Sondaggi & Co.: se la dura legge del voto non vale sul web

Il messaggio comparso sul profilo Facebook di Salvini con il presunto sondaggio sui ballottaggi a Milano
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L'ultimo caso riguarda il leghista Salvini che su Facebook ha pubblicato un presunto sondaggio sui ballottaggi di Milano. " È illegale" spiega a Sky.it il giurista Vigevani. Carlo Freccero: "L'Italia stenta ad adeguare le leggi all’evoluzione mediatica"

AMMINISTRATIVE 2011

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Matteo Salvini, consigliere neo-eletto della Lega e vicesindaco in pectore nel caso in cui Letizia Moratti dovesse essere riconfermata a Palazzo Marino, ha pubblicato nelle scorse ore sul suo profilo Facebook il risultato di quello che sostiene essere un sondaggio. E ha quindi invitato i militanti a votare.
Vera o presunta che sia, non è la prima rilevazione che viene pubblicata online. In rete infatti, nonostante la legge vieti espressamente di diffonderli, da tempo su siti e blog appaiono dati di presunti sondaggi, magari anche sotto forma cifrata, sull’esito dei ballottaggi alle amministrative.
La tendenza è diffusa ma, come spiega a Sky.it il docente di Diritto costituzionale Giulio Enea Vigevani è palesamente illegale: “L’art. 8 della legge n. 28/2000 (quella, per intenderci, sulla par condicio) è piuttosto categorico. Prescrive che ‘nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni è vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull'esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori'”. Si rischia una sanzione amministrativa. Sanzione che però a quanto pare non preoccupa più di tanto i diretti interessati.

E sempre sulla rete, durante i giorni in cui si è votato al primo turno, numerosi politici - complice l’attivismo virtuale per la caccia all’ultima preferenza - hanno invitato gli elettori a votare il proprio schieramento, postando sui socialnetwork persino i volantini elettorali. E' questo il  caso, tra l'altro, del governatore lombardo Formigoni, che ha pubblicato un video sul proprio canale Youtube nel giorno delle elezioni. “Entro le 14,30 di domani tutti bisogna fare il proprio dovere, sapete già cosa votare: il Popolo delle libertà è il partito migliore”, dice nel messaggio il governatore lombardo. Un filmato del genere non potrebbe certo essere trasmesso in tv, ma su un sito e sul socialnetwork sì. Secondo Vigevani, infatti, quel video sulla rete è decisamente lecito: “La normativa sul silenzio elettorale riguarda le tv (emittenti private incluse) ma lascia fuori internet, equiparando in qualche modo la rete alla carta stampata”. E infatti l'art. 9 della legge che disciplina la normativa prescrive che "nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall'ingresso delle sezioni elettorali". Nella legge, di internet e dei nuovi media, non c'è alcuna traccia.

Il cortocircuito è piuttosto singolare, ma per Carlo Freccero, tra i più noti e influenti esperti di comunicazione italiana, è comunque facilmente comprensibile: “In Italia – spiega il direttore di Rai4 - viviamo in un’anomalia, che non permette di adeguare le leggi all’evoluzione mediatica di oggi. Ed è anche per questo conflitto che l’informazione italiana tende ad accentuare una delle sue principali caratteristiche: l’ibridazione con la propaganda”. Per Freccero, “Internet resta comunque fuori anche perché – a differenza di altri contesti - coinvolge un pubblico avvertito, con una competenza mediatica e con maggiore consapevolezza della realtà rispetto alla platea televisiva". "Un utente che legge Salvini sulla rete - prosegue - nove volte su dieci si mette a ridere; in tv non è affatto detto che vada così”.

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