Ballottaggi, Berlusconi: vi pentirete, pregate il buon Dio

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Il premier da Bucarest commenta le sconfitte di Milano e Napoli: "Abbiamo perso, è evidente. L'unica strada è tenere i nervi saldi e andare avanti. Bossi è d'accordo". E aggiunge: “Dimettermi? Figurarsi”. VIDEO

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Riconosce la sconfitta, ma subito precisa che da vero "combattente" non si farà abbattere e rassicura sulla tenuta del governo e sull'alleanza con la Lega di Umberto Bossi. È un Berlusconi apparentemente sereno e determinato quello che, nella hall dell'albergo di Bucarest, affronta telecamere e taccuini dopo la "sberla" (copyright di Roberto Maroni) subita ai ballottaggi. Se dissimula gli riesce piuttosto bene. Certo è che l'obiettivo è quello di mostrarsi ancora in sella davanti alle opposizioni che in coro ne chiedono le dimissioni. Tant'è che avverte anche i milanesi ( "preghino il buon Dio” con Pisapia) e i napoletani (“se ne pentiranno”).

Quando iniziano a piovere i dati definitivi che segnano un vero e proprio tracollo, il presidente del Consiglio è impegnato nella conferenza stampa congiunta con il premier rumeno Emil Boc. Forse non a caso plaude alle scelte "impopolari" di Bucarest, che in chiave interna sembrano un modo per dire che stando al governo inevitabilmente si perdono consensi. Quando rientra in albergo sa perfettamente l'esito dei ballottaggi, ma prende tempo dicendo che commenterà in seguito. Sale nella suite insieme a Roberto Maroni, anche lui a Bucarest. Sente Bossi al telefono dal quale, giurano dall'entourage, ottiene garanzie. È il ministro dell'Interno ad anticipare la linea del premier: quando esce dall'ascensore per recarsi in aeroporto assicura che non c'è nessun rischio per l'esecutivo, ma parla esplicitamente di "sberla" elettorale e soprattutto della necessità di rilanciare l'azione del governo a cominciare dall'economia e dal fisco. Precisando che il Cavaliere è d'accordo con questa posizione.

Un'oretta dopo è il turno di Berlusconi. Anche lui si concede ai cronisti e per la prima volta ammette candidamente la sconfitta. "Ho visto i risultati, abbiamo perso e questo è evidente", afferma. Precisa subito però che, come per il Milan, "qualche volta si vince e qualche volta si perde, l'importante è non abbattersi". Ma soprattutto, sottolinea di essere un "combattente"che davanti alle sconfitte "triplica le forze". Quanto al governo, assicura, "non ha altra strada che andare avanti con nervi saldi" perché c'è una "maggioranza coesa e determinata" che deva fare le riforme a cominciare da "fisco, giustizia, piano per il Sud e soprattutto dobbiamo eliminare l'oppressione burocratica e fiscale". Aggiunge che ora "c'è la spinta" per fare tutto questo. "Senza esitazioni". Trova anche la forza di scherzare: "Allargare la maggioranza? Sono a dieta". Quanto al rapporto con gli alleati e in particolare con la Lega, sottolinea di aver "sentito Bossi al telefono" e che con lui sono "d'accordissimo" sulla necessità di continuare a governare. Tremonti invece, non l’ha sentito.

Si tocca anche lo scottante tema del partito. Parla di "pensamento" relativo all’organizzazione del Pdl, sottolineando che l'idea è quella di un maggior radicamento. Gli chiedono se questo significhi l'addio dei tre coordinatori, visto che Sandro Bondi ha già annunciato le sue dimissioni, ma Berlusconi evita di rispondere, ribadendo che l'intenzione è quella di essere più presenti sul territorio. Ma è sempre il voto a tenere banco. Nega di sentirsi in colpa o di avere rimorsi per qualcosa. Anzi, ribadisce, questo voto "non ha niente a che vedere con l'attività di governo". Sostiene anche di non essere sorpreso da nessun risultato, anche se neanche i più pessimisti pensavano di perdere a Cagliari e a Trieste. L'ultimo affondo è per milanesi e napoletani. Ai primi dice che dovranno "pregare il buon Dio" per evitare che succeda loro qualcosa di male vista la scarsa esperienza di Giuliano Pisapia e di quelli come lui che “si improvvisano" in mestieri che non hanno mai fatto. Quanto ai napoletani, conclude, "si pentiranno moltissimo".

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