Elezioni, Berlusconi: candidati deboli. Ma è giallo

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Secondo indiscrezioni il premier, nella riunione dell’ufficio di presidenza del Pdl, avrebbe detto che il risultato del primo turno sarebbe colpa dei singoli aspiranti sindaco. Ma Bonaiuti smentisce

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Silvio Berlusconi riunisce l'ufficio di presidenza del Pdl. All'ordine del giorno i ballottaggi di domenica 29 maggio e lunedì 30 maggio e la questione del trasferimento al Nord di alcuni ministeri, o dipartimenti. Nasce il caso. Il presidente del Consiglio non parla direttamente, dalle ricostruzioni emergono alcuni punti, non tutti chiarissimi. Il premier, innanzitutto, userebbe termini consolatori sull'andamento del primo turno delle amministrative. Anzi, non sarebbe andata poi così male, a sentir quel che avrebbe detto ai suoi collaboratori. L'effetto sconfitta deriverebbe da nient'altro se non la solita stampa di sinistra, che avrebbe falsato i risultati, e dall'opposizione che canta vittoria anche quando non ne ha il diritto.

Poi aggiungerebbe (d'obbligo il condizionale, viste le precisazioni successive) che sia come sia il risultato, molto è dipeso dai singoli candidati a sindaco. Ma interviene subito il sottosegretario Paolo Bonaiuti, quando vede le notizie d'agenzia, e smentisce categoricamente: "La frase secondo cui parte dei risultati del primo turno delle amministrative sarebbe dipesa dalla scelta dei candidati, Berlusconi non l'ha mai pronunciata, è sbagliata".

Anche sui ministeri al Nord pare che Berlusconi abbia fatto niente di più di un accenno vago e generico, ipotizzando la possibilità di raggiungere l'obiettivo di una maggiore rappresentanza e valorizzazione del territorio attraverso il decentramento di uffici di rappresentanza. Insomma, ne' dipartimenti ne' ministeri. Quanto basta perché, uscendo da Palazzo Grazioli, il sindaco di Roma Gianni Alemanno dichiari chiusa la faccenda, e amen. Nelle sue parole: "Berlusconi ha ribadito che non è in vista nessun spostamento di ministeri al Nord: per me la questione adesso è chiusa così”. In ogni caso, resta in piedi la richiesta di far decidere al Parlamento.

Il comunicato finale diramato alla fine dell'incontro parla d'altro. "Ancora una volta martedì 24 maggio, la Camera ha confermato la fiducia al governo con la nuova maggioranza che si è realizzata dopo la diaspora del Fli dal Popolo della Libertà. La nuova maggioranza che si è costituita con il sostegno del gruppo parlamentare dei Responsabili è numericamente inferiore ma politicamente più coesa e determinata", spiega. Intanto Pier Luigi Bersani, da Trieste, avverte: "Dopo i ballottaggi se il governo non è in grado di operare, deve andare a casa".

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