Pisapia e la festa della liberazione arancione

Un'immagine della festa in Piazza Duomo dopo la vittoria di Giuliano Pisapia
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Un happening di decine di migliaia di persone che cantano, ballano e fanno festa. "Milano è già cambiata", dice Pisapia, "perché non aveva più emozioni". Dopo tante manifestazioni "contro" la gioia di una piazza "per". VIDEO E FOTO

(in fondo all'articolo tutti i video sulla festa in piazza Duomo)

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Le reazioni
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di Andrea Dambrosio

“Milano è già cambiata, non aveva più emozioni, non era più capace di dare emozioni. Piazze come queste non le si vedevano da tanto tempo”. E lui, Giuliano Pisapia, è forse il più emozionato di tutti. Il nuovo sindaco di Milano (qui i risultati del ballottaggio) parla dal palco e in mezzo alle decine di migliaia di persone che affollano Piazza Duomo, che come in un happening si danno il cambio dal primo pomeriggio, molte cose sfuggono alla vista e all'udito. Si vede la faccia di Pisapia sul megaschermo, si colgono pezzi di frasi, echi di parole. “Emozioni” “arancione” “sorriso”. La gente batte le mani anche se non riesce a capire tutto, canta, balla, urla. E' felice. L'importante è essere qui. Ci sono tante bandiere rosse, anche quelle con la falce e martello che qualche giorno fa tanto avevano turbato Silvio Berlusconi. E poi tricolori e persino bandiere della Ue, spuntate fuori chissà da dove. Ma è l'arancione il colore di questa serata. Bandiere, drappi, spille, magliette, sciarpe. Devono aver rovistato bene negli armadi di casa per trovare qualcosa perché il colore non è poi così diffuso nella città degli uffici e degli aperitivi post ufficio. Un incantesimo estivo e solare che pare quasi una mano di vernice su quella nebbia spesso evocata (anche negli sberleffi da stadio) come il non-colore di una città mesta. C'è persino un ragazzo che pur di indossare una maglietta orange ne ha messa una sponsorizzata da un'azienda. E' una festa liberatoria, e ognuno la vive come crede e come può. Piazza Duomo non si riempiva in questo modo da tanto tempo. Vent'anni almeno, dice qualcuno. Di certo, non era mai stata così arancione.

"Non lasciatemi solo - chiede Pisapia alla folla che lo ha accolto come una rock star ritmando il suo nome - perché abbiamo scoperto che insieme siamo fortissimi”. E sembra anche un invito a non lasciarlo solo con i partiti, a proseguire tutti insieme lungo quella strada che lui stesso aveva indicato quando l'idea di vincere a Milano assomigliava tanto all'impresa di quello che vuole mettersi a vendere ghiaccioli in Antartide. “Ho dimostrato in molte occasioni di avere mantenuto l'autonomia anche dai partiti, con cui ho lavorato in armonia” aveva ricordato giusto qualche ora prima che si aprissero le urne. Pisapia parla e la folla rumoreggia festosa e si guarda intorno incredula. I paragoni si sprecano: come la festa scudetto del Milan delle scorse settimane. No, tanta gente così forse solo quando l'Inter ha vinto il triplete, un anno fa. Qualcuno ricorda anche la manifestazione del 25 aprile 1994. La differenza con le altre volte però la fanno soprattutto le facce. Sembra sparito d'un colpo il rancore di chi era e si sentiva trattato come una minoranza.
Dopo tante manifestazioni "contro" stasera si è finalmente qui "per". C'è leggerezza nell'aria. La gente fa festa e i volontari sono già in giro ad attaccare i manifesti con la faccia di Pisapia e un saluto alla città: "Milano, buon giorno!".

Sarò il vostro sindaco, sarò il nostro sindaco", dice adesso alla folla festante. Boato. Applausi. E dal centro della piazza persino una raffica di fuochi d'artificio. “Ohohhhhh siamo a Napoli, siamo a Napoli, siamo a Napoliiiiiii” urla un gruppetto di ragazzini che fa il verso ai cori razzisti da stadio ma ne rovescia in positivo il significato. I cori durano lo spazio di qualche secondo perché poi quelli intorno fanno capire ai ragazzini che passi per le birre ma loro vorrebbero pure ascoltare. Tutto però scorre via in modo spontaneo, senza tensioni o nervosismi. E' una Milano insolitamente slow quella che festeggia Pisapia. Le persone si sorridono come se si riconoscessero dopo tanto tempo, c'è quasi confidenza nonostante le diversità anagrafiche, di abbigliamento, di modo di stare nella piazza. Sembra quasi di riconoscerli quelli che in rete hanno tirato la volata a Pisapia a suon di video e di tweet irriverenti, le partite Iva che hanno per la prima volta voltato le spalle alla destra e scelto l'arancione e quelli che in piazza forse non ci sono mai stati. Nemmeno per la festa scudetto o il triplete. “Abbiamo vinto con il sorriso, con l'ironia – aveva spiegato Pisapia nel pomeriggio, sempre in Piazza Duomo - Loro ci hanno insultato, ci hanno irriso, ma noi abbiamo risposto con il sorriso, con la forza della ragione e con l'ottimismo. Questa è la nuova politica che dobbiamo portare in giro per l'Italia”. E questa piazza felice ma composta, educata, sembra volerlo confermare nelle sue parole.  Migliaia di persone cantano uno dei leitmotiv della campagna elettorale (una cover di Giuliano Palma di un vecchio pezzo degli Equipe 84): “Tutta mia la città/un deserto che conosco/tutta mia la città/questa notte un uomo piangerà”.
L'eco si spegne lontano nelle vie del centro. Milano ha un nuovo sindaco.

Piazza Duomo canta "Tutta mia la città": IL VIDEO


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