La Lega: i ballottaggi? "Una sberla. Ma si va avanti"

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Da Novara a Mantova, da Rho a Gallarate la sconfitta del centrodestra ai ballottaggi riguarda anche le camicie verdi. Salvini: "Siamo stati gli unici ad andare in strada". Calderoli: "Serve un esame di coscienza". I DATI E LE REAZIONI

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Le reazioni
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"E' stata una sberla". La Lega Nord incassa con amarezza la sconfitta di Milano e punta il dito contro il Pdl e Silvio Berlusconi. Soprattutto, i lumbard invocano "un programma di riforme per i prossimi 24 mesi".
Matteo Salvini, il 'mancato' vicesindaco di Letizia Moratti in quota Lega, spiega che "la vittoria della sinistra è un voto contro Berlusconi"; mentre i ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli spiegano che "il governo non rischia" anche se pongono come condizione "un colpo di frusta" sull'economia e "un esame di coscienza" su quanto fatto finora.
L'esito disastroso del centrodestra ai ballottaggi scuote la maggioranza e, per la prima volta, mette in discussione la tenuta dell'esecutivo.
Uno scossone che spinge Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, sentitisi al telefono nel tardo pomeriggio, a spiegare che "si va avanti"; ma che allo stesso tempo rende evidente più di una fibrillazione nel Carroccio sull'alleanza con il Popolo della Libertà.
Da una parte c'è chi chiama in causa direttamente Berlusconi, dall'altra chi se la prende con l'organizzazione del Pdl.

A poco meno di un'ora dalla chiusura dei seggi Salvini, amplificando i forti mal di pancia della base, scende in sala stampa nella sede del partito e spara a zero sul premier e sulla candidata di centrodestra a Milano: "Qualcuno in questi anni di amministrazione ha perso 75 mila voti - dice - mentre noi ne abbiamo guadagnati 35 mila". Un'analisi fredda e spietata che giunge al termine di una riunione con i vertici 'lumbard' a via Bellerio presieduta dal Senatur.
Le parole di Salvini fanno il paio con quelle pronunciate in mattinata da Bossi, quando il ministro raggiunge il seggio per votare: "Siamo stati gli unici ad essere andati in strada - dice ai cronisti - Va be' che La Russa è da solo e quindi anche se va in strada non lo vede nessuno...".
Si tratta di un chiaro e duro attacco al coordinatore del Pdl, giudicato responsabile della disastrosa campagna elettorale sul territorio.

Insomma, la Lega lascia intendere che non ci sta a pagare per gli errori del Pdl e se la prende perciò con gli alleati. La prima reazione del Carroccio appare però dettata dalla emotività.
Con il passare delle ore si rende evidente che anche la Lega è andata peggio di quel che gli stessi lumbard si aspettassero.
Pesano le sconfitte a Novara (città del presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota), alla provincia di Mantova (il candidato era il deputato del Carroccio, Gianni Fava) oltre a quelle in comuni strategici tra cui Rho, Desio e Gallarate. La delusione è grande.

I lumbard provano a consolarsi con la conferma di Attilio Fontana al comune di Varese. Ma è evidente che nel partito si sia avviata una riflessione sulla tenuta dell'esecutivo. Il ministro Roberto Maroni, in missione in Romania insieme a Silvio Berlusconi, spiega che il governo non è a rischio.
Però, invita tutti ad un "colpo d'ala, anzi di frusta", per rilanciare "l'azione di governo". Indica anche la strada: "La riforma fiscale e il completamento della riforma federale". L'esponente della Lega sembra rivolgersi al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, quando dice che il rilancio e la riforma fiscale non possono essere "a costo zero". Calderoli, il leghista più vicino a Tremonti, invoca "la riforma fiscale per imprese e famiglie, la riduzione del numero dei parlamentari e la Camera dei territori". Insiste poi sul "decentramento dei ministeri da Roma". Infine, anche Calderoli 'chiama in causa' La Russa: "Noi siamo tornati nei mercati - conclude - Devo dire che tanti colleghi di governo o erano ben nascosti o non li abbiamo visti in giro...".

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