Effetto Pisapia? Nel Pdl spunta la proposta delle primarie

Il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, alle urne per votare il sindaco di Milano
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Il lombardo Formigoni e il romano Alemanno lanciano l'idea di prendere a prestito lo strumento principe della democrazia americana (già adottato dal Pd), anche dentro il partito del premier. Riuscirà la loro iniziativa a far breccia?

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di Serenella Mattera


Sarà l’effetto Pisapia? Sarà l’esempio dell’outsider che vince le primarie e poi sovverte ogni pronostico, rischiando di strappare al sindaco uscente, nonché candidato di Berlusconi, la poltrona di sindaco della sua Milano? Difficile a dirsi. Di certo, però, il risultato del primo turno delle amministrative e la conseguente crisi dentro il Pdl, ha fatto salire anche nel partito del premier la voglia delle primarie. Che adesso vengono per la prima volta invocate come soluzione per far ripartire gli ingranaggi pidiellini, da due esponenti di punta come Roberto Formigoni e Gianni Alemanno. Un presidente di Regione e un sindaco, forse non a caso.

A dire il vero, ha sfumature diverse la proposta di ciascuno dei due. Il lombardo Formigoni guarda direttamente al momento in cui Silvio Berlusconi avrà “fatto un passo avanti come presidente della Repubblica”. Allora si aprirà il problema della successione, dice. E la scelta del nuovo leader dovrà avvenire non per cooptazione dall’alto o indicazione dinastica, bensì con “il grande metodo democratico delle primarie, secondo il modello aperto della vera democrazia americana: la scelta sarà affidata mica ai soliti notabili, ma al grande popolo della libertà”. Quasi un Nichi Vendola in salsa centrodestra, insomma. Alla vigilia dei ballottaggi, mentre il leader di Sel tornava a candidarsi alle primarie per la leadership del centrosinistra, Formigoni invocava la consultazione anche nel Pdl e affermava a chiare lettere: “Mi candiderei”.

Un po’ diversa la proposta del sindaco di Roma. Alemanno ha infatti sotto gli occhi i ballottaggi del Lazio, dove in due casi un candidato di Renata Polverini affronta uno del Pdl in una sfida tutta interna al centrodestra. E per evitare nuove dolorose spaccature, invoca “candidati sindaci non calati dall’alto”, ma “scelti sul territorio, con le primarie”. Insomma, la ricetta di Alemanno è affidare allo strumento già adottato dai democratici la selezione di tutte le “cariche monocratiche” anche dentro il Pdl.

Intanto si spinge oltre il senatore pidiellino Andrea Augello: bisogna cambiare la legge elettorale, sostiene, introducendo tra l’altro “per legge le primarie per la designazione del premier di ogni coalizione”.

In che misura queste proposte riceveranno ascolto nel Pdl, dipenderà anche dal risultato dei ballottaggi. La vittoria di Pisapia a Milano e di De Magistris a Napoli (dove le primarie del centrosinistra hanno fallito e il candidato scelto dalla dirigenza del Pd, Mario Morcone, è uscito al primo turno), potrebbe infatti rafforzare l’opzione primarie non solo nel partito di Bersani, ma anche in quello di Berlusconi. Che il premier poi sposi la proposta, è tutto da vedere. Intanto, però, il messaggio è lanciato: lo strumento delle primarie inizia a far breccia anche nel centrodestra.

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