Governo, il voto fa salire la tensione tra gli alleati

Umberto Bossi e Silvio Berlusconi
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La Lega avverte Berlusconi: "O indica un successore oppure andiamo da soli". La Russa però risponde: "Sono mancati i voti del Carroccio, non certo i nostri". E a sinistra Cacciari avverte: "Le amministrative non sono le politiche"

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Ancora in attesa dei risultati dei ballottaggi, gli effetti delle elezioni amministrative si fanno già sentire nelle fibrillazioni della maggioranza. I risultati deludenti del primo turno portano a cercare le singole responsabilità e Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl, in un'intervista a La Stampa, prova a scaricare la colpa sul principale alleato. "A Milano il Pdl non è andato male - dice il ministro della Difesa - La Lega si aspettava un esito elettorale migliore. Ha perso 4-5 punti che sono quelli che ci mancano". E sulle tensioni interne al Pdl, invece, La Russa appoggia la proposta di Franco Frattini di un direttorio. Per il Pdl, secondo il ministro, "questo e' un momento delicato. Credo sia importante dare linfa ai partiti. Due mesi fa ho consegnato a Berlusconi un piano dettagliato. Penso a comitati operativi che si occupino di programma, enti locali, territorio, propaganda. Ognuno sarebbe formato da 4 o 5 persone che insieme vanno a comporre un organismo intermedio fra l'attuale ufficio di presidenza e il coordinamento vero e proprio".

La risposta della Lega
- La Repubblica racconta invece le posizioni leghiste rispetto all'alleanza con il Pdl. Una fonte non citata di via Bellerio avrebbe detto "Se ci rendiamo conto che con Berlusconi si perde, tanto vale presentarci da soli alle politiche. Perso per perso, recuperando la nostra autonomia e con una linea dura possiamo di sicuro limitare i danni". La strategia del Carroccio, secondo il quotidiano romano, sarebbe mettere Berlusconi di fronte ad un aut aut: o indica un successore oppure si rompe l'alleanza. Ma il giornale diretto da Ezio Mauro sonda anche gli umori interni al centrosinistra. In un'intervista  Massimo Cacciari avverte di non lasciarsi andare a facili entusiasmi. "Il centrosinistra deve capire - dice l'ex sindaco di Venezia - che vincere le amministrative non vuol dire avere già in tasca le politiche. E siccome è a quello che bisogna puntare, occorre definire bene qual è la linea, la proposta di governo. E allargare al centro."

Il caso Lazio
- Sul futuro del Pdl interviene anche Renata Polverini, a capo di un tentativo di fronda nel Lazio. "Il Pdl manca di una struttura organizzativa - spiega la sindacalista a Corriere della Sera, Repubblica, Messaggero e Tempo - è necessario creare una squadra di comando, interlocutori certi e autorevoli che sappiano essere punto di riferimento sul territorio. Sono queste amministrative a dimostrare che ci sono state delle lacune, soprattutto nella scelta dei candidati sindaci".
A Terracina e Sora (dove corrono i candidati della Lista Polverini), "qualunque sia l'esito dei ballottaggi io ho vinto, incasso comunque un  gran bel risultato", sottolinea la presidente della Regione Lazio. "Ho intercettato una massa di voti che era nel Pdl, ma che evidentemente il Pdl non era in grado di controllare". Su questo "Berlusconi deve riflettere. Deve chiedersi che partito è  diventato il Pdl. Un partito che ha sempre funzionato grazie a un certo effetto trascinamento: solo che oggi, purtroppo, l'effetto trascinamento si è esaurito". In caso di sconfitta, tuttavia, "non credo che il premier debba fare un passo indietro".

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