Nucleare, il referendum si farà. Il Pdl: libertà di voto

Manifestazione a sostegno del referendum sul nucleare
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Lo ha stabilito la Cassazione, che ha accolto il ricorso di Pd e Idv. La consultazione si terrà il 12 e 13 giugno. Bersani: "I trucchi del governo sono stati smascherati". Ma Lupi frena: sbagliato caricarlo di un significato politico

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Sì al referendum sul nucleare. La Corte di Cassazione ha deciso di confermare il referendum del 12-13 giugno, chiarendo però che il quesito si applichi alla nuova normativa contenuta nel decreto Omnibus, come ha annunciato un portavoce della Corte Suprema. Dunque ora il Ministero dell'Interno dovrà stampare nuove schede, anche se agli elettori all'estero sono state già inviate quelle vecchie.
Le associazioni ambientaliste e i partiti di centrosinistra esultano per quella che considerano una sconfitta del governo che ad aprile, dopo l'incidente nucleare di Fukushima (VAI ALLO SPECIALE), aveva deciso in fretta di sospendere la costruzione di nuove centrali, cercando di aggirare il referendum.
Ma per vincere davvero, i referendari devono assicurarsi il quorum del 50% più uno dei votanti, soglia che in Italia non si è più raggiunta dopo il 1995.

Referendum confermato, ma su nuove norme- Dopo aver ascoltato per circa un'ora le ragioni dei sostenitori del referendum e del governo che invece voleva annullare la consultazione, i 17 giudici dell'Ufficio centrale elettorale si sono riuniti per decidere il
destino del referendum, alla luce del decreto Omnibus approvato definitivamente dalla Camera il 25 maggio scorso e firmato il giorno dopo dal presidente della Repubblica.
In teoria, era la prima volta che la Cassazione era chiamata a decidere su una questione del genere: un governo che abroga la decisione al centro del quesito referendario, quella di costruire le centrali nucleari a 24 anni da un voto popolare che le mise al bando, dopo l'incidente nucleare di Chernobyl.
"Con l'emendamento vengono abrogate esattamente le norme che sono oggetto del quesito referendario", aveva detto in aula al Senato il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani. Ma i promotori del referendum hanno insistito fin dall'inizio sul fatto che la norma voluta dal governo sospende ma non annulla la costruzione delle centrali, rimandandola a valutazioni future sulla sicurezza, come dice il comma 1 dell'articolo 5 della legge "Omnibus". Non caso, lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva
sottolineato che il ritorno del nucleare in Italia non era stato annullato, ma solo rinviato: "Se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo. Invece io spero che tra uno o due anni si potrà ritornare sulla scelta, dopo che sarà stata fatta chiarezza sulla tecnologia".
Il precedente citato dai referendari risaliva al 1978, quando il governo dell'epoca aveva cercato di bypassare il voto modificando la normativa sottoposta a consultazione. La Cassazione, dopo un pronunciamento della Consulta, trasferì il quesito sulla nuova legge.

Mercoledì 1 giugno, la Cassazione ha dato ragione ai referendari, e ha deciso di confermare il referendum, che si terrà insieme ai due sull'acqua pubblica e a quello sul legittimo impedimento, sul testo della nuova legge, in particolare il già citato comma 1 e il comma 8 dell'articolo 5.
Si tratta dei commi che in sostanza danno mandato al governo, pur annullando la costruzione delle nuove centrali, di attuare successivamente il programma di energia nucleare in base alle risultanze di una verifica condotta sia dall'agenzia italiana che dall'Unione europea sulla sicurezza degli impianti.

Pdl: "Libertà di voto" - Il Pdl intanto tenta di ammorbidire i toni e sul referendum nucleare e annuncia libertà di voto. Il vice presidente della Camera Maurizio Lupi ha spiegato che sarebbe sbagliato caricare il referendum di significato politico. E nella serata di mercoledì 1 è il presidente del Consiglio a dare la linea del partito: "Abbiamo deciso di lasciare libertà di voto agli italiani, non abbiamo posizioni preconcette. Sono argomenti su cui vogliamo sentire l'opinione degli italiani" (GUARDA IL VIDEO).

Le reazioni - "La conferma del quesito sul nucleare è una notizia eccellente, i trucchi del governo sono stati ancora una volta smascherati", dice Pier Luigi Bersani. "Il Pd - aggiunge
- che ha sempre contrastato le assurde scelte del governo sul nucleare, è impegnato con tutte le sue forze a sostenere la campagna per il sì e invita tutte le sue organizzazioni
territoriali a mobilitarsi in occasione del 12 e 13 giugno".
Gli fa eco Gianfranco Fini: "Avevo già detto l'altro giorno che era giusto andare a votare a prescindere da quanti sono i quesiti".
Secondo il vicepresidente del Pdl, Maurizio Lupi, "sarebbe improprio l'uso di uno strumento, come quello del referendum, per dare una spallata al governo". E aggiunge: "Ci preoccupa come l'opposizione non abbia ancora capito il messaggio arrivato dalle elezioni: i cittadini dicono basta con le risse" afferma ancora Lupi ricordando che "il governo ha spiegato che oggi intende dare priorità alla sicurezza e fare una riflessione con gli altri paesi europei".

Di Pietro: "Referendum di tutti, non di destra o sinistra" - A Lupi risponde il leader dell'Italia dei Valori, secondo cui il referendum non sarà una spallata al governo Berlusconi. "Acqua, aria e legalità sono tre temi che poniamo all'attenzione di tutti i cittadini a prescindere che siano elettori di centrodestra o di centrosinistra. Questi sono temi che interessano tutti e quindi noi vogliamo 'sberlusconizzare' il referendum. E lo  voglio anche 'sdipietrizzare' e chiedo a tutti i partiti di non  metterci il cappello. Noi non ce lo metteremo".

Schede e quorum - Superato lo scoglio del vaglio della Corte Suprema, ora per la consultazione referendaria si apre un problema tecnico, perché, come ha spiegato lo stesso portavoce della Cassazione, il vice segretario generale Raffaele Botta, bisogna modificare le schede elettorali.
Nel frattempo, agli elettori italiani all'estero però sono state già inviate le schede da votare, come prevede la legge, che indica il limite di 18 giorni dalla consultazione.
La sfida, per gli anti-nuclearisti, è quella di superare il quorum, mancato dai referendum abrogativi del 1997. Ma anche se la questione del nucleare è la più dibattuta, soprattutto dopo l'incidente in Giappone, è forse il referendum sull'acqua pubblica quello gode di maggiori consensi e, con adesioni trasversali, forse di un effetto trascinamento.
I due quesiti sull'acqua - contro l'affidamento della gestione a privati e contro la remunerazione del capitale investito - hanno raccolto l'anno scorso 1 milione e 400firme, un record nella storia del referendum.

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