ministro della Giustizia, che in un’intervista al Tg1 spiega: "L’immagine di Berlusconi resta imprescindibile". Sulla sua nomina però arrivano le bocciature di Vittorio Feltri e Alessandra Mussolini

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"Le condizioni per rilanciare il Pdl ci sono. Il nostro traguardo è vincere le elezioni del 2013".  Per Angelino Alfano è il giorno del debutto da segretario in pectore del Popolo della Libertà. E “l'erede politico” di Silvio Berlusconi prova a caricare il partito, come farebbe il Cavaliere: fa un bilancio positivo dei tre anni passati di legislatura, invita a guardare con fiducia "i due ancora davanti" e soprattutto rinsalda l'asse con la Lega, "l'unica alleanza - spiega - che può dare una serena prospettiva di stabilità all'Italia e di realizzazione delle riforme".

Alfano interviene in diretta al Tg1 di giovedì 2 giugno e parla da leader. Nel suo primo giorno da guida del Pdl, l'ormai uscente ministro della Giustizia riceve un coro di felicitazioni. Detta la linea sui referendum ribadendo la libertà di coscienza e il fatto che non incideranno, comunque sull'azione del governo. Quindi garantisce che prima di lasciare il ministero vedranno la luce il codice antimafia e il decreto per ridurre da 30 a 4 i codici di rito civile.

Ma deve anche fare anche i conti con la bocciatura di Vittorio Feltri, che lo definisce "una pecetta", e con l'agitazione delle varie anime del partito che invocano primarie e congressi. Il giornalista definisce "quella di Alfano una misura presa in fretta e furia". "Un po' di democrazia non farebbe male all'interno del Pdl", aggiunge Feltri che cita velenosamente Annalisa Minetti come esempio di candidatura imposta dall'alto.

Nel Pdl, intanto, cresce il partito delle primarie. Domenico Nania, vicepresidente del Senato, “benedice” Alfano e auspica che "le primarie istituzionalizzate per legge divengano lo strumento principe di questo rinnovamento".
Sulla stessa linea il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, che invoca "primarie e congresso". Il ministro Giancarlo Galan definisce "Alfano l'uomo giusto per resettare" il partito e giudica le primarie "una buona idea, anche se difficili da organizzare".

La nomina di Alfano, in ogni caso, riceve il placet da parte di tutti nel Popolo della libertà. Giudizi positivi arrivano dai ministri Ignazio La Russa e Raffaele Fitto, così come da Maurizio Gasparri, Giuseppe Scopelliti, Stefano Caldoro. Unica voce fuori dal coro è quella di Alessandra Mussolini. Per la deputata campana "l'Ufficio di presidenza del Pdl aveva il dovere di rivolgersi direttamente agli elettori prima di dotare il Partito di un segretario politico".

Il nuovo segretario è comunque forte della benedizione del Cavaliere. "L'immagine di Berlusconi resta imprescindibile - spiega al Tg1 - Ma a due anni dalla fondazione del Pdl abbiamo individuato una figura unitaria: Siamo nati aggregando varie forze, ora dopo due anni il partito si è strutturato e ha bisogno di una figura unitaria che lo rappresenti".
Soddisfatta della scelta di Alfano appare la Lega Nord. "Conosco Alfano, è capace e gli faccio il migliore bocca al lupo", afferma Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte.

E proprio ai rapporti con il Carroccio, è dedicato quello che sembra il discorso programmatico del nuovo segretario del Pdl: "E' la seconda legislatura che ci vede insieme - spiega -. In tutte e due le legislature siamo stati in grado di fare le riforme e di dare stabilità al Paese". "La sinistra - conclude - invece ha dato prova di instabilità”.

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